I bronzi di Cartoceto

Quando nell’estate del 1946 i coloni Pietro e Aldo Peruzzini si accinsero a svolgere dei lavori nell’aia della loro casa colonica presso Cartoceto, non immaginavano lontanamente che avrebbero rinvenuto il più importante gruppo di epoca romana in bronzo dorato che ci sia giunto. Sebbene in condizioni estremamente frammentarie vennero estratte dal sottosuolo nove quintali di frammenti di bronzo ricoperti in foglia oro. Le statue furono infatti spaccate con mazza e piccone prima di essere interrati, quasi a voler cancellare la memoria degli effigiati. Sulla identità dei quattro personaggi non vi è una interpretazione univoca. La prima ipotesi identifica il cavaliere intero con Nerone Cesare e i resti parziali di un altro cavaliere si suppone appartenessero all’immagine di Druso III mentre nei due personaggi femminili si è identificata Livia, con la sua acconciatura ellenistica, e l’altra figura di cui resta la metà inferiore si pensa fosse Agrippina Minore. Altri ipotizzano invece una cronologia compresa tra il 50 e il 30 a. C. Gli ultimi studi infine propendono per la raffigurazione di una famiglia di alto rango legata al territorio marchigiano. Il gruppo familiare doveva trovarsi su un basamento. I cavalli sono bardati con finimenti decorati con cavalli marini e delfini. Il cavaliere, un uomo sui quarant’anni, tiene il braccio alzato in segno di pace. Lo spettacolare monumento bronzeo si trova nel Museo di Pergola.

BIBLIOGRAFIA: I BRONZI DI CARTOCETO, Gattai/Poma, 1987 Firenze.

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