Cappellone delle croci

Il complesso della Chiesa del Monte Calvario sotto il titolo della Santa Croce (detto anche il Cappellone delle Croci) sorgeva lungo un tratturo che veniva usato per la transumanza e che ha mantenuto il suo carattere originario ed elegante, misto ad una religiosità popolare che è rappresentata da questo monumento.

Appena fuori dalla Porta Arpana, oltre le mura cittadine, si estende il caratteristico Borgo Croci che prende il nome proprio dall’omonimo complesso monumentale e che, molti anni fa, era abitato dai cosiddetti “terrazzani”, piccoli contadini e cacciatori erranti che abitavano i vicoli e le stradine circostanti.

Ai turisti appare una costruzione enorme poiché non vi è null’altro intorno, con il suo stile barocco predominante ma molto semplice e senza guizzi. Le sette cappelle che precedono l’entrata della Chiesa vera e propria furono erette a partire dal 1693 da Padre Antonio da Olivadi, testimoniato dal fregio posteriore del portale di ingresso; in realtà il cappuccino piantò sette croci, che vennero in seguito sormontate da altrettante cappelle, delle quali però l’ultima non venne mai costruita ed oggi ne restano cinque oltre alla Chiesa di Monte Calvario, opera del maestro Leonardo Romito, terminata nella prima metà del Settecento.

Passeggiare attraverso le cappelle è come rivivere una processione di altri tempi: il portale principale è adornato da due angeli che sorreggono una croce di ferro, due pinnacoli e due statue; al di sotto, un riquadro vuoto, con un sole e una luna, due nicchie vuote forse contenenti statue o strumenti di flagello.

PRIMA CAPPELLA: passione e morte di Cristo per tutta una serie di simbologie figurative del Calvario, tunica, spugna d’aceto, la mano dello schiaffo, corona di spine, martello, tenaglia e chiodi, gallo sulla colonna, flagelli, scala e rilievi che stimolano l’occhio del visitatore alternando anche figure profane (teste di putti, stemmi gentilizi accartocciati.

SECONDA CAPPELLA: “pausa liturgica” con fogliame e rosette.

TERZA CAPPELLA: ingentilita da quattro coppie di lesene a colonna, è la più elegante di tutte.

QUARTA CAPPELLA: capitelli delle lesene decorati da rilievi zoomorfi, scimmie e volti diabolici che ricordano i simboli del male.

Appena si entra in Chiesa vi è una grande Croce con i simboli della passione, che sovrasta l’altare maggiore ed è una sorta di consolazione dopo i dolori della processione sotto le cappelle.

Nella Chiesa vi è un reliquiario che contiene una spina della Croce di Gesù ed un busto a sinistra dedicato a Padre Antonio da Olivadi; il soffitto dipinto raffigura Gesù che incontra la Madonna sulla salita del Calvario, attribuito al napoletano Francesco Solimena o al suo discepolo de Mura e altre tele come Santa Maria Maddalena, Santa Elena Imperatrice e una tavola in stile bizantino detta “Santa Maria in Silvis”.

Al centro del pavimento vi è una lastra sepolcrale con un teschio con corona ed ossa incrociate sopra la clessidra del tempo che scandisce la fragilità umana e la caducità del tempo, che introduceva alla cripta, la quale nel 1986 (grazie al Cenacolo Culturale “Contardo Ferrini”) è stata trasformata in Museo della Religiosità Popolare, con nicchie, vetrine e piedistalli dove si ammirano i 130 pezzi raccolti dal cenacolo, tra i quali campane di vetro, santi e madonne in cartapesta, reliquie di santi e sante con le loro certificazioni contenuti dentro gli ostensori.

Importante è l’antico abito dei confratelli del Monte Calvario, policromo ed un quadro con ricami fatti a mano in seta e oro che raffigura l’Icona Vetere.

GALLERIA FOTOGRAFICA

I commenti sono chiusi