Simone Martini a Siena: Guidoriccio da Fogliano, l’immagine del cavaliere medievale

Nella Sala del Mappamondo del palazzo pubblico di Siena, proprio in faccia alla Maestà dipinta nel 1315, Simone Martini dipinse, circa tre lustri dopo, un affresco dall’intonazione completamente diversa raffigurante un cavaliere solitario che attraversa una landa in sella al suo destriero; sullo sfondo un castello e un borgo cinto di mura a sinistra ed un accampamento militare sulla destra. Si tratta del celebre Guidoriccio da Fogliano, icona che per almeno un secolo ha rappresentato il simbolo di un Medioevo romantico, popolato da virtuosi cavalieri, merlati castelli ed imprese eroiche.

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Nel 1314 il comune di Siena stabilì di far rappresentare il Castello di Giuncarico, appena sottomesso, nella sala del Consiglio dove, si legge nella deliberazione, erano dipinti altri castelli. Dai documenti emerge che dopo Giuncarico furono commissionati altri quattro castelli tra il 1330 e il 1331, Montemassi, Sassoforte, Arcidosso e Castel del Piano e si conferì l’incarico per la loro esecuzione a Simone Martini. Inizialmente i complessi architettonici raffigurati erano stati identificati con i castelli di Montemassi e Sassoforte. Spetta ad Enzo Carli l’aver riconosciuto nella turrita struttura situata tra l’accampamento militare e il cavaliere il battifolle costruito dai senesi per l’assedio di Montemassi. Il battifolle era solo in minima parte realizzato in muratura e questa caratteristica è ben percepibile nell’affresco che sottolinea la natura provvisoria della fortificazione. In particolare lo si nota ponendo attenzione alle mensole di legno che sorreggono il coronamento delle torri e i merli, anch’essi lignei, sono fissati con evidenti inchiodature. Dal battifolle sporge una macchina da guerra detta “trabucco” che era impiegata per scagliare grosse pietre in direzione del castello attaccato. E’ da ritenersi perduto l’affresco con il castello di Sassoforte mentre il Guidoriccio rappresenta solo la conquista di Montemassi e su tale identificazione non paiono esservi dubbi. Le truppe senesi, guidate da Guidoriccio, cominciarono l’assedio ai primi del 1328 riuscendo a far capitolare Montemassi solo nell’agosto del medesimo anno. E’ pertanto alla data di conquista del castello, e non a quella d’esecuzione dell’affresco, che fa riferimento l’iscrizione “anno domini MCCCXXVIII” riportata in basso sulla cornice. La notevole durata dell’assedio è suggerita dall’accampamento militare dove tra le tende spiccano filari di vite piantate dai senesi da non intendere come mera osservazione di carattere naturalistico ma come memoria dei tempi lunghi che occorsero per aver ragione del forte castello.

La figura del cavaliere è stata lungamente oggetto di discussioni tuttavia è proprio questa che permette i raffronti più diretti e convincenti con altre opere di Simone Martini. Basterebbe accostare il profilo del condottiero con l’effigie di Gentile Partino dipinta in Assisi o il cavallo che fornisce un’indicazione preziosa se messo a paragone con quello cavalcato da San Martino nel ciclo assisiate. E a Simone rimandano alcune soluzioni tecniche: la presenza dei metalli e l’uso degli stampini con i quali sono stati ottenuti i decori della sopraveste di Guidoriccio e la gualdrappa del cavallo. Il costume guerresco di Guidoriccio appare fedelmente e minuziosamente riprodotto confermando l’inclinazione di Simone Martini per una veritiera resa delle cose sia nei loro aspetti tipologici sia nelle qualità materiali. Il capitano è pronto per combattere: la rigidità del busto, il gonfiore del petto e del ventre indicano che sotto la sopravveste indossa una corazza coriacea, il collo è completamente protetto da una gorgiera di maglia metallica e altrettanto riparata appare la gamba; la mano destra impugna il bastone di comando lasciando all’altra mano il compito di governare le redini. Al fianco è cinta una spada abbastanza corta.

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Una delle più consistenti perplessità formulate sull’affresco riguarda le motivazioni che avrebbero spinto il comune di Siena a celebrare così fortemente un generale forestiero immortalandolo nella sala del Consiglio quando egli era, per giunta, ancora in vita. Ciò parrebbe cozzare con gli indirizzi della politica senese del tempo volta a sottolineare gli aspetti collettivi del bene comune e poco incline a personalismi. Tuttavia il sottostante affresco della presa di Giuncarico ci mostra due personaggi a tutta figura da considerare al pari di Guidoriccio i protagonisti della vicenda illustrata. Appare rilevante che entrambi gli episodi superstiti della serie mostrino gli attori principali delle operazioni che avevano condotto alla presa del castello da parte dei senesi. E’ perciò ragionevole pensare che il vero soggetto di questa serie di affreschi non fosse tanto il castello conquistato quanto la conquista stessa. Il momento della resa del castello era ciò che si voleva tramandare e per questo era necessario rappresentarlo in maniera comprensibile. Ciò doveva manifestarsi non solo nella verosimiglianza della rocca acquisita e del territorio circostante ma anche con la presenza di chi aveva reso possibile tale impresa. Il ciclo progettato dai Nove rivestiva un carattere propagandistico teso ad affermare il diritto a governare le terre illustrate, diritto che era messa in pericolo ad ogni discesa imperiale in Italia. Inoltre le deliberazioni senesi relative alla serie di affreschi combaciano cronologicamente con due spedizioni imperiali. Se i castelli dipinti debbono considerarsi come precosissimi esempi di pittura di storia e di affermazione politica dobbiamo ritenere che anche in quelli scomparsi fossero raffigurati il Podestà, il Capitano del Popolo, il Capitano di guerra o altre autorità del comune senese. D’altra parte l’affresco di Guidoriccio occupa una superficie molto ampia ed è difficile pensare che ve ne fossero altri di tali dimensioni. Tuttavia ciò può essere facilmente giustificato con il pensare che l’assedio di Montemassi non fu poca cosa: l’assediò durò 7 mesi e fu costruito un battifolle imponente. E’ naturale credere che nell’imponente figura di Guidoriccio si volesse in realtà celebrare l’ufficio di Capitano di Guerra che aveva il compito di proteggere la città e i territori annessi piuttosto che l’individuo in se.

L’esigua somma pagata a Simone Martini per il Guidoriccio e per il perduto affresco di Sassoforte, sedici lire in tutto, dimostra che il lavoro venne condotto rapidamente ed in economia come emerge anche dagli esiti dei recenti restauri che hanno permesso di chiarire molti aspetti relativi ai tempi e alle modalità di esecuzione. Anche il Guidoriccio, come la Maestà, è stato dipinto a partire dall’angolo destro in alto e non dal lato opposto come si era soliti fare. Le giornate individuate sono pochissime, sette o otto al massimo, e la stesura è stata talmente rapida che l’intera figura del cavaliere, cavallo compreso, risulta eseguita in un’unica giornata. Ciò dimostra sia la fretta dell’esecuzione sia la sicurezza con la quale Simone Martini era in grado di affrontare la pittura murale. Tuttavia questo spiega anche la minor tenuta dell’affresco rispetto ai precedenti della Maestà e delle pitture di Assisi. I brani di qualità restano comunque altissimi e sono evidenti nella figura di Guidoriccio e nello steccato di recinzione che, con idea affatto nuova, digrada fino a scomparire sotto la cornice per poi riemergere nei pressi dell’accampamento. Un’intonazione più chiara permette agevolmente di distinguere un’ampia zona rifatta del dipinto comprendente quasi tutta l’altura di Montemassi con i suoi fabbricati. L’intera parete potrebbe essere stata danneggiata da forti infiltrazioni d’umidità dal momento che in corrispondenza si guastò anche l’affresco con gli Effetti del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti. Il Guidoriccio subì un primo intervento di restauro probabilmente ad opera di Taddeo di Bartolo, attivo in palazzo nel triennio 1406 – 1408 e nel 1414, che ricalcò fedelmente l’andamento della figurazione originale.

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