Filippo Brunelleschi: l’inventore della prospettiva

In una lettera del 1413 scritta dal poeta volgare Domenico da Prato, Filippo Brunelleschi viene chiamato “perspectivo”. Nel Medioevo tale materia era inerente la geometria ed era oggetto di studio per quanti frequentavano la scuola di abaco. Nata nell’antichità greca come scienza della visione, sviluppata poi dalla trattatistica araba e, nel XIII secolo da quella europea, la perspectiva, con il tempo, allargò il campo di indagine ai metodi di rilevamento delle grandezze e delle distanze inaccessibili attraverso la rappresentazione di oggetti apparenti. Grazie forse all’amicizia con il matematico Paolo dal Pozzo Toscanelli Brunelleschi dovette alimentare ed arricchire le esperienze giovanili nel campo dell’ottica risalenti all’epoca della sua formazione. L’artista infatti inventò la prospectiva come scienza della rappresentazione mettendo a punto un procedimento geometrico e dunque razionale che potesse far coincidere la realtà rappresentata con quella reale. 

Per pervenire ad un risultato così importante Brunelleschi dipinse due tavolette di legno ciascuna con una veduta urbana, l’una raffigurante il battistero con gli edifici circostanti visti dall’interno della porta centrale di Santa Maria del Fiore, l’altra Piazza della Signoria. Il dipinto con la veduta del battistero che aveva forma quadrata con il lato di circa 29 cm, presentava una composizione con la sinistra e la destra invertite come se l’immagine reale fosse riflessa allo specchio. Inoltre la superficie al di sopra degli edifici raffigurati era rivestita con carta argentata per potervi riflettere il cielo atmosferico reale durante l’esperimento. La tavoletta aveva un foro in corrispondenza del punto in cui l’asse centrale della piramide visiva cadeva perpendicolarmente sul quadro. Il foro era svasato, più largo dal lato della pittura, più piccolo sul retro. L’osservatore poggiava l’occhio a tergo per guardare l’immagine del dipinto riflessa su di uno specchio tenuto frontale e parallelo rispetto al piano di legno ad una distanza tale da contenere per intero la raffigurazione pittorica. Più piccolo era lo specchio più lontano doveva essere situato dalla tavoletta: tale esperimento consentiva di stabilire un punto di vista unico e fisso che escludeva le possibili angolazioni proprie di un’osservazione a tutto campo. Si stabiliva così un rapporto proporzionale costante tra l’immagine sulla tavoletta e quella riflessa nello specchio da cui l’artista poteva ricavare una sorta di intelaiatura prospettica. Inoltre la distanza fra lo specchio e il dipinto era proporzionale alla distanza tra il battistero ed il punto di osservazione. 

La seconda tavoletta rappresentava Piazza della Signoria vista dall’angolo dell’odierna via Calzaioli comprendendo oltre al palazzo omonimo anche il Palazzo della Mercanzia, la loggia dei Priori ed il tetto dei Pisani (non più esistente). A differenza di quella raffigurante il Battistero questa tavoletta era sagomata in alto in corrispondenza del perimetro superiore degli edifici in modo che questi potevano essere posti contro il cielo reale. Inoltre non aveva la parte destra e sinistra invertite e mancava il foro centrale. Si può supporre che l’uso fosse quello di sovrapporre l’immagine dipinta a quella reale di piazza della Signoria portandole a coincidere dopo aver trovato la distanza corretta del punto di vista. Da tale esperimento deriva la conclusione che per rappresentare il naturale è necessario fissare un punto di vista unico e conoscere la distanza tra esso ed il piano della rappresentazione. 

Con tali studi Brunelleschi elaborò la prospettiva lineare unificata quale metodo razionale da applicare alla raffigurazione figurata delle forme nello spazio per renderla illusionisticamente verosimile ed obiettiva. Nelle sue rappresentazioni prospettiche Brunelleschi dette particolare importanza alla rappresentazione del cielo atmosferico come facente parte di una rappresentazione del naturale. Si creava così una frattura con la rappresentazione medievale in cui il cielo era astratto e rappresentato perlopiù dal blu indistinto dei lapislazzuli per l’affresco e dall’oro per la pittura su tavola. 

Sulla scorta di un reciproco scambio di idee ed esperienze furono innanzitutto Donatello e Masaccio a trarre dalla lezione di Brunelleschi indicazioni fondamentali per organizzare le loro composizioni in insiemi unitari e coerenti. Per primo Donatello applicò la prospettiva geometrica nella predella in marmo raffigurante San Giorgio che libera la principessa dal drago per il tabernacolo dell’Arte dei Corazzai e Spadai in Orsanmichele (1416/1417). In questo rilievo la scena è impostata prospetticamente con il digradare dei piani verso il fondo: le forme risultano scorciate, le dimensioni proporzionate in relazione alle distanze e lo spessore del rilievo stiacciato ovvero assottigliato dal primo piano in fondo. 

Qualche anno dopo Masaccio realizzava l’affresco della Trinità in Santa Maria Novella ambientata in una struttura architettonica dipinta così perfettamente scorciata che “pare che sia bucato quel muro” (Vasari). L’opera può essere considerata una sorta di manifesto della cultura prospettica formulata a Firenze fra gli anni Venti e Trenta. L’artista ha inserito la presentazione del tema teologico all’interno di una nicchia architettonica che poggia su di un altare, anch’esso dipinto, sotto il quale si trova un sarcofago con i resti del defunto. Ai lati del gruppo Trinitario si trovano la Madonna e San Giovanni, mentre sul gradino inferiore assistono in adorazione i due committenti. I personaggi sono rappresentati con i medesimi rapporti proporzionali cui sottostà anche l’architettura. La costruzione prospettica è talmente rigorosa che la composizione può essere ricostruita in pianta. La critica ha attribuito a Brunelleschi l’esecuzione della struttura architettonica o quanto meno il suo disegno. Anche se risulta difficile definire i termini dell’apporto dell’architetto è innegabile la suggestione e la forza di presa della sua lezione su Masaccio il quale in pochissimi anni di attività e con un pugno di opere impone una svolta perentoria alla pittura fiorentina ancora ancorata ai decorativismi del gotico. 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

2 commenti

  1. Grazie per la spiegazione.
    Chiara ed efficace…
    Quando la curiosità cerca di spiegare la realtà, attraverso il metodo e l’esperienza. Grande Brunelleschi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.