Eremo di S. Onofrio

L’eremo di Sant’Onofrio, che sorge sulle pendici del monte Morrone, nei pressi di Sulmona, ed è risalente al XIII secolo, custodisce la memoria di Pietro Angeleri (o Pietro da Morrone), il frate eremita che qui visse e che divenne Papa (e in seguito santo) nel 1294 con il nome di Celestino V.
Il complesso è raggiungibile attraverso uno scosceso sentiero fatto di scale scavate nella roccia.

Giunto in Abruzzo tra il 1239 ed il 1241, Pietro si stabilì sulle pendici del Monte Morrone, in una grotta. Successivamente fece edificare l’eremo: fu l’ultimo fatto costruire da fra’ Pietro dopo il 1290 ed egli vi si stabilì nel 1293, rimanendovi solo un anno, fino al giorno in cui venne eletto Pontefice.

Nel 1294, il re di Napoli Carlo II d’Angiò, subito dopo il conclave che sancì l’elezione di Pietro Angeleri a Papa, giunse all’eremo sul Morrone per annunziare l’elezione all’eremita e per condurlo a L’Aquila per la solenne incoronazione nella basilica di Santa Maria di Collemaggio. Celestino V tornò all’eremo morronese nel 1295, in fuga dopo aver rinunciato al papato.

L’eremo fu abbandonato nel 1807 in seguito alla soppressione di alcuni ordini religiosi ma fu poi nuovamente abitato da una serie di eremiti, laici e religiosi. Più volte rimaneggiato nel corso dei secoli e danneggiato dall’ultima guerra mondiale, conserva ancora l’aspetto severo e inaccessibile che aveva all’epoca del Santo.

Antistante alla chiesa (dimensioni 7,30 x 4,80 m) è un porticato che conduce al piccolo piazzale prospiciente al sagrato. All’interno della chiesa vi sono, sulla parete sinistra, alcuni resti di affreschi del XV secolo che raffigurano il Cristo Re e San Giovanni battista, e alcune pitture posteriori che rappresentano una Madonna con Bambino e Santa Lucia e santa Apollonia. Molto bello e di pregevole fattura quattrocentesca è il soffitto in legno.

La chiesetta è ricoperta da una volta a botte e presenta al suo interno due altari moderni con Sant’Onofrio e Sant’Antonio abate e sul fondo dell’ambiente si apre un arco che immette nella cappellina dell’oratorio.

L’oratorio è sicuramente la zona più interessante e suggestiva, insieme alle due cellette successive dove dimorarono San Pietro Celestino e il Beato Roberto da Salle. È coperto da affreschi eseguiti dal Maestro Gentile da Sulmona nel 1200. La parte di fondo rappresenta una crocifissione con Maria e San Giovanni ai piedi della Croce; sulla lunetta dell’ingresso sono raffigurati San Benedetto tra i Padri eremiti Mauro e Antonio.

Sulla parete di sinistra è visibile un ritratto di Celestino raffigurato con abito monastico e con mantello bianco: in testa ha il triregno (o tiara papale) intessuto di fili gialli e cinto da una sola corona a cinque punte trilobate. Lo sfondo è bianco, azzurro e grigio mentre il piano di terra rosso scuro. Il ritratto fu eseguito sicuramente dopo la morte del Santo. Al centro, un semplice e antico altare reca incastonato nel mezzo un crocifisso di pietra.

Più avanti le celle: fu tra queste mura che frà Pietro ricevette la notizia della sua elezione. La tradizione racconta che il Crocifisso dinnanzi al quale il Santo pregava accennò con il capo e solo allora Pietro accettò il pontificato.
Nella zona sottostante all’eremo si apre la grotta dove, secondo la tradizione, Pietro Celestino si ritirava in preghiera.
I fedeli usano strofinarsi contro la nuda roccia resa umida dall’acqua che vi sgorga (quella dove avrebbe dormito il santo e che ne conserverebbe l’impronta del corpo), attribuendole poteri taumaturgici.

Bibliografia e sitografia

  • Pietro Piccirilli, L’eremo di Pietro Celestino sul Monte Morrone, Lanciano, Rocco Carabba, 1901;
  • Edoardo Micati, Sant’Onofrio del Morrone, Sulmona (AQ), in Eremi d’Abruzzo, guida ai luoghi di culto rupestri, Pescara, Carsa Edizioni, 2000.

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