Basilica di San Pardo a Larino

Passeggiando lungo via Leone, ciò che a prima vista colpisce l’occhio del visitatore è la facciata pressoché quadrata, delimitata da un coronamento orizzontale. Pur nella sua peculiarità, non deve sorprendere se si pensa alla chiara ascendenza abruzzese della basilica.

La facciata è divisa in due distinti ordini architettonici da una cornice marcapiano: l’ordine inferiore è realizzato con un bugnato ordinato di pietre, da cui si allarga un amplissimo portale strombato con timpano; l’ordine superiore, dal bugnato più rustico, appare più leggero di quello inferiore e su esso si apre il rosone, con archivolto su colonnine pensili, fra due ariose bifore, anch’esse incorniciate su colonnine laterali.

L’architetto ha modulato la facciata come un diaframma permeabile alla luce, riuscendo così a legare la cattedrale con l’ariosa spazialità della piazza su cui affaccia. La chiesa, con la facciata “trasparente” e con il campanile attraversato dalla strada, diventa così una figura urbana, uno spazio urbano essa stessa: il suo organismo architettonico, pur imponendosi dimensionalmente, non rompe infatti la continuità dello spazio, ma al contrario lo filtra e lo qualifica.

Se da lontano la cattedrale domina il paesaggio urbano con l’emergenza dei volumi che la compongono, nella visione ravvicinata rivela la varietà della preziosa decorazione: nel livello inferiore al marcapiano, il grande portale d’ingresso è ogivale, con fasce di colonnette decorate da motivi a spirale, frecce e palme ed è inserito in un falso protiro; grazie al moltiplicarsi di stipiti e archivolti, il portale acquista un’espansione che investe con un’onda crescente, sopprimendo la statica bidimensionalità della facciata.

Le colonnine che delimitano il portale ai lati sono divise in tre tronconi sovrapposti decorati da motivi a rilievo, mentre leoni stilofori e grifoni sorreggono i diversi tronconi.

Nella lunetta del portale è rappresentata la Crocifissione, con il Cristo che pende dalla croce come una y, mentre l’angelo precipite dalla sommità, pone sul capo di Cristo una corona; ai lati le figure di Maria e Giovanni, i cui occhi spalancati mostrano lo stupore e la tragedia dell’evento.

Alla cuspide del falso protiro è inserito un Agnus Dei che probabilmente, come vuole la tradizione cristiana, si riferisce all’apocalisse di S. Giovanni Evangelista ed è l’emblema più noto di Cristo sacrificato, anche se, in generale, è l’espressione del sacrificio umano. Un secondo Agnello è collocato al di sopra del rosone traforato da archi trilobati su colonnine tortili ed è in posizione simmetrica rispetto ai quattro simboli tetramorfi degli evangelisti.

La cattedrale sembra adattarsi ad un tracciato urbano che imponeva l’allineamento del fronte della costruzione con altre strutture: di queste restano alcune tracce inglobate nell’adiacente palazzo vescovile. Queste strutture, assieme alla cattedrale, formavano un blocco dinanzi cui si apriva la piazza, con, sul lato opposto, sorgeva la chiesa francescana, annessa al convento. A destra della facciata, congiunto ad essa per un lato, si erge il campanile, con il robusto basamento aperto da un arco attraversato dalla strada che fiancheggia a nord la chiesa.

Il campanile sembra flettersi sul lato orientale rispetto l’andamento della chiesa adeguandosi al tracciato viario. Al livello inferiore le pareti si rivestono di mattoni disposti a spina di pesce, creando una vibrante cromia, accentuata da inserti di pietra. Al livello superiore è inserito l’orologio risalente al 1785, mentre al terzo livello si trova la cella delle campane, rifuse al termine dell’Ottocento. Il coronamento a cuspide è stato realizzato in seguito, con l’opera di ripetuti restauri di carattere statico.

La chiesa ha sviluppo longitudinale a tre navate, senza transetto. I sostegni sono costituiti da robusti pilastri che sorreggono cinque arcate longitudinali a sesto acuto sul lato settentrionale e quattro sul lato meridionale. La copertura della navata centrale è a capriate, mentre sulle navate laterali si susseguono volte a crociera costolonate. La facciata a coronamento orizzontale, si colloca obliquamente, con un forte scarto, rispetto all’asse della costruzione.

È infatti possibile cogliere il punto in cui il corpo longitudinale, pur lasciando inalterato il linguaggio architettonico e monumentale, subisce un mutamento: a partire dal presbiterio fino alla seconda coppia di pilastri, lo sviluppo della chiesa è ancora regolare; da qui, probabilmente per rispettare l’andamento obliquo della facciata, l’architetto ha deciso di scandire il lato meridionale con tre arcate e quello settentrionale con quattro. In corrispondenza di questo cambiamento strutturale, anche i pilastri mutano la propria sezione, assumendone una cruciforme.

Le pareti interne conservano ancora tracce di affreschi databili al XIV secolo: l’affresco più importante è costituito da S. Orsola e il Rapimento delle Vergini, mentre, ormai illeggibile, è quello dell’annunciazione del 1532. Si possono inoltre ammirare alcuni bassorilievi sia in pietra che in legno: in pietra si conservano un tabernacolo eucaristico e uno che rappresenta Cristo benedicente tra due angeli, mentre di quelli in legno la Raffigurazione dell’Ultima cena e la Traslazione del corpo di san Pardo, patrono della città, avvenuta il 26 maggio 842.

A conclusione della breve descrizione dell’opera, sarebbe da citare la cripta sotterranea, con tracce di affreschi, alcuni meglio conservati e disposti a guisa di fregio continuo, raffiguranti due putti alati alternati a vasi colmi di fiori e una frammentaria figura femminile. Recenti studi dell’ambiente suggeriscono che le pareti dovevano essere adornate simmetricamente di un fregio di ispirazione profana, probabilmente risalente al manierismo di primo Cinquecento.

 

BIBLIOGRAFIA

ARISTIDE VITIELLO, Larino. Città, la Diocesi, la Cattedrale, Larino, 1978

a cura di MARIA STELLA CALÒ MARIANI, Due Cattedrali del Molise, Termoli e Larino, Cassa di Risparmio Molisana, 1979

SITOGRAFIA

http://www.francovalente.it/index.php/?s=cattedrale+larino

http://www.culturalarino.it/info.asp?id=38

http://www.medioevo.org/artemedievale/Pages/Molise/Larino.html

https://www.flickr.com/search?text=larino&structured=yes

 

 

 

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