Cappella degli Scrovegni

Gli affreschi della cappella degli Scrovegli, eseguiti in solo due anni, possono essere considerati come l’opera più importante e meglio conservati di Giotto, diminutivo di Ambrogio o Angiolo di Bondone. In questi affreschi egli raggiunse il pieno controllo dei mezzi espressivi; perseguì con grande perizia gli effetti di plasticismo e spazialità , caratterizzando fortemente i personaggi conferendogli grande umanità.

La cappella è a navata unica, coperta da volta a botte e con pareti lisce, senza nervature, perfette per la stesura di affreschi; Giotto li stese su tutta la superficie, organizzandoli in quattro fasce divise da cornici geometriche. Il ciclo pittorico, incentrato sul tema della salvezza, comprende più di quaranta scene ed è focalizzato sulle Storie di Cristo nel lato Sud e su quelle che lo precedettero (Storie di Maria nel lato Nord e Storie di Gioacchino ed Anna nella fascia superiore di entrambe le pareti). La narrazione si svolge secondo un programma decorativo rigoroso, organizzato su tre registri.

Sulla controfacciata si trova poi un grande Giudizio Universale. Nella lunetta sopra l’altare è raffigurata l’Annunciazione. Il registro inferiore è costituito da quattordici Allegorie a monocromo che simboleggiano i Vizi e le Virtù, dove meglio emerge il plasticismo giottesco nel chiaroscuro monocromo, alternate a specchiature in finto marmo.

Chiude il tutto la volta con stelle a otto punte su un cielo blu oltremare. Essa è attraversata da tre fasce trasversali che creano due grandi riquadri, al centro dei quali due tondi rappresentano la Madonna col Bambino e il Cristo benedicente; otto Profeti fanno loro corona, quattro per riquadro.

Il carattere di ex voto della cappella è chiarificato nel Giudizio universale, con la rappresentazione del committente che offre alla Madonna, affiancata da san Giovanni e da santa Caterina d’Alessandria, un modello preciso dell’edificio, come lasciapassare per il Regno dei Cieli.

Le figure hanno un volume ancora più reale che ad Assisi, avvolte da ampi mantelli attraverso cui si capisce la modellazione dei corpi sottostanti. I personaggi protagonisti sono sempre maestosi e importanti, in un inimitabile equilibrio tra la gravitas della statuaria classica e le eleganze della cultura gotica, con espressioni sempre concentrate e profonde.

Più libero è l’approccio alle figure di contorno, vivacissime nelle fisionomie, nei gesti e negli atteggiamenti. Anche le architetture di sfondo non presentano più incertezze e concessioni allo sfondo irreale. Sono chiare e reali, proporzionate con le figure che interagiscono con esse. Si può quindi dire che Giotto ha attuato una riscoperta del vero: il vero dei sentimenti, delle passioni, della fisionomia umana, della luce e dei colori, nella certezza di uno spazio misurabile, anticipando in qualche modo la prospettiva del Quattrocento.

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