duomo di cosenza

Le origini della Cattedrale sono incerte e, secondo la tradizione, una primitiva Cattedrale sarebbe andata distrutta durante le incursioni saracene del 975 e del 986, guidate dall’emiro Abul Al Casim che rase al suolo l’intera città, successivamente ricostruita e con essa riedificata ex novo anche la cattedrale sul colle Pancrazio. Nel 1568 fu disposto il restauro dell’edificio e dell’altare maggiore, senza annoverare le innumerevoli modifiche a carico degli arcivescovi che si avvicendavano alla guida della diocesi. Nel 1638 un violentissimo terremoto sconvolse Cosenza e la Cattedrale che fu nuovamente distrutta. I nuovi lavori effettuati dall’arcivescovo Capece Galeota nel 1748 portarono il Duomo ad un nuovo aspetto barocco che oltre a nascondere l’originaria morfologia, portarono alla scomparsa di numerose opere d’arte. In seguito anche l’arcivescovo Narni Mancinelli nel 1881 apportò ulteriori modifiche all’edificio. L’esterno dell’edificio presenta una facciata a capanna alla quale si accede da una breve scalinata incorniciata da ambo i lati da una lapidea balaustra (non più originale), la tripartizione interna è visibile già dall’esterno grazie alla presenza dell’imponente portale centrale e i due laterali tutti archiacuti composi da pilastrini e colonnine i cui capitelli sono decorati da foglie di acanto e quercia, la divisione è inoltre sottolineata da quattro imponenti pilastri quadrati sormontati da due piccoli rosoni presenti nel livello inferiore della facciata e un rosone centrale di dimensioni maggiori, ma meno decorato.  Nonostante le origini del monumento siano ignote è inevitabile osservare il chiaro influsso che la cultura bizantina ha avuto su di esso, soprattutto nello schema interno che segue quello basicale latino a tre navate e otto campate con copertura lignea.  Gli archi a tutto sesto collegano imponenti pilastri squadrati i cui capitelli sono ornati da frondose fasce di foglie. I pilastri che ornano la zona di sinistra, invece, presentano decorazioni tipicamente bizantine con una fascia anteriore composta da una serie di palme e una fascia superiore che riporta un motivo ad anello incrociati. Da quello che resta di un frammento marmoreo dell’originale pavimentazione in mosaico si può risalire alla scuola del maestro pugliese Nicolaus, in esso sono evidenti motivi geometrici e animali simbolici, chiaro riferimento alla altare maggiore della Cattedrale di Bari. La cappella dedicata alla venerazione di una icona intitolata alla Madonna del Pilerio, probabilmente in riferimento al culto spagnolo, è un’esplosione di barocco. Mentre per quanto riguarda il monumento funebre in onore della moglie del re di Francia, Filippo III, Isabella d’Aragona, è composta da un trittico che richiama le vetrate delle cattedrali francesi, in cui al centro è raffigurata una Madonna col bambino e ai lati il re di Francia e la regina con gli occhi chiusi, probabilmente perché eseguito attraverso un calco in cera sul viso dell’ormai defunta Isabella, il primo caso di copia del vero nell’arte sepolcrale del 200. Un’ulteriore curiosità relativa ai ritrovamenti che il Duomo ci ha regalato è stato il rinvenimento di un sarcofago di epoca sì romana, ma in cui fu sepolto il figlio di Federico II di Svevia e Costanza d’Aragona, Enrico VII detto lo sciancato, precedentemente recluso nel castello di Nicastro e morto, probabilmente suicida, durante un viaggio che avrebbe dovuto portarlo al cospetto del padre a seguito di una convocazione ufficiale.

Bibliografia e sitografia

L. Bilotto, Il Duomo di Cosenza, Ed. Effesette, 1989

G. Tuoto, La Cattedrale di Cosenza, Edizioni Delfino Lavoro, 2003

http://www.cattedraledicosenza.it/

www.cosenzapp.it ( foto facciata)

<h3><strong>GALLERIA FOTOGRAFICA</strong></h3>

 

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