abbazia di Santo Spirito al Morrone

L’abbazia celestianiana di S. Spirito al Morrone si trova a solo cinque chilometri dal centro di Sulmona, in una località denominata Badia.
Le origini del complesso sono legate alla figura di Pietro Angeleri, eremita e fondatore dell’ordine dei Celestini, oltre che futuro pontefice con il nome di Celestino V. Giunto in questi luoghi negli anni trenta del XIII secolo, scelse il monte Morrone per l’ eremitaggio e le sue pendici per riunire il primo cenobio. Nel 1241 fece portare a termine l’ampliamento dell’originaria cappella intitolata a santa Maria del Morrone, promuovendo in seguito la costruzione di una chiesa dedicata allo Spirito Santo. La chiesa fu dotata di un convento dove nel 1293 si ebbe la proclamazione ufficiale dell’edificio come sede dell’abate supremo dell’Ordine dei celestini.
La chiesa originaria ed il primitivo convento celestiniano, con il crescere della comunità e con il passare del tempo, subirono molteplici modifiche, ampliamenti ed abbellimenti. 
A destra del coro dell’odierna chiesa si conserva ancora la famosa Cappella Caldora con i preziosi affreschi della prima metà del Quattrocento (databili tra il 1412 e il 1439). Il ciclo pittorico viene assegnato a un’interessante figura artistica, denominata da questa sua opera principale, “Maestro della Cappella Caldora”, a cui è attribuito anche la lunetta del portale principale della Cattedrale di S. Panfilo a Sulmona, con una Deposizione analoga per impianto a quella della Badia. Al Maestro Caldora va riferita una partecipazione significativa anche agli affreschi della chiesa di S.Silvestro all’Aquila e a quelli di S.Giovanni Evangelista a Celano, all’interno di quella cerchia di artisti (equipe di S. Silvestro) facente capo a Leonardo da Teramo, il cosiddetto Maestro del Trittico di Beffi. All’interno della cappella c’è il monumento funebre commissionato da Rita Cantelmo, vedova Caldora. e realizzato da Gualtiero d’ Alemagna nel 1412 come tomba-mausoleo di Restaino Caldora e di altri membri della famiglia Cantelmo-Caldora.
Del 1596 è invece il bel campanile in pietra eretto sul modello di quello realizzato qualche anno prima per la chiesa dell’Annunziata a Sulmona. 
La forma attuale dell’abbazia celestiniana è però la risultante dell’ultimo importante intervento realizzato a seguito del terremoto del 1706, che ne aveva compromesso gravemente le strutture.
Su base stilistica è possibile datare la bella facciata della chiesa alla prima metà del Settecento, trovando dei puntuali termini di confronto con le mode architettoniche che si andavano diffondendo in quel periodo a Roma. La facciata, che mostra in tutta evidenza i rimandi alla chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane del Borromini, è opera probabilmente di una maestranza locale, quale potrebbe essere Donato Rocco di Pescocostanzo cui viene generalmente ascritta la realizzazione.
All’interno l’originario schema longitudinale della chiesa è stato completamente trasformato e sostituito da una pianta a croce greca con coro allungato. Resta ignoto l’architetto.

Le decorazioni della chiesa comprendono stucchi, i marmi policromi degli altari, le preziose tele dipinte, un importante arredo in legno e un organo barocco. Delle pale d’altare è ancora possibile ammirare in situ la tela raffigurante la Discesa dello Spirito Santo, mentre presso il Museo Civico sono conservate le altre. 
Nel coro, chiuso dall’imponente altare in marmi policromi, due piccole aperture immettono l’una nella famosa cappella Caldora e l’altra, attraverso una stretta scalinata, nella piccola chiesa ipogea; quest’ultima è a pianta irregolare con colonne dai capitelli variopinti e colonnine ottagonali a ricaduta dei costoloni della volta. Lungo le mura perimetrali è ancora visibile l’affresco raffigurante un Santo con la palma del martirio che mostra un libro ai confratelli inginocchiati, con ogni probabilità è da identificare con Pietro Celestino che porge la regola. 
Il complesso architettonico di dimensioni notevoli (119 m x 140 m circa), è circondato da torri a base quadrata, e comprende oltre la chiesa anche un imponente monastero articolato intorno a tre cortili maggiori e due minori, racchiusi da una cinta muraria. Nel fronte vi è un solo ingresso di 3,30 m di larghezza, di architettura palladiana.
Con la soppressione degli ordini monastici del 1807 fu adibito a Collegio, poi a Ospizio, a Casa di mendicità ed infine, fino a qualche anno fa, a casa di reclusione.

Da pochi giorni si è concluso un importante intervento di restauro della chiesa.
 

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