La moltiplicazione dei pani e dei pesci di De Mura della cattedrale di Foggia

Nella Cattedrale di Foggia, in controfacciata, troviamo un dipinto che adorna la sovrapporta, “La Moltiplicazione dei pani” di Francesco de Mura, pittore della scuola napoletana che dipinge, nel 1771, una composizione vasta ed affollata, soprattutto nella parte centrale, dove si scorgono persone con ceste piene di pani, con colline ed alberi sullo sfondo molto scuri che creano contrasto con i gruppi di persone dai colori molto chiari.

E’ organizzata di modo che il dipinto si possa leggere dalla mano di Cristo fino ad arrivare alle zone di luce, identificate negli angeli che spuntano dal cielo e dai rossi, della donna con bambino in primo piano, del muscoloso uomo inginocchiato di spalle e dell’apostolo dietro Cristo.

I quattro evangelisti raccontano l’episodio: mentre Luca e Giovanni riportano un unico racconto (Lc 9, 10 – 17; Gv 6, 1 – 13), Marco e Matteo ne riportano due (Mc 6, 30 – 44; 8, 1 – 10; Mt 14, 13 – 21; 15, 32 – 39). Il dipinto è strettamente legato alla numerologia biblica; l’episodio viene riportato nei Vangeli per 6 volte che, nell’interpretazione cristiana, è simbolo dell’imperfezione e dell’incompiutezza e si trova accanto al 7, considerato il numero della perfezione, al quale sono legati il numero 1, simbolo dell’unità e della supremazia (7 – 1 = 6) ed il numero 3, simbolo della Santissima Trinità: non a caso, nel Vangelo di Marco, si dice che Gesù sfamò il popolo con cinque pani e due pesci, sette in totale; ritorna, dunque, la Perfezione che combatte l’Anticristo.

Il pane, elemento primordiale di nutrimento, prodotto con il grano, frutto della terra, l’acqua, simbolo di linfa vitale e le mani, simbolo della forza del lavoro dell’Uomo. Questo dipinto vuol trasmettere un chiaro messaggio di forza, di preghiera, perché solo con essa l’essere umano è in grado di accrescere la propria fede e non farsi tentare dal maligno che vuol distoglierlo dalla retta via.

Il pane, nel Vangelo, si moltiplica solo dopo che Cristo recita una preghiera di benedizione ed, una volta ottenutolo, i cristiani lo spezzano e lo dividono; emergono sentimenti quali lo spirito della fratellanza e della condivisione. La collocazione del dipinto sulla controfacciata è strategica: mentre il sacerdote consacra il pane ed il vino alzandoli verso il Cielo, si trova a tu per tu con questo dipinto e condivide il momento solenne con la comunità che ha bisogno di nutrimento, del corpo (attraverso il pane) e dello spirito (attraverso la parola di Dio).

Un altro esempio di rappresentazione, antecedente di quasi due secoli a quella di de Mura, è la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci del Tintoretto ed osserviamo come il secondo sia cromaticamente più cupo rispetto al primo, con la figura di Cristo sul punto più alto della montagna che quasi confonde la sua sagoma con lo sfondo, mentre è proteso verso un ragazzino che gli pone cinque pani di orzo e due pesci, il che ci rimanda alla versione del miracolo narrata da Giovanni; contemporaneamente la luce del primo mattino illumina la folla nella parte inferiore del dipinto in attesa del miracolo.

Questo è un esempio di dipinto che appartiene all’arte sacra ma non è collocato in una chiesa (infatti adorna una parete della casa della Congrega di San Rocco a Venezia).

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