Certosa di Padula

Fondata nel 1306 da Tommaso Sanseverino conte di Marsico, la Certosa di San Lorenzo, chiamata così in onore del santo martirizzato sulla graticola ed essa stessa a forma di graticola, sorge in un’area a sud della provincia di Salerno, Padula, vicinissima alla Basilicata; tale posizione geografica era sufficientemente decentrata dai grandi poli del potere, ma nello stesso tempo costituiva la base perfetta per la creazione di un grande sito monastico. È frutto di continui rimaneggiamenti che ne hanno notevolmente ampliato la struttura originale, arricchendola e facendone una delle Certose più belle del sud Italia; il suo chiostro centrale, ad esempio, che copre un’estensione pari a otto campi di calcio, è il più grande d’Europa.

La facciata barocca, che delimita il confine fra casa bassa (accessibile ai laici) e casa alta (destinata ai soli monaci), immette in quello che si potrebbe chiamare l’ambiente di rappresentanza di tutto il complesso, ossia il Chiostro della Foresteria, sormontato da uno splendido loggiato affrescato a trompe l’oeil, in cui sono situati gli appartamenti riservati agli ospiti di prestigio della Certosa, numerosi ed importanti. Uno di questi è stato Carlo V, che di ritorno dalla battaglia di Tunisi scelse di fermarsi alla Certosa, venendo accolto non solo da tutta la nobiltà di Padula (Maria de Cardona, la nobildonna che all’epoca governava il feudo di Padula e che accolse Carlo V, fu la moglie di Francesco I d’Este, il figlio di Lucrezia Borgia) ma anche dal padre priore della Certosa.

“L’imperator sul cui regno non tramontava mail il sole” scelse non solo di fermarsi a Padula per qualche giorno con il suo esercito, ma volle anche condividere le abitudini dei monaci certosini, fatte di frugalità e regime alimentare privo di carne, rifiutando il sontuoso appartamento che gli era stato offerto e preferendo dormire in una piccola cella; la leggenda racconta che il cuoco della Certosa, in onore dell’illustre ospite, preparasse una frittata di mille uova, e che l’imperatore, ammirato dalla sua abilità, assistesse personalmente alla preparazione della pantagruelica frittata, cotta in una padella gigante fatta costruire per l’occasione.

Dal Chiostro della Foresteria si passa alla Chiesa del complesso, introdotta da uno splendido portone in cedro del Libano con formelle rappresentanti scene dell’Antico Testamento: è un’aula unica con volta a crociera, caratterizzata da un imponente corredo pittorico e divisa nella parte riservata ai conversi (affrescata con scene dell’Antico Testamento) e la parte riservata ai monaci (affrescata con scene provenienti dal Nuovo Testamento).

Lungo le pareti corrono imponenti stalli lignei intagliati e decorati a tarsie, mentre degno di noto è l’altare decorato a scagliola; nell’adiacente Sacrestia, un imponente ciborio in bronzo opera di Jacopo del Duca, allievo di Michelangelo.
Proseguendo nel percorso, dopo la Sala del Tesoro e la cappella dedicata a Santa Rosalia, costeggiando l’antico cimitero si entra nel Refettorio, dominato da un enorme affresco raffigurante le nozze di Canaan ed ulteriormente impreziosito da un pavimento maiolicato; in quest’ambiente si svolse anche una famosa scena del film “C’era una volta”, con Omar Sharif e Sofia Loren.

Dal Refettorio alle cucine, ambiente semplice caratterizzato dall’alternanza, sulle pareti, di piastrelle verdi e gialle, una combinazione di colori che secondo la tradizione serviva a tenere lontani gli insetti. Particolari sono i tavoli per sfilettare il pesce, in pietra e dotati di un piccolo canale, scavato nella pietra stessa, che raccoglieva e faceva confluire il sangue e le interiora in un piccolo pozzetto a terra.

Dopo questa lunga sequela di ambienti si esce nella maestosità del Chiostro Grande, preceduto dall’Appartamento del Priore, con giardino privato e loggia decorata a trompe l’oeil; il chiostro è sormontato da metope e triglifi, e lungo i quattro lati porticati si aprono le trentadue celle dei monaci, ognuna dotata di piccolo appezzamento di terreno ove i monaci si dedicavano all’erboristeria.

Percorrendo tutta la lunghezza del Chiostro, si arriva allo spettacolare scalone a doppia rampa elicoidale opera di Vanvitelli, che con grazia e leggerezza conduce al piano superiore della Certosa, sede, tra le altre cose, di un’interessante mostra sul campo di concentramento per i prigionieri cecoslovacchi che fu eretto in Certosa nella Prima Guerra Mondiale, quando i giardini del complesso monastico ospitarono le baracche in cui vennero rinchiusi oltre 13.000 soldati cechi e slovacchi che, poi, da internati divennero soldati della nascente Legione Cecoslovacca che intervenne a fianco dell’Italia nella Grande Guerra.

Ambienti chiusi al pubblico per ragioni conservative sono:

  • la Biblioteca, a cui si accede attraverso una scala a chiocciola autoportante;
  • le cantine, che ospitano un torchio gigantesco.

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