Palazzo assessorile di Cles

Tra i luoghi più frequentati della borgata di Cles, capoluogo della suggestiva valle di Non vi sono gli importanti edifici che si ergono su Piazza Municipio al centro della borgata. Tra questi emerge la dimora castellana di Palazzo Assessorile, oggi sede espositiva, centro di eventi e convegni, luogo per concerti, salotti artistici, laboratori teatrali e atelier creativi.

Il Palazzo venne costruito nel XIII secolo come casa-torre con recinto; nel primo documento datato 2 maggio 1356, il Palazzo viene descritto come una torre di tre piani con locali per conservare riserve alimentari e la funzione di dare ospitalità a soldati e viandanti.
Il Palazzo fu per qualche tempo in possesso dei signori di S. Ippolito che nel 1447 lo passarono alla famiglia Cles che vi fece ampliamenti e restauri. Nella seconda metà del Quattrocento il barone Giorgio de Cles, intraprese una ristrutturazione complessiva, realizzando un maestoso palazzo civico. Uno sguardo all’antico portale d’accesso al Palazzo e allo stemma dei Cles posto sotto il balcone con ai lati due bifore, si legge la data 1484, data del rifacimento ad opera del barone Giorgio de Cles.

Nel Cinquecento il Palazzo diventò nobile dimora, grazie all’opera di Aliprando Cles, cavaliere e nobile dell’Impero, capitano delle Valli di Non e di Sole. Egli era nipote di Bernardo Cles, cardinale e principe-vescovo di Trento dal 1514 al 1539. Aliprando decise di trasferire la sua dimora nel palazzo, dove abitò insieme alla moglie Anna Wolkenstein e dove fece decorare le sale dai maggiori artisti del periodo. Le pareti furono ornate con affreschi preziosi che esaltano l’unione matrimoniale, e documentano il prestigio e l’importanza delle due famiglie. La struttura fu trasformata in una elegante residenza rinascimentale.

Dal 1677, acquisito in proprietà dalla Magnifica Comunità di Cles, il palazzo divenne sede del rappresentante del Principe Vescovo di Trento, l’Assessore delle valli di Non e Sole, che vi amministrava la giustizia e da quel momento il palazzo fu chiamato “Assessorile”.
Nel 1814, in epoca napoleonica, il terzo piano di Palazzo Assessorile venne ufficialmente adibito a carcere, anche se in realtà era utilizzato in tal modo già da decenni, e tale rimase fino al 1975. All’interno delle stanze signorili del terzo piano furono erette delle divisorie e le preziose pareti furono rivestite con un doppio tavolato in legno di larice per rendere meno malsana la detenzione. Grazie a questo intervento i pregiati affreschi si sono conservati fino al restauro del palazzo, concluso nel 2009.

Con l’avvento del Regno d’Italia l’edificio passò ad uso della Giudicatura di Pace che vi stabilì i magazzini del Sale e dei Tabacchi. Nel 1962 i piani del Palazzo vennero adibiti a uffici comunali, archivi, azienda elettrica, carceri e alloggio per il custode.

La struttura esterna di palazzo Assessorile appare oggi molto austera e tipicamente medievale, ma l’interno rivela un eccezionale gusto rinascimentale grazie agli affreschi del maestro Marcello Fogolino, autore degli affreschi di Castel Cles e del Magno Palazzo di Trento. Il recente restauro ha riportato alla luce gli affreschi del Palazzo Cles, dopo essere stati oscurati dalle modifiche che lo avevano visto diventare carcere dal 1814 al 1975.

La sala della Colonna, situata a pianoterra, è caratterizzata da quattro volte a crociera che si appoggiano su un pilastro centrale a conci di pietra a vista. In epoca medievale il Palazzo era una casa-torre, una struttura di dimensioni ridotte rispetto all’edificio odierno e il cui perimetro corrispondeva alle mura di questa sala. La struttura medievale del Palazzo rimase fino agli interventi voluti da Giorgio de Cles intorno al 1484, quando la casa-torre fu attaccata e gravemente danneggiata in seguito alle rivolte contadine del 1407 e del 1477.

Il primo piano del Palazzo è oggi adibito a spazio espositivo. A nord-ovest si ripropone la struttura della casa-torre con una nuova Sala della Colonna, posta in corrispondenza di quella al piano terra. A sud si aprono tre stanze, costruite con l’ampliamento di fine Quattrocento, recanti resti di una decorazione a tappezzeria bianca e rossa, colori del casato Cles, e labili tracce di affreschi risalenti al Medioevo. In epoca medievale questo piano era la sede della cucina e delle stanze delle donne di servizio.

Salendo la scala verso il secondo piano entriamo in una serie di sale riccamente decorate ad affresco grazie alla committenza di Aliprando de Cles e la moglie Anna Wolkenstein. Nel Cinquecento Aliprando de Cles, nipote del famoso Cardinale Bernardo Cles, decise di utilizzare il palazzo come residenza per sé e la moglie Anna Wolkenstein. All’epoca, i nobili risiedevano fuori dall’abitato per paura delle rivolte popolari, ma il Capitano delle Valli e la Contessa venuta dal Nord, con un atto di coraggio e di fiducia decisero di stabilirsi proprio in questo palazzo, al centro di Cles.

L’austero palazzo medievale divenne così una maestosa residenza rinascimentale con stanze ornate di originali tappezzerie e decorate da preziosi affreschi. Le immagini, i colori, le simbologie, raccontano la meravigliosa storia d’amore di Aliprando e Anna e tutte le sale del palazzo sono magnificamente affrescate con tappezzerie bianche e rosse e grottesche con scene mitologiche.

Una stanza incantevole soprattutto per i significati cui allude è la Sala Baronale o del Giudizio, dove qui spicca la personificazione dell’Amicizia, rappresentata come una figura femminile vestita di rosso, simbolo della concordia coniugale, della carità e dell’amore verso il prossimo. Al centro della cornice il cartiglio con la scritta “Quam fauste nil fictum in aurum semper idem”, che significa: “Quanto faustamente niente di finto si amalgama all’oro rimane sempre uguale”. La frase non sembra ricondursi ad una precisa fonte letteraria, ma è chiaro l’augurio alla coppia di Aliprando e Anna.

Luogo nevralgico di tutto il palazzo, sempre al secondo piano è il Salotto col balcone, vero gioiello dell’arte cinquecentesca trentina. Completamente dedicato alla grandezza del barone Aliprando, del cui nome campeggia perfino il crittogramma, è dominato da leoni bianchi e rossi tratti dallo stemma di famiglia.

Preziosa è anche l’esecuzione delle Quattro Stagioni nelle voltine dell’erker che sporge nella stanza occidentale del secondo piano. La lunetta a Nord rappresenta l’inverno, personificato da un vecchio con la barba lunga. Nella lunetta a Sud compare la primavera vestita di verde e giallo-oro accanto a due amorini: un Cupido bendato con arco e frecce e uno che regge la fiaccola. Le vele sopra a queste due immagini riportano un cartiglio con la scritta: “Da queste luci il splendore nostro rinasce”.

A sinistra, l’estate è Cerere che regge una cornucopia da cui traboccano fasci di spighe e frutta. A destra, l’autunno è Bacco circondato da putti che gli porgono grappoli d’uva e servono vino. Il cartiglio si srotola attorno alla raffigurazione della luna in posizione opposta al sole che è circondato dalla scritta: “Cossi risplende dun cortese il nome”.

L’ambiente dell’erker è oggi scelto come luogo di celebrazione dei matrimoni civili. Ambiente reso intimo dalla volta a crociera, dai magnifici decori e dalle romantiche frasi che suonano come un vero e proprio augurio per le coppie che si accingono a cominciare una vita insieme.

Già dalla fine del Cinquecento, dopo che gli sposi lasciarono gli appartamenti, il terzo e ultimo piano piano tornò alla sua funzione carceraria e i detenuti vennero reclusi nelle stanze affrescate sulle cui pareti incisero firme, pensieri, date, disegni e drammatiche testimonianze. Con i lavori di restauro conclusi nel 2009, il terzo piano ha completamente cambiato la propria fisionomia carceraria e gli antichi affreschi sono tornati alla luce. Il terzo piano ospitava le stanze più riservate, la Stanza degli Dei, la Stanza di Apollo e altri locali che sono stati affrescati in modo sublime recuperando motivi mitologici e rappresentazioni bibliche in un magnifico allestimento scenografico.

A dominare l’ultimo piano è la Stanza di Anna, adorna di affreschi che inneggiano al nome e alla figura della baronessa rappresentata insieme alla sua corte in una magnifica “Caccia col falcone”. Vi è inoltre un interessante inno figurativo all’emancipazione della donna che in quel periodo stava divenendo un tema molto sentito. Dall’iconografia e dal gusto espresso si deduce che Anna doveva essere una donna di grande spessore culturale e politico e non certo la semplice consorte di Aliprando.

Un palazzo questo dalle mille sfaccettature storiche e artistiche, oggi cuore nevralgico delle attività culturali della valle di Non e in passato del casato Cles, una delle famiglie più importanti del Principato Trentino. Punto di riferimento per la comunità in quanto qui si amministrava il territorio, si intrecciavano relazioni fra popoli e culture dell’intera Europa, e oggi cuore nevralgico delle attività culturali della Valle di Non.

Bibiliografia di riferimento:

  • RASMO Nicolò, Affreschi e sculture. Beni Culturali del Trentino. Interventi dal 1979 al 1983, PAT, 1983, p. 54
  • PRIMERANO Domenica, Bernardo Clesio Signore del Rinascimento, Trento, 1984, pp. 89-96
  • LONGO Lucia, Grottesche e motivi dell’antico nei fregi di alcune dimore gentilizie, in “Civis”, Supplemento 15/1999
  • SIRACUSANO L., Il Palazzo Assessorile di Cles e le grottesche fogoliniane, in Val di Non storia, arte e paesaggio, a cura di E. Callovi, L. Siracusano, Trento, 2005, pp. 101-103
  • LUCHINI Roberto, Palazzo Assessorile a Cles, in Val di Non Antica Anaunia, Le Tre Venezie, 2014, pp. 94-101
  • NEBI M., Palazzo Assessorile si presenta, Comune di Cles, 2015

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