Oratorio di San Pellegrino e Santa Maria Assunta a Bominaco

Bominaco è l’unica frazione del comune di Caporciano, in provincia de L’Aquila, da cui dista una trentina di chilometri.

Comprende un piccolo borgo medievale di 85 abitanti, a circa 1000 metri di altezza, che è rimasto illeso nell’ultimo terremoto. La chiesa di Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Pellegrino facevano parte di un antico complesso monastico benedettino. La presenza di un cenobio benedettino in località Mamenacus (antico nome di Bominaco) è testimoniata già dagli inizi dell’XI secolo.

Il complesso monastico affonda le sue radici tra il III e il IV secolo, quando sul luogo venne sepolto il corpo di un missionario laico, San Pellegrino, che a Bominaco subì il martirio morendo trafitto dalle lance. Alcuni secoli dopo, intorno all’VIII, su quella tomba venne edificata, ad opera dei fedeli, una prima chiesa che venne trasformata in Oratorio per volontà di Carlo Magno, che si era trovato in Abruzzo in quegli anni ed era stato particolarmente colpito dal culto di quel martire.

Egli dotò la chiesa di una buona estensione di terreno e la donò all’abbazia benedettina di Farfa, dalla quale arrivarono i monaci per dar vita ad una nuova comunità monastica, che poi si rise indipendente da Farfa nel 1001. Dell’antico complesso restano oggi solo la chiesa di Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Pellegrino.

La chiesa risale al XII secolo ed è uno dei migliori edifici di tipo basilicale del romanico abruzzese. Fu costruita anche con i materiali di reimpiego della città romana di Peltuinum sita a poca distanza. La chiesa conserva ancora oggi la sua impronta originaria seppure all’interno ha subito una trasformazione in epoca barocca.

La struttura è a pianta basilicale a tre navate e tre absidi (quello centrale più grande) con pilastri al posto delle consuete colonne delle navate. La copertura dell’aula in origine era a tetto in legno a cui si sovrappose poi la decorazione a volte barocche. Il presbiterio si trova in posizione rialzata rispetto all’aula e presenta una copertura a tre volte a crociera con la campata centrale rinforzata da costoloni. La facciata è una semplice parete di pietre a cortina di conci su cui si aprono un portale e una monofora.

Le pareti laterali della chiesa non sono identiche: quella di sinistra, collegata anticamente con il monastero, risulta liscia e semplice, quella di destra si presenta lavorata e decorata. All’interno, oltre alle colonne monolitiche (tutte diseguali con basi attiche e capitelli d’ispirazione corinzia) spiccano l’ambone, il ciborio e il candelabro.

L’ambone, ad opera dell’abate Giovanni nel 1180, è formato da quattro colonnette, di cui tre cilindriche ed una scanalata a spirale, terminanti in capitelli corinzi a fogliame d’acanto. Particolarmente lavorato è il fregio dell’architrave che riproduce gli stessi motivi vegetali dei capitelli misti a figure animalesche, come l’agnello, il lupo o il leone e a scene di caccia e di vita quotidiana. Di qualche decennio successivo sono il ciborio e l’altare, datati al 1233.

Il ciborio è stato ricostruito in seguito ai lavori di restauro del 1939-40. In quell’occasione furono ritrovate due colonne, l’architrave di sinistra ed alcune colonnine dei piani superiori che hanno consentito la ricostruzione di un ciborio di grande interesse ed originalità. Accanto al ciborio si trova un cero pasquale tra i più belli ed originali dell’intera regione. Un leoncino stiloforo sorregge una colonna tortile che culmina in un capitello elegante su cui poggia una corona di gusto bizantineggiante destinata ad ospitare il cero.

Poco distante dalla chiesa sorge l’oratorio di San Pellegrino. Una data importante nella storia dell’oratorio è il 1263, anno in cui l’abate Teodino avviò e diresse i lavori di restauro e di decorazione. All’esterno la chiesa si presenta semplice ed essenziale, unici elementi degni di attenzione sono il pronao d’ingresso di origini seicentesche e il rosone sulla controfacciata. L’edificio si compone di un’unica aula rettangolare, lunga 18 metri e larga 5,60, coperta da una volta a botte sestiacuta divisa in quattro campate per mezzo di archi ogivali.

Le aperture sono costituite da sei feritoie distribuite sui due lati della navata, e da due piccoli rosoni posti sugli ingressi. Di grande rilievo artistico e storico sono i due plutei in pietra che dividevano lo spazio riservato ai fedeli da quello riservato ai catecumeni. Di fattura classica, essi rappresentano un drago, a sinistra, e un grifone, a destra. L’interno è completamente decorato su ogni centimetro di superficie “da uno dei più vasti e ricchi cicli pittorici dell’Italia centromeridionale”.

Sono raffigurate varie scene: la vita di Maria, l’infanzia di Cristo e la passione, patriarchi, re e profeti dell’antico testamento, un giudizio universale, storie dalla vita di San Pellegrino siriaco, e varie figure di santi. Che il santo fosse siriaco lo si deduce dall’iscrizione nella prima storia dipinta: <>.

Per quanto riguardo gli autori ne sono stati identificati tre differenti che hanno lavorato insieme agli affreschi: il Maestro dell Passione, il Maestro dell’Infanzia, e il Miniaturista. Questa terza figura è molto importante perché ha permesso a Bominaco la convivenza tra le novità artistiche del tempo (1263) e lo stile bizantineggiante della pittura benedettina.

Sitografia e bibliografia
Regione abruzzo/cultura
Artedossier n. 298 aprile 2013 (articolo di Leonardo Piccinini).

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