Battistero Paleocristiano di San Giovanni in fonte

L’unico al mondo ad essere ubicato su una sorgente, le cui acque erano utilizzate per il battesimo, il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte è un pregevole monumento situato sul confine tra Padula e Sala Consilina, due comuni del Vallo di Diano in provincia di Salerno.

Sorge nell’antico Marcellianum, ossia il latifondo agricolo della sovrastante città di Cosilinum, ora Padula, e prima che fosse adibito ad uso cristiano, esso era un tempio marino dedicato alla ninfa Leucothèa, notizia che ci viene riferita dallo storico Cassiodoro.
Successivamente venne trasformato in battistero cristiano, in quanto il primo Cristianesimo amava riutilizzare gli edifici preesistenti adeguandoli al suo culto.

La prima menzione dell’edificio, come “Commenda di S. Giovanni in Fonte”, comparve per la prima volta nel periodo normanno, quando fu concesso da Ruggero II ai Cavalieri Templari, protettori dei luoghi sacri della Terra Santa.Nuovamente da Cassiodoro ci viene riferito poi che, in occasione della fiera di San Cipriano, in quell’area avvenivano spesso dei furti, cosa giudicata non consona alla sacralità dei luoghi.

Qui si veniva convertiti alla religione cristiana mediante il rito orientale dell’immersione completa: la leggenda racconta che il candidato scendesse ritualmente sette scalini presenti nella vasca battesimale, simboleggianti i sette peccati capitali, e che l’acqua si gonfiasse raggiungendo il livello della gola; a quel puntosi veniva ritenuti purificati e pronti ad essere accettati come novelli cristiani, e l’acqua tornava al suo livello normale.

Il battistero fu annesso al demanio comunale per poi sparire, e successivamente ricomparire, soltanto alla fine dell’Ottocento; i restauri condotti dalla Soprintendenza tra il 1985 e il 1987 hanno evidenziato una composizione dell’edificio articolata intorno alla vasca centrale contornata da archi a tutto sesto, che probabilmente reggevano una cupola. Prospiciente alla vasca, un piccolo ambiente con un altare lapideo. Nei pennacchi delle volte vi sono dei frammenti di affreschi, di probabile matrice bizantina, raffiguranti una teoria di santi, mentre sono state ritrovate altre quattro teste, probabilmente raffiguranti i quattro Evangelisti.

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