Carlo Crivelli: l’immaginazione sublime di una linea duttile, ansiosa, spesso lacerante

Crivelli, figlio di Jacopo, nacque a Venezia tra il 1430 e il 1435. Non conosciamo con sicurezza la sua data di nascita che viene dedotta da una sentenza in cui il pittore viene condannato in data 7 marzo 1457 per aver rapito al moglie del marinaio Francesco Cortese ed averla tenuta nascosta per molti mesi. Si suppone che all’epoca l’artista dovesse avere circa venticinque anni. Il pittore frequentò la scuola dello Squarcione a Padova  ed è probabile che dopo la condanna si trasferì a Zara dove appare documentato nel 1465 come si rileva da un atto notarile in cui figura come testimone ad un matrimonio. Poco dopo l’artista si trasferì nelle Marche dove è documentato per il rimanente della vita a partire dal Polittico di Massa Fermana datato 1468. Può darsi che Crivelli, il quale si firmava “venetus” in molte opere, non volesse più fare ritorno a Venezia a seguito della condanna ricevuta ma può anche darsi che egli abbia trovato nelle Marche l’ambiente più congeniale alla sua pittura come risulta dalle numerose commissioni per varie chiese della regione.

La singolarità dell’opera di Carlo Crivelli si spiega nel particolare ambiente marchigiano dell’epoca che coltivava un’aristocrazia provinciale di raffinata eleganza tra il mondo gotico e quello rinascimentale. Una delle opere fondamentali della giovinezza è il Polittico di Ascoli Piceno firmato nel 1473. L’artista è spesso documentato in città dove nel 1478 acquista una casa e nel 1490 viene nominato “cavaliere” dal principe Ferdinando di Capua. In quest’epoca abbiamo numerose descrizioni delle sue opere fino al 1494. Probabilmente Crivelli morì negli ultimi anni del Quattrocento in quanto in un documento del 1500 risulta già morto e la moglie citata come vedova. 

Il periodo di composizione delle sue opere va dal 1460 al 1495, un periodo in cui l’arte gotica era già tramontata ed in Italia settentrionale si diffondevano gli ideali del Rinascimento. Crivelli ebbe l’avventura di vivere tra due epoche, di assimilare nell’essenza la tradizione medievale che stava per finire e di tradurre in parte quelle nuove idee che il pensiero umanistico andava diffondendo non solo nel costume e nella speculazione filosofica ma anche in pittura. Abbiamo accennato alla sua formazione presso la bottega dello Squarcione a Padova, formazione avvenuta intorno al 1450. La scuola è misteriosa per tanti aspetti a partire dalla complessità degli artisti che raccolse e soprattutto per la forza di propulsione delle idee che da essa presero vita. Dello stesso gruppo facevano parte Mantegna, Schiavone, Marco Zoppo, i fratelli Bellini, Bartolomeo Vivarini e Cosmè Tura. Le opere d’arte che fanno da perno a questo momento artistico sono l’altare maggiore di Donatello alla basilica del Santo e gli affreschi di Mantegna nella cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova. Crivelli è portato per vocazione naturale alle regole fisse, alle misurazioni ed alla raffinatezza propria del Gotico internazionale, quello di Pisanello, Gentile da Fabriano ed Antonio Vivarini, il tutto temperato sotto la forgia di Donatello di cui fa propria la tornitura a sbalzo e si appropria della luminosità fredda e cristallina del primo Mantegna. Benchè dopo la giovanezza Crivelli si indirizzi per altre strade, ci tiene sempre a ricordare le proprie origini, non soltanto nella firma che accompagna molte opere, ma anche in alcuni caratteri costanti della sua personalità. Nasce spontanea in lui una visione figurativa che si attua spesso nelle tavole a fondo oro di antica ascendenza medievale pur servendosi a modo suo del nuovo linguaggio rinascimentale: da un lato la classicità della forma ed i principi della prospettiva, dall’altro l’astrazione della linea, l’eleganza per l’eleganza e l’assolutezza senza tempo dei fondi oro. 

Il momento padovano è segnato in modo evidente dalla Madonna con Bambino, eseguita intorno al 1460,  del museo di Verona. Il Bambino vene presentato in piedi sopra una balaustra in primo piano secondo uno schema iconografico veneto comune a tutto il Quattrocento ma la materia pittorica si trasfigura ed ha uno sbalzo diverso con i mezzi allora inusitati del rilievo plastico e della prospettiva di scorcio. Crivelli cerca di rendere la superficie cromatica vitrea e smaltata dandole lo splendore della pietra preziosa: un carattere questo che si mantiene costante in tutta la sua produzione, proveniente forse da un antico sedimento bizantino che aveva nel sangue e che aveva contraddistinto buona parte delle opere veneziane. 

Il primo polittico marchigiano è del 1468: la Madonna con il Bambino al centro, una sequenza di santi particolarmente venerati nel luogo, ai lati, piccole scene della vita di Cristo nella predella ed un’Annunciazione e un Cristo passo nella cimasa. La cornice che incastona le varie tavole diviene il metro serrato delle singole figure e degli scomparti della predella, allineati gli uni accanto agli altri, ma ognuno chiuso nel proprio spazio. La cornice gotica che ricorda la preziosità dei reliquiari e degli ostensori è essa stessa opera d’arte artigianale di ricercata qualità. 

I temi più comuni a Carlo Crivelli e a Giovanni Bellini nel decennio in cui i due artisti mostrano le maggiori affinità, dal 1460 al 1470, sono la Madonna e il Compianto sul Cristo Morto: le Madonne di Crivelli hanno indubbi legami con quelle del Bellini ma mentre in quest’ultimo il tema della maternità è più vario, aperto agli spazi del paesaggio e  del cielo, soffuso di una tenerezza umana,  in Crivelli le creature sono invece sognanti e di immateriale eleganza, chiuse nei profili lineari nitidamente incisi. Quale modello su tutti basta la Madonna con Bambino conservata al Metropolitan di New York. 

La Madonna presenta il Bambino su di un cuscino in primo piano posto su di un davanzale in marmo. Le mani della Madonna, affusolate e sensibilissime, s’intrecciano con un gesto prezioso attorno al morbido modellato del putto, Alle spalle un damasco chiuse la prospettiva del paesaggio che si intravede ai lati, minuto e spaziato come nella pittura fiamminga. In alto fa mostra di se un festone di frutta, di derivazione mantegnesca, una regola già tramontata ma che in Crivelli diventa un compiacimento formalistico e di bravura fine a se stessa. Il volto d’avorio della Madonna non respira, si illumina di una luce astratta fuori dal tempo in un’eleganza da mosaico bizantino. Il modello dell’antica icona viene però levigato al massimo con una sapienza un tempo sconosciuta che diventa più sottile nella ricerca dei singoli effetti, tutti abilmente previsti e fusi insieme con mirabile unità. 

Una delle più famose deposizioni si trova nel Polittico di Ascoli Piceno datato e firmato 1473. La Madonna con il Bambino e i santi sono contemplati di tre quarti o di profilo e ritti e pensosi nelle pose statuarie si stagliano su fondi oro. Negli apostoli della predella dove le figure hanno piccole dimensioni lo sbalzo ha un rilievo mobile ed accentuato negli atteggiamenti più diversi: c’è persino un apostolo che volge la schiena e si lascia cogliere di profilo con un ardito scorcio dal basso verso l’alto. 

L’eleganza profana di qualche santo come San Giorgio o Sant’Orsola riporta ad un mondo cortese, particolarmente caro a Crivelli per cui i giovani santi, chiusi negli attillati corpetti che danno slancio al busto sembrano dame e cavalieri usciti da un racconto cortese. Significativo esempio è la Maria Maddalena di Amsterdam. Essa rimanda a quel modello di femminilità angelicata da dolce stil novo di provenienza toscana, che il Preraffaelismo inglese dell’Ottocento ha posto tra i propri ideali. La Maddalena si rende immateriale attraverso una grazia fisica che unisce l’antico incanto delle Madonne al languore profano e soave di una Beatrice  di una Laura. Si notino la profusione degli ori, delle perle che adornano i capelli, i gioielli appesi al collo e alle vesti, le decorazioni damascate a larghi racemi sulle maniche del giubbetto, i veli dorati sul petto: quasi che la natura fisica volesse sublimarsi, passare dal concreto all’astratto mediante una squisita stilizzazione. 

Crivelli fu scoperto nell’Ottocento dai mercanti d’arte del Nord ed incontrò soprattutto la predilezione inglese a carattere romantico per l’arte primitiva italiana: Crivelli passava come un angelo tra gli ideali e le stesse sofisticazioni di quel Romanticismo che da anglosassone ebbe poi diffusione in tutta Europa. Il gusto poi si orientò verso altri artisti e Crivelli venne riscoperto sotto un’altra luce, quella che considera l’artista nella vena più autentica della sua poesia e della sua singolare personalità. Quando Crivelli moriva alla fine del Quattrocento Michelangelo aveva venticinque anni, Raffaello era appena diciassettenne, Giorgione aveva da poco superato la ventina e Tiziano era adolescente: già s’affacciava con loro l’arte violenta e terrestre del Cinquecento. 

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