Forno fusorio

Per cominciare questa mia esperienza vorrei iniziare da una sede museale a me molto cara, della mia zona di origine. Siamo in Valle Trompia, provincia di Brescia, precisamente nel comune di Tavernole sul Mella.
Qui si trova l’unico Forno Fusorio, reso un museo, ancora visitabile a livello nazionale.

Molto noto fra i signori del 1500, il forno era motivo di grande vanto per la Repubblica di Venezia, il cui dominio comprendeva anche la provincia di Brescia, in quanto il materiale che ne usciva era considerato il migliore a livello internazionale. Resistente e malleabile, permetteva di costruire armi invidiabili, molto robuste e tenaci.

La Valle Trompia è un territorio ricco di storia; località della periferia di Brescia, le montagne della zona triumplina offrono varie possibilità per il turismo e per la cultura. Poco conosciuta a livello nazionale, e poco valorizzata dalle istituzioni locali, ha molto da raccontare. Il territorio valtrumplino era un tempo (e tuttora) molto conosciuto e rinomato per la produzione di armi, anche di lusso. Per parlare nello specifico del Forno Fusorio di Tavernole s/M, è infatti prima necessario fare un discorso generale, seppur breve, del territorio.

A pochi chilometri dall’abitato di Tavernole, si trovano delle miniere, dismesse, una delle quali ancora visitabile, anch’essa trasformata in polo museale, dalle quali veniva estratta la siderite. Il minerale veniva poi fuso all’interno dei forni fusori, trasportato poi a soli 7 chilometri presso i magli dove veniva trasformato in oggetti utili per l’allevamento, l’agricoltura o armi di vario genere.

Nello specifico il forno fusorio di Tavernole nasce dalla volontà di una parte dei cittadini, che risiedevano nell’abitato e intorno al XV secolo decisero di sfruttare la forza del fiume che scorre al centro del paese.

Come il nome stesso suggerisce, il forno serviva a fondere il minerale con altri materiali e trasformarli in panetti di ghisa; essi venivano trasportati presso i magli e trasformati a seconda delle occorrenze.

La descrizione di un forno fusorio, senza la visita, presenta maggiori difficoltà rispetto alla descrizione di un’opera, per esempio un dipinto, in quanto struttura architettonica, nel nostro caso, risulta essere l’opera stessa. Per questo cercherò di effettuare una descrizione, a seconda della suddivisione attuata anche all’interno del polo museale.

L’ingresso si presenta molto invitante, in quanto la parte esterna offre un ampio cortile e una facciata maestosa, in pietra a vista.
Entrando si capisce immediatamente la maestosità dell’edificio: tutte le pareti sono in pietra a vista, completamente ristrutturato con i materiali originali; i soffitti risultano essere molto alti e il tutto è stato mantenuto come è stato lasciato dopo che il forno venne dismesso.
La visita inizia dalla prima sala in cui viene spiegato il territorio e la nascita della struttura.
Nella seconda sala, predomina la parte storica, necessaria a comprendere il percorso di visita che si sta iniziando.

Nella terza sala la spiegazione che viene fatta è quella della produzione, come avveniva e che cosa si produceva, quale era il compito di ognuno dei lavoranti e delle mogli stesse, che vivevano all’interno della struttura del forno, in una parte adibita ad appartamenti.
Il passaggio dalla terza sala, alle sale sottostanti è di grande effetto; aprendo una porta si accede ad un ballatoio dal quale si può ammirare la parte più antica, ma anche più suggestiva del forno: la torre del canecchio. Essa non è altro che la torre di fusione, utilizzata per l’appunto, per la fusione del materiale. Parte centrale e indispensabile per rendere il forno funzionante, essa contiene al suo interno ancora le pietre refrattarie originali.

Scendendo, si può ammirare in tutta la sua grandezza e se ne può apprendere il funzionamento. Per concludere la visita, si apprende come e quando è stato dismesso il forno e quando e come si è deciso di restaurarlo. Prima di andare, all’esterno, si possono ammirare i magazzini, in cui veniva depositato il materiale, la ghisa e soprattutto il carbone, senza il quale il forno non avrebbe mai potuto funzionare.
Ad oggi, dopo un’attenta ristrutturazione avvenuta negli ani 90, a seguito di un finanziamento privato, è possibile visitare la struttura ad un prezzo irrisorio e usufruire di una guida preparata.

All’interno di ogni stanza è stata organizzata un’esposizione che forma un percorso, al termine del quale si arriva a capire il funzionamento di un forno, ma anche dell’economia che tutt’oggi caratterizza la valle stessa. È importante infatti che non si consideri il forno come un polo museale a se stante, ma che esso venga inserito nel percorso chiamato “La Via del Ferro”, un itinerario che si estende oltre il territorio valtrumplino, percorrendo anche i territori limitrofi, attraverso il quale è possibile comprendere l’evoluzione delle attività estrattive e siderurgiche della valle.

Caratteristica di questo museo è sicuramente il processo della fusione (che qui non ho appositamente svelato) che permetteva di avere un materiale di alta qualità, che era tale per il particolare funzionamento del forno.
Quindi se vi capita, se andate a sciare intorno alle prealpi, se andate a vedere una bella mostra nel centro di Brescia, certamente non potete mancare la visita al Forno Fusorio di Tavernole s/M. Mi raccomando, non dimenticate!

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