Pierre Bonnard: nudi e vasche da bagno

Dall’inizio del secondo decennio del Novecento una misteriosa idroterapia diviene soggetto di numerose opere di Pierre Bonnard (Fontenay-aux-Roses, 3 ottobre 1867 – Le Cannet, 23 gennaio 1947). Il tema trae origine dall’abitudine ossessiva di Marthe, la compagna di vita, di lavarsi continuamente. Da ragazza Marthe era stata probabilmente commessa, venditrice di fiori artificiali o modella e aveva cambiato il suo nome di Marie Boursin in quello di Marthe de Meligny nascondendo la cosa a tutti fino al giorno del matrimonio, 32 anni dopo l’incontro con Bonnard. E’ noto inoltre che fosse soggetta a comportamenti anomali affetta da manie di persecuzione ed agorafobia. 

Nel dialogo del suo corpo con l’acqua, colori morbidi creano un effetto di luce diffusa, che integra perfettamente la figura alla superficie del dipinto, visioni ravvicinate denotano un rigore che dissimula nella semplicità un complesso gioco di diagonali. Una tavolozza discreta è dominata dall’ocra del corpo a contrasto con le sfumature dell’acqua e della vasca. Nel “Grande nudo blu” (1924) un secondo personaggio si introduce nel quadro, una gamba piegata in primo piano forse appartenente allo stesso pittore. Il gioco degli arti disegna un parallelepipedo che crea una sorta di buco visivo, il lenzuolo da bagno, dalle pieghe volumetriche, sembra fluttuare sul pavimento. 

Grande nudo blu

Spesso il volto della modella è seminascosto, appena abbozzato, trionfa il corpo che occupa tutta la superficie e afferma una sua vistosa plasticità. Talora la figura è in piedi nella stanza da bagno, di fronte ad uno specchio che non la riflette, ma divide la tela in due parti uguali e rimanda a una parte del soggetto che altrimenti non potremmo vedere. La complessità dell’insieme favorisce il vagare dello sguardo all’interno di uno spazio serrato, circoscritto. Altri nudi rappresentano la donna mentre esce dall’acqua, con un movimento che sembra colto dal vivo mentre le gambe hanno un ruolo fondamentale nella geometria di audaci equilibri come in “Nudo rosa nella vasca” (1926 – 1930). Non è chiaro se si tratti di visione diretta o riflessa, un’armonia colorata trionfa su ambiguità spaziali e psicologiche. 

Nudo rosa nella vasca

Nell'”uscita dalla vasca” (1924) la dinamica del quadro si basa sulla diagonale del corpo e della linea di fuga della vasca che dividono la tela in due triangoli equilateri. Teso in un balzo quasi felino, dipinto in una tonalità uniforme il corpo dialoga con i rosa, i grigi, i verdi, i blu dell’ambiente mescolandoli al bianco. Il pittore gioca sul contrasto tra forme abbozzate e motivi definiti; la testa di Marthe, a piombo, coincide con il centro di gravità del dipinto. 

Verso la metà degli anni Venti diviene dominante la raffigurazione del nudo disteso nell’acqua investito di forte luminosità e di accesa intensità cromatica. Si apre un capitolo importante nella storia del rapporto tra Marthe e la vicenda artistica di Bonnard. La donna è modella esclusivista di rituali quotidiani, di strani ed originali dipinti intimisti che hanno sollecitato un grande interesse critico. La massa liquida nella quale è immerso il corpo riflette i toni dell’ambiente, la capacità della luce di impadronirsi di un interno si estende alla figura. Un fiorire di colori al limite della dissoluzione anima la ricchezza delle superfici riflettenti, un piccolo ambiente diventa un laboratorio dove indagare l’enigma della possibile visibilità del mondo. “La vasca” (1925) è un dipinto freddo che parla di realtà dissonanti, di sogni turbati dalla presenza di una moderna Ofelia rigida ed esangue. Il quadro riflette probabilmente lo stato d’animo dell’artista di fronte al suicidio di Renee de Monchaty, la sua amante. L’immagine è scura, cromaticamente contenuta, Marthe e l’acqua sono dipinte in una gamma di blu e di verdi e l’impressione è quella di un corpo passivo ed esanime. Indizio di una nevrosi, di un dominio femminile tirannico, il dipinto si contrappone a composizioni risolte invece in arazzi di luce. 

In “Nudo nella vasca” (1936 – 38) la prima fonte di luminosità , che viene dal corpo, invade i muri e zampilla sul pavimento a tessere blu solidificandosi in gocce d’oro. Il corpo di Marthe al centro della composizione ed immerso nell’acqua riflette i toni dell’ambiente ed è mirabilmente integrato ad esso. David Sylvester ha evocato la conca di Afrodite della Nascita di Venere del Botticelli ma la complessità pittorica ed espressiva della serie bonnardiana può indurre ad inquiete riflessioni e turbare per la trasformazione in oggetto di una modella di carne e di sangue. La vasca è un utero materno, involucro protettivo della vita ma potrebbe anche essere un sarcofago secondo la suggestiva interpretazione di Linda Nochlin la quale assimila il corpo immerso della donna alla decomposizione della carne. E’ il segno della morte e non il dinamismo che connota l’ultima grande serie dei nudi di Bonnard: in quei corpi distesi, visti dall’alto, dipinti in una gamma di blu e verdi la Nochlin ha individuato significati funerei. La vasca, costrittiva ed insieme protettiva, è una tomba/culla che suggerisce l’inizio e la fine della vita. La forza che anima le immagini non è il desiderio ma il suo fantasma che turba la superficie tranquilla dell’acqua. La figura è sommersa ed insieme dissolta nella ricchezza del pigmento cromatico. Le tele brillano di iridescenza, il colore gioca sul corpo in uno stordimento luminoso, la pelle bagnata, involucro riflettente, si dissolve fino a costituire una superficie dove la figura si perde. Si direbbe che il pittore voglia porre lo spettatore in imbarazzo ma è comunque il trionfo della pittura, di un gioco di superfici che rispondono le une alle altre. 

Ultimo dei nudi, completato dopo la morte di Marthe è “Nudo nel bagno con cagnolino” (1941 – 1946); l’impianto è allargato all’insieme, gli elementi riflettenti sono orchestrati magistralmente, dal mosaico del linoleum allo zoccolo di ceramica, alla vasca, al corpo. La macchia bianca del tappetino da bagno sulla quale è impressa l’immagine del cane è da interpretare come elemento aneddotico ma costituisce anche il punto di equilibrio di una composizione dal colore fiammante seppure pronto a dissolversi. In fondo Marthe è irriconoscibile: i suoi tratti non si individuano mai: è una presenza indispensabile, erotizzazione necessaria o semplicemente corpo-pretesto, superficie da fissare in una materia colorata. Forse non è mai stata veramente soggetto poichè a farla da padrona è la pittura come campo cromatico. Si potrebbe anche supporre un’inversione di ruoli: i nudi, figure di carne, sono trattati come fantasmi sbiaditi, stagliandosi come apparizioni in un universo composto da mosaici, metalli, vetri e legni. E tuttavia ne sono il soggetto principale. 

Nudo nel bagno con cagnolino

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