L’altare di Isenheim di Matthias Grunewald: un piccolo, grande scrigno

“Il posto sembrò essere sconquassato da un terremoto e i demoni, quasi abbattessero le quattro mura del ricovero, sembravano penetrare attraverso esse in forma di bestie e di cose striscianti” – Atanasio di Alessandria

Per la sua complessità pittorica Philippe Daverio ha definito l’altare di Iseneheim “la Cappella Sistina dell’Europa del Nord”. Ed effettivamente l’altare è un oggetto complesso e strutturato su più livelli proprio come uno scrigno che contiene gioielli in più cassetti. Del suo autore , Matthias Grunewald (1475 – 1528), si sa molto poco. Certo è che lavorò come architetto per il capitolo del Duomo di Mainz e per il castello di Aschaffenburg; divenne pittore di corte presso l’arcivescovo elettore di Mainz e nel periodo tra il 1512 – 1516 Guido Guersi, abate del monastero di Isenheim, gli commissionò l’esecuzione di una macchina d’altare costituita di alcune ante fisse ed altre rimovibili da poter utilizzare per diverse funzioni religiose offrendo così immagini diverse. Ci troviamo di fronte ad un’opera che si presta a diversi livelli di lettura proprio per far fronte alla diversità di usi cui era destinata.

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L’altare era destinato alla preghiera dei monaci antoniti e dei tanti malati portatori del “fuoco di Sant’Antonio” che venivano accolti nel monastero. Si compone di 11 pannelli, di cui quattro grandi ante dipinte sul recto e sul verso, due ante fisse e una predella composta da due riquadri mobili con un’unica raffigurazione che si estende dall’una all’altra. L’altare presenta tre facce: nella prima ad altare chiuso trova posto la raffigurazione della Crocefissione fiancheggiata sugli sportelli laterali fissi da San Sebastiano e da Sant’Antonio. Nella predella è raffigurato il Compianto sul Cristo morto. Nella seconda faccia (altare aperto con la prima anta) troviamo da sinistra verso destra l’Annunciazione, l’allegoria della Natività e la Resurrezione. Nella terza faccia (altare aperto con le seconde ante) troviamo ai due lati i santi eremiti Antonio e Paolo e le Tentazioni di Sant’Antonio. Al centro, ripartito in tre, le sculture in legno realizzate da Hagenauer.

Grunewald è un artista che si muove fuori da ogni schema previsto dalla sua epoca e fuori da ogni tipo di influsso. La sua è un’opera autonoma, elaborata in un linguaggio autonomo. Grünewald ha destrutturato le pose stereotipiche dell’arte religiosa del suo tempo e ha utilizzato un approccio straordinariamente moderno di posizionare i personaggi in un paesaggio. A differenza del lavoro dei suoi contemporanei in Italia, il paesaggio svolge una piccola parte nel grande dramma della “Crocifissione” che costituisce la scena più esterna. A questa ci introduce Giovanni Battista, nel quale alcuni hanno visto un autoritratto dello stesso Grunewald, il quale indirizza l’occhio dello spettatore verso il Cristo che pende, inequivocabilmente morto, dalla croce con le braccia allungate in proporzioni esagerate. La croce stessa nega tutte le croci preesistenti e trova riscontri analoghi solo in Antonello da Messina e in alcuni fiamminghi. Questa è piegata con un arco incurvato a lanciare la carne martoriata. La bocca è spalancata, la testa reclinata in uno spasmo senza fine; la corona di spine è pesante. Il corpo è tumefatto e lacerato in tutte le sue parti. Le mani, seppur straziate trattengono un gesto di benedizione. Il paesaggio che fa da sfondo alla scena è tetro; lo sfondo è buio e si individuano le acqua stagnanti di un fiume. Accanto a Gesù, come in ogni crocifissione che si rispetti, due figure: da un lato Giovanni, il discepolo amato, in abito rosso che sorregge la madre, pallida, sfinita, in atteggiamento di supplica e lamento; più in basso la Maddalena, nel cui vaso si intravede la data 1515. Dall’altro lato il già citato Giovanni Battista, sotto al quale figura un agnello, con una croce trattenuta tra le zampe, ferito e con una coppa a raccogliere il sangue che gli scorga dal petto.

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L’agnello è prefigurazione dell’Apocalisse e della Resurrezione raffigurata nell’altra serie di pannelli. Tale pannello può essere compreso alla luce di alcune concezioni teologiche del XX secolo. Vi appare la Teofania di Cristo: il suo corpo risorto è racchiuso nell’omega. Il bordo della sfera lascia vibrare la nuova dimensione mistica dove si incontrano le energie sommate della noosfera. Questa apoteosi finale del Gesù umano è accoppiata con un pannello raffigurante il suo inizio, con “L’Annunciazione” che mostra l’angelo Gabriele mentre appare a Maria annunciandole che è stata scelta come la madre di Dio. Nella rappresentazione della scena eseguita da Grünewald, Maria rivolge il viso altrove come per dire: “Non io”. Mentre la scena della Natività centrale rivela una Maria ormai sicura che culla il suo bambino mentre di fronte a lei gli angeli formano un’orchestra celeste.

A completare l’analisi bisogna prestare attenzione ai due pannelli raffiguranti i santi Antonio e Paolo e le tentazioni di Sant’Antonio. Entrambe le scene sono immerse in paesaggi impervi al quale fa da controparte, nella prima raffigurazione, la presenza di un cerbiatto, simbolo di atmosfera pacata. Nel pannello di destra la casa è diroccata dal terremoto e i diavoli ci ballano sopra. La stessa raffigurazione di diavoli compare nello sportello che affianca la crocefissione, quello con Sant’Antonio Abate, colto nell’atto di spaccare i vetrini della finestra per entrare. Tornando alle tentazioni, il santo viene trascinato dai demoni tra animali, uccellacci, strane chimere dai corpi misti, animali immaginari che si contrappongono allo strano nanerottolo coperto di pustole che compare in basso, essere invece quanto mai realistico e rappresentante di una società che vive tra guerre e pestilenze.

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L’opera completa è una dichiarazione di fede destinata all’istruzione del popolo che si trovava presso i monaci antoniani. Forse per questo motivo è così presente la figura del diavolo che viene cacciato solo dalla Resurrezione del Cristo, mentre nel Rinascimento italiano questi quasi scompaiono salvo sopravvivere nelle raffigurazioni di Giudizio finale. Non bisogna dimenticare che siamo intorno al 1515 e a breve Martin Lutero affiggerà le sue proposte sulla porta della chiesa di Wittenberg. L’Europa è però già stilisticamente divisa e Grunewald ne è stato un rappresentante per troppo tempo sottovalutato.

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