galleria estense di Modena

Il caso della Galleria Estense: da collezione privata a Museo pubblico.
La storia delle collezioni di proprietà della famiglia d’Este è assai lunga ed articolata. Gli Este, originari dell’omonimo comune in provincia di Padova loro feudo dal 1056 al 1208, nel 1452 ricevono dall’imperatore il titolo di Duchi di Modena e Reggio; nel 1471 dal pontefice ricevono il titolo di Duca di Ferrara (città della quale erano signori già dal Duecento), proprio in quest’ultima città risiedettero fino al 1598.

Sin dai primi secoli di governo di distinsero per il gusto raffinato e per la vocazione ad esser mecenati, raccogliendo una grande collezione (prevalentemente pittori ferraresi, venenti ed emiliani). Nel 1598 il pontefice Clemente VIII non riconobbe Cesare d’Este legittimo erede, e la famiglia dovette lasciare Ferrara trasferendo la capitale del ducato a Modena.

A Ferrara, durante il passaggio di consegne dagli Este allo Stato della Chiesa, i funzionari pontefici, il Cardinale Aldobrandini prima e Borghese poi, attinsero e spolparono la collezione estense, a beneficio delle loro personali collezioni. Arrivata a Modena, la famiglia d’Este, non perse interesse per l’arte, anzi si impegnò ad arricchire le collezione; nel 1634 fece edificare un maestoso palazzo ducale su progetto dell’Avanzi (ora il Palazzo Ducale di Modena ospita la sede dell’Accademia Militare).

Sotto il governo di Francesco I d’Este, si toccò l’apice dell’espansione delle collezioni, il duca acquistò opere d’arte nelle più importanti “piazze d’Italia”, requisì pale d’altare dalle chiese del suo ducato e si fece ritrarre dagli artisti più celebri del momento, come Velázquez e Bernini. Francesco I rese la sua collezione una delle più pregiate e complete d’Italia. Nel 1669, sotto il regno di Alfonso IV, vi fu il primo inventario ed ordinamento della collezione, redatto da Don Giovanni Donzi “custode e cicerone della galleria”.

Nei primi anni del Settecento, Rinaldo I fece ordinare la quadreria in alcune stanze del Palazzo Ducale, fatte rinnovare con affreschi di Stringa e Franceschini. Con l’ascesa al trono di Francesco III nel 1737, venne incaricato il “pittore e soprintendente” Antonio Consetti di “adornare” le sei sale est del piano nobile del palazzo per sistemarvi la Galleria di quadri.

Siamo di fronte ad una dei più precoci esempi di “galleria” con chiari e definiti criteri di ordinamento ( i dipinti erano sistemati per dimensioni, il maggiore al centro della patere il più piccoli ai fianchi per enfatizzare la forza emotiva, sala dopo sala) ed allestimento ( le modanature delle porte erano tutte uguali, i quadri avevano tutti delle cornici d’orate e le sale erano ricoperte da tappezzerie omogenee).

Pietro Ercole Gherardi nel 1744, incaricato dal duca, scrisse “Descrizione delle pitture esistenti in Modena nell’estense Ducal Galleria”. Viaggiatori italiani ed Europei scrissero della quadreria, definendola “la meglio tenuta” con quadri “di prima scelta”, tutti ricordavano l’opera che tutte le altre superava per fama: La notte del Correggio. Proprio in questo periodo “felicissimo” per la Galleria il duca Francesco III, fece scelte politiche sbagliate che portarono alla rovina il suo ducato e lo costrinsero a lasciare Modena, non senza aver messo al sicuro le collezioni di famiglia.

Con le casse dello stato vuote il duca si vide costretto ad accettare l’offerta di Augusto III di Polonia ed Elettore di Sassonia: 100 mila zecchini d’oro per 100 dei migliori dipinti dell’estense. Così il 6 luglio 1746 partirono da Venezia, verso Dresda, opere di: Correggio, Reni, Guercino, Veronese, Tintoretto, Dosso Dossi, Tiziano, Annibale Carracci, Parmigianino, per citarne solo alcuni. Dopo questa vicenda la situazione per gli Este si appianò, tornarono Modena e sin da subito, prima Francesco III poi il figlio Ercole III, si preoccuparono di riallestire e riorganizzare la Galleria con le opere che erano rimaste; inoltre vennero fatti oculati acquisti e soprattutto venne praticata una seriale campagna di spoliazione nelle chiese del ducato.

Nel 1790 venne pubblicato il catalogo, redatto da Gian Filiberto Pagani, delle pitture presenti in Modena, comprese anche quelle presenti negli appartamenti ducali; nel testò è presente un bellissima introduzione di sapore illuminista. Nel 1796 venne firmata la pace di Cherasco tra Ercole e Napoleone, gli Este furono esiliati. La collezioni estensi vennero depredate, in favore del nascente Museo della Rivoluzione, poi MuséeNapoléon, l’odierno Louvre.

I funzionari prima della partenza dei dipinti fecero un inventario aggiornato e posero un sigillo in ceralacca sul retro dei quadri. Quest’accortezza fece si che nel momento della caduta di Napoleone 1815, i funzionari del ducato incaricati del recupero dei dipinti a Parigi poterono recuperare almeno 16 dipinti. Nel 1854 Francesco V aprì ufficialmente la galleria al pubblico; anche se è ben chiaro, da quanto detto prima, che sin dal secolo precedente la collezione estense era organizzata come una galleria ed era già fruibile ai viaggiatori.

Nel 1859 il Ducato viene annesso al neonato Regno d’Italia, e la galleria prese il nome di Regia Galleria Estense. Nel 1879 la Regia Galleria lasciò le storiche sale del Palazzo Ducale per essere spostata nel Palazzo dei Musei, il quale ospitava anche il Museo Civico e la Biblioteca Estense. Dal 1878 alla direzione della Galleria ci fu Adolfo Venturi (padre della storia dell’arte italiana, fu sua la prima cattedra di Storia dell’Arte Medievale e Moderna nel 1896 all’Università Sapienza di Roma) , sotto la cui direzione venne riorganizzata la Galleria (adottando un ordinamento filologico per epoche e scuole) e condotto lo studio sistematico della storia delle collezioni estensi e dei documenti d’archivio ad essi collegati.

Durante il corso del Novecento la Galleria non ha vissuto grandi mutamenti od eventi notabili. Il 29 maggio del 2012 la struttura del Palazzo dei Musei venne danneggiato dal terremoto, nessun manufatto subì danni. Ricoverato un nucleo di opere nel Palazzo Ducale di Sassuolo, la Galleria è rimasta chiusa per 3 anni per la messa in sicurezza della struttura ed i restauri. La Galleria è stata riaperta il 29 maggio 2015 (come promesso!).

Nonostante la “vendita di Dresdra” e le spoliazioni napoleoniche, la Gallerie Estense di Modena ancora oggi raccoglie alcuni dei massimi capolavori della pittura emiliana, e non solo; una visita è più che consigliata!

Bibliografia:

  • Pietro Ercole Gherardi, “Descrizione delle pitture esistenti in Modena nell’Estense ducal galleria” 1744, ristampa a cura di Panini 1986.
  • Gian Filiberto Pagani, “Le Pitture e Sculture di Modena”, 1770, Modena.
  • Adolfo Venturi, “La Regia Galleria Estense”, Modena, 1882, Paolo Toschi &c editori.
  • Emma Zocca, “La Regia Galleria Estense di Modena”, Roma, 1933, La Libreria dello Stato.
  • Augusta GhidigliaQuintavalle, “La galleria Estense di Modena”, Roma, 1967, Ist. Poligrafico dello Stato.
  • Jadranka Bentini, “Disegni della Galleria Estense di Modena”, Modena, 1989, Panini.
  • Giorgio Cusatelli, “Viaggi e Viaggiatori del Settecento in Emilia Romagna”, Bologna, 1986, 2 volumi, Il Mulino.
  • Jadranka Bentini, “Sovrane Passioni, raccolte d’arte della Ducal Galleria Estense”, Milano, 1998, Federico Motta editore.
  • Patrizia Curti, Giovanna Paolozzi Strozzi, “Estense ducal galleria” Modena, 1999, Sopr. Modena e Reggio.
  • Maria Grazia Bernardini, “La Galleria Estense di Modena”, Cinisello Balsamo, 2006, Silviana Editore.

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