Reggia di Carditello

Più che per le sue reali valenze artistiche, che pure sono notevoli, la Reggia di Carditello rappresenta un simbolo sia dello stato dell’arte in Italia, ove solo il volontariato e la passione individuale sembrano realmente contribuire a salvare i beni dall’incuria, e sia di ciò che può fare lo Stato se solo vuole.

La real casa di Carditello, residenza di caccia dei Borbone, sorge a San Tammaro, vicino Capua, ed è opera di un allievo del Vanvitelli, Francesco Collecini, già impegnato nella costruzione del belvedere di San Leucio, che ne realizzò la costruzione dal 1787 al 1804.

Si compone di un corpo di fabbrica centrale, a due piani, e di due ali laterali, separate dalla palazzina centrale da un androne. Al piano terra ci sono le cucine, l’armeria e le sale per il personale, e attraverso due scale simmetriche si accede al piano superiore, dovevi erano gli ambienti destinati ad accogliere la famiglia reale e il salone per i ricevimenti organizzati al rientro dalla caccia. Tutti questi ambienti erano riccamente affrescati con opere di Fedele Fischetti, Giuseppe Cammarano e Philip Hackert.

Antistante il complesso si trova una pista di terra battuta, simile ad un antico circo romano, destinata alle corse dei cavalli, di forma semi-circolare, che circonda un prato centrale, al cui centro vi è un tempietto da cui il sovrano assisteva alle corse ippiche; ai due lati vi sono delle fontane ornamentali.

Prese a suo tempo anche il nome di “Reale Delizia”: il soggiorno presso Carditello era particolarmente piacevole per la Corte di Ferdinando IV, che volle trasformare la reggia da semplice residenza di caccia (come nelle intenzioni di Carlo di Borbone) a vera e propria “fattoria”, ove impiantare coltivazioni di grano ed allevamenti di bovini e cavalli.

Il nome Carditello deriva da cardo, pianta che cresceva numerosa nei pressi della reggia. Di particolare interesse è una piccola chiesa, tipicamente settecentesca, il cui interno è riccamente decorato, ed anche se oggi ne sono rimaste poche testimonianze, si intravedono ancora lacerti di affreschi, opera di Hackert.

La reggia attraversò un prolungato periodo di abbandono e vandalismo: dopo i Borbone, nel 1943 divenne una base per le truppe tedesche, e nel 2011 fu messa all’asta, senza che però nessuno la acquistasse; dal 2011 al 2013 fu sorvegliata da Tommaso Cestrone, volontario del luogo soprannominato “l’angelo di Carditello”, che se ne prese cura fino alla sua morte, avvenuta per infarto la vigilia di Natale del 2013. Si deve a lui e all’interessamento di Massimo Bray, all’epoca Ministro dei beni Culturali, se non si è persa del tutto la memoria di questo stupendo complesso, e se l’intero complesso è stato acquistato dal Ministero.

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