Museo Bailo

Dopo quasi dodici anni di assenza dal panorama museografico veneto, due anni fa ha riaperto le sue sale al pubblico trevigiano e non solo, il Museo civico Luigi Bailo. Tale museo prende nome dal fondatore dei Musei Civici di Treviso, l’abate Luigi Bailo. L’ex convento dei Carmelitani Scalzi, di cui lo stesso Bailo era membro, fu, durante il Novecento uno dei due poli più attivi per quanto riguarda l’apporto artistico alla città di Treviso, assieme a Santa Caterina.L’obbiettivo del nuovo Bailo è quello di fungere da degno scrigno alle preziose e ricercate opere facenti parte della collezione Luigi Bailo, ivi esposta sin dagli albori del Novecento.
Alla riapertura del Museo Bailo pertanto non corrisponde un mero restauro degli ambienti, ma ci ritroviamo immersi in uno spazio nuovo, contemporaneo, estremamente curato internamente nella scelta di materiali austeri ma capaci di far rimbalzare le luci in modo tale da creare giochi luminosi che movimentano e scaldano l’ambiente.Le novità architettoniche ad ogni modo non sono sufficienti nel porre fine alla storia che ancora quelle sale trasudano. A tal proposito appunto rimangono ben visibili, a piacevole sorpresa del visitatore, alcuni raffinati dettagli architettonici preesistenti e sapientemente inseriti all’interno del nuovo contesto espositivo in modo tale da far risaltare il continum architettonico tra una struttura storica e la necessità contemporanea di spazi nuovi, neutri e ariosi.
La gloriosa galleria trevigiana è tornata in auge grazie alla nuova risistemazione ed è custode oggi di oltre trecento opere d’arte di indiscusso valore storico-artistico, patrimonio cospicuo per la città di Treviso.Il fil rouge che si dipana tra le sale del Bailo è frutto dello studio di Maria Gerhardinger, Emilio Lippi, Marta Mazza e Nico Stringa ed è rappresentato dalla collezione civica di Arturo Martini (1889-1947).
La disposizione delle opere segue un ordine cronologico il quale accompagna lo spettatore in un percorso temporale ma assolutamente non monotono, ma ricco di possibilità di confronto tra opere altrimenti mai paragonabili tra loro.
La prima sala, la sala dei Ritratti assembla in un unico spazio caratteristiche museografiche ripescate da massimi esempi di architettura museale dei secoli scorsi. La parete ad incrostazione sulla quale sono esposti numerosissimi ritratti è degna, per contenuto e modalità espositiva, di confronto con grandi musei settecenteschi quali il museo maffeiano di Verona, dove lapidi riportanti altisonanti nomi di un antico passato potrebbero fare a gara con i singoli volti incorniciati nella prima sala del nuovo Bailo. La feritoia che induce lo spettatore ad affacciarsi al corridoio d’ingresso, ammirandone gli scorci, è paragonabile a quelle che Carlo Scarpa ci ha lasciato nella vicina Gipsoteca canoviana di Possagno.Nelle sale successive possiamo ammirare la paesagistca di fine ottocento la quale ci introduce all’ambiente artistico strettamente trevigiano, dove troviamo importanti nomi come quelli di Luigi serena, G. Apollonio, V. Cargnel.
Si giunge poi all’exploit, al fulcro narrativo del percorso espositivo, alla figura di Martini, il quale domina indiscusso la collezione con ben 134 opere esposte.
Tra le molte indubbiamente degne di essere citate, annoveriamo: “Fanciulla piena d’amore”, “allegorie del mare e della Terra”, “La Pisana”, “la Venere dei Porti” e posti nell’ameno cortile, “Adamo ed Eva”.
Essenziale è poi nominare altri importanti artisti esponenti della collezione quali: Gino Rossi, Alberto Martini, Bepi Fabiano, Nino Springolo, Giovanni Barbisan e Carlo Conte.Grazie al nuovo Bailo la collezione ritrova una sua posizione di rilievo nel panorama artistico trevigiano e grazie all’intervento dello studio padovano, Studiomas con il suo team di architetti e museografi Marco Raposelli, Piero Puggina e Heinz Tesar, anche l’area circostante di Borgo Cavour ha potuto essere coinvolta in un processo di riqualificazione e rinnovamento estetico.La nuova facciata del Museo Bailo infatti spicca con il suo minimalismo bianco ottico tra le architetture che la circondano, ma se si osserva con cura possiamo notare come la sua contemporaneità tramite un’acuta e sensibile ispirazione cerca approvazione nella facciata della chiesa di Sant’Agnese dinanzi la quale si affaccia.Grazie alla riapertura delle sale del Bailo la città di Treviso si è auto attribuita una nota di merito per quanto riguarda la salvaguardia del patrimonio artistico veneto, nonché il privilegio di poter esporre, in uno scrigno degno, la più corposa collezione d’opere di uno dei più importanti scultori italiani del Novecento, Arturo Martini.

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