Tempio Malatestiano

Il Tempio Malatestiano di Rimini è uno dei più begli esempi del primo rinascimento in Italia.

Testimonia il passaggio dei più importanti artisti e intellettuali dell’epoca nella città adriatica, fungendo da vero e proprio monumento alla Rimini costruita e immaginata da Sigismondo Pandolfo Malatesta. Un signore che era famoso in tutt’Italia per le sue capacità militari, celeberrimo il continuo scontro con Federico II da Montefeltro, un’opposizione che andò ben oltre le guerre, gli assedi e le battaglie; i due signori si diedero battaglia anche dal punto di vista culturale, chiamando i più grandi artisti come Piero della Francesca (celeberrimi sono i ritratti Federico II e Battista Sforza oggi agli Uffizi, un po’ meno quello di Sigismondo Pandolfo oggi al Louvre).

Attorno alla metà del XV secolo venne commissionato a Leon Battista Alberti il compito di eseguire il progetto per modificare la gotica chiesa di San Francesco, la quale doveva trasformarsi in un “Tempio” in onore di Sigismondo ( così commentò Pio II Costruì un nobile tempio a Rimini in onore di San Francesco; ma lo riempì di tante opere pagane che non sembra un tempio di cristiani ma di infedeli adoratori dei demoni).Il progetto dell’Alberti limitò agli esterni, al transetto e all’abside.

Gli interni erano già stati rimodernati e decorati da Matteo de Pasti e Agostino di Duccio, con una grande quantità di decorazioni scultoree, i cui programmi iconografici erano quelli della celebrazione di Sigismondo e della sua casata. Nel 1451 Piero della Francesca eseguiva nella cella delle reliquie l’affresco raffigurante Sigismondo Malatesta inginocchiato davanti a San Sigismondo.

Il progetto architettonico iniziale doveva comprendere anche una cupolaemisferica come quella del Pantheon (ciò è testimoniato dalla medaglia di Matteo de Pasti); inoltre erano previste due nicchie sulla facciata che dovevano contenere il sarcofago di Sigismondo e della sua ultima moglie, Isotta degli Atti.

La facciata non doveva lasciar trasparire nulla dell’impianto “gotico” dell’interno:prevedeva nel “primo ordine” tripartizione con archi inquadrati da pseudocolonne sormontate da un capitello composito disegnato da Alberti; mentre nell’ordine superiore era previsto un “frontone” sormontato da un arco affiancato da paraste. Questa era una delle prime facciate del rinascimento pensata per una visione frontale, imponente elevata su di un podio, la cui continuità spaziale con i fianchi era garantita dalla trabeazione e dal plinto.

Per i fianchi della chiesa Alberti pensò ad una sequenza di arcate con sotto i sarcofagi, i quali ricordano il Mausoleo di Teodorico a Ravenna ed in qualche modo il ponte di Tiberio Augusto di Rimini.

La costruzione che oggi vediamo è il risultato di diverse vicissitudine storiche: Sigismondo Pandolfo dopo aver perso il favore del pontefice Pio II che lo scomunicò nel 1460; iniziò a perder battaglie e parte dei territorio del sua signoria, fino alla morte nel 1468.Conseguentemente al declino politico ed economico del Malatesta i lavori del Tempio si arrestarono per non essere mai più conclusi, il secondo ordine della facciata non fu portato a termine e la cupola non venne costruita.

CESARE BRANDI, Il Tempio Malatestiano, Edizione Radio Italia, Rimini, 1956.
ANTONIO PAOLUCCI, Il Tempio Malatestiano a Rimini, Francesco Cosimo Editore, Villa Verucchio, 2010.

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