Arquà e Francesco Petrarca

Arquà Petrarca è uno dei borghi più belli d’Italia che sorge ai piedi dei Colli Euganei.

Scavi ottocenteschi testimoniano l’origine antica del paese: furono infatti ritrovati reperti risalenti all’età del bronzo, nonché ritrovamenti di età romana. Durante il periodo medievale fu eretto il castello dove si sviluppò l’antico villaggio ancora oggi conosciuto con le denominazioni di “Borgo di Sopra e di Sotto”, ma con la guerra del 1322 tra Carraresi e Scaligeri, questo venne incendiato e abbattuto.

È proprio in questo periodo che compare la figura del noto letterato Francesco Petrarca; egli infatti si trovava, nel 1364, nella zona di Abano Terme (paese confinante ad Arquà) per sottoporsi a delle cure termali a causa della scabbia. L’anno successivo il poeta riuscì ad ottenere il titolo di canonico nella chiesa di Monselice e, nel 1369, gli vennero concesse alcune terre proprio nel borgo di Arquà.

Negli appezzamenti di terra a lui donati, iniziò una serie di ispezioni per la casa, umile ma dignitosa che sicuramente si distingueva dalle dimore contadine, dove nel marzo 1370 si trasferì definitivamente. È proprio qui che decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita, in un borgo che gli ricordava la campagna toscana, che gli dava pace e tranquillità e lo faceva sentire a casa, tanto che egli stesso scrisse: “Vasti boschi di castagni, noci, faggi, frassini, roveri coprivano i pendii di Arquà, ma erano soprattutto la vite, l’olivo e il mandorlo che contribuivano a creare il suggestivo e tipico paesaggio arquatense”.

In seguito alla morte del poeta, la casa passò per diversi proprietari e, intorno al 1500, Pietro Valdezocco decise di restaurarla, facendo affrescare le pareti con le storie tratte dai componimenti di Petrarca e fece edificare una loggetta esterna. La tomba, costruita sei anni dopo la morte, è un’arca in marmo rosso di Verona; ricorda, inoltre, gli antichi sarcofagi romani e si rifà alla tomba di Antenore che si trova nella medesima piazza nel centro storico di Padova.

È il tipico luogo dove abbandonarsi al silenzio e alla pace interiore, dove poter raggiungere il proprio “io” e concentrarsi su sé stessi, dove potersi lasciare avvolgere dalla natura che lo circonda, dove storia, panorami mozzafiato, letteratura e probabilmente un po’ di tristezza si mescolano e trasportano il visitatore nel Trecento. Proprio per tutta questa serie di motivazioni, Arquà Petrarca è definibile come una vera e propria macchina del tempo.

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