Castello angioino di civitacampomarano

La roccaforte di Civitacampomarano, in provincia di Campobasso, è situata nella parte centrale dell’abitato, su un masso di pietra arenaria a circa 520 metri di altitudine. Con la sua estensione, il castello è posto tra “Civita di sopra” e “Civita di sotto”, definendo, in tal modo, il tessuto urbano del paese; i due insediamenti erano divisi dalla mole della fortezza circondata per tre lati dal fossato e protetta, a sud, da un massiccio sperone in muratura, innestato alla parete di roccia arenaria.

Nonostante i continui ampliamenti e rifacimenti di epoca aragonese, il castello ha conservato l’impianto quadrilatero irregolare. Delle quattro torri circolari angolari sopravvivono le due collocate ad ovest, quella a sud – est, solo recentemente ricostruita. Purtroppo la quarta torre è andata completamente distrutta col terremoto del 1803 e di essa ne restano solo esigue tracce.

Il fronte occidentale presenta due imponenti torri angolari che si elevano su altrettanti imponenti torrioni, anch’essi di forma cilindrica e con base a scarpa, mentre una successione di archetti ciechi coronano il tutto. Tra le due torri, la cortina muraria è ornata da altrettanti archetti pendenti conformi a quelli dei torrioni, mentre sei arcate definiscono il loggiato cinquecentesco, nella parte superiore della cortina muraria.

Le modifiche più consistenti appartengono al XV secolo, in seguito all’ascesa di Alfonso d’Aragona al trono di Napoli. Si racconta infatti che, nel corso della battaglia decisiva tra l’esercito angioino, guidato da Antonio Cadorna e quello aragonese, per il controllo del Regno di Napoli, l’intervento del capitano di ventura, Paolo di Sangro, si rivelò fondamentale per la vittoria aragonese. Il capitano, assoldato dal Cadorna, passò dalla parte degli Aragonesi, abbandonando di fatto l’esercito angioino: come ricompensa ebbe in trono il feudo e il castello di Civitacampomarano.

A testimonianza del tradimento è lo stemma di famiglia posto sul portale d’ingresso, ad arco ribassato, in stile aragonese: uno sfondo a tre bande di azzurro in campo d’oro accoglie il grande ippogrifo che regge tra gli artigli due gigli francesi capovolti. Come scrive lo storico Masciotta, “quel gran sasso grossolanamente scolpito ricorda la venalità perfida delle armi di ventura”.

Le trasformazioni di questo periodo convertono il castello da fortezza difensiva a residenza fortificata: la costruzione del ponte levatoio nella parte orientale e oggi trasformato in grande ponte a scala e del ponte levatoio pedonale, oggi fisso, sul lato occidentale. Infine sono da ricordare le numerose archibugiere che si aprono sulle mura sovrapposte alla struttura più antica e sulle torri così trasformate in bastioni.

Alcuni storici riscontrano influenze dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini nelle tecniche militari applicate all’architettura, dalla copertura delle merlature delle torri alla cortina per creare un doppio ordine casamattato e all’apertura, nella cortina così modificata, di un piccolo portale di fronte al quale, all’interno del fossato, vengono innalzati due grossi pilastri di sostegno per un ponte volante.

Da ricordare infine è la fontana del cortile interno, una singolare composizione ispirate alle architetture di Pirro Ligorio, architetto napoletano che lavorò per papa Paolo IV, al secolo Giovanni Pietro Carafa, imparentato con i Carafa feudatari e vescovi molisani.
Nel corso degli anni Settanta, gli ultimi proprietari hanno venduto il Castello al Ministero dei Beni Culturali che, il 2 maggio 1979, lo ha dichiarato monumento nazionale.

Bibliografia

  • a cura di ALDO CARANO, I castelli: Monforte (Campobasso), Carafa (Ferrazzano) […] Capecelatro (Lucito), in Almanacco del Molise, n.1, anno 1969, dicembre;
  • ANTONIO DE MARINIS, Il culto della pietra a Civitacampomarano, Firenze, Il fiore, 1992
    GABRIELE PALMA, La Roccaforte di Civitacampomarano nel Molise e gli interventi di concezione martiniana, in Bollettino d’Arte, 2011, gennaio – marzo;
  • a cura di ONORINA PERRELLA CAVALIERE, Atlante castellano del Molise: castelli, torri, borghi fortificati e palazzi ducali, Palladino Editore, Campobasso, 2011, pp. 56-57.

Sitografia

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