Bianco

I colori usati per dipingere ma anche per tingere i tessuti sono da sempre ottenuti da materie reperibili in natura. Da queste si ricavano i pigmenti in polvere che, dopo la miscelazione con sostanze leganti, acqua, olio, colla o altro a seconda degli usi e delle epoche, costituiscono la base dell’attività artistica.

Il tipo di bianco più antico è quello a base di carbonato di calcio, ricavato da rocce sedimentarie come la creta o il calcare o da rocce metamorfiche come il marmo ma anche dalla polverizzazione dei gusci di microscopici molluschi marini come i radiolari.

La calce spenta, depurata ripetutamente con lavaggi in acqua, seccata, macinata e setacciata, è la base del pigmento più utilizzato in pittura, il cosiddetto BIANCO SAN GIOVANNI. Impiegato soprattutto ad affresco il bianco San Giovanni è molto stabile alla luce e nelle scuole pittoriche del Nord Europa era impiegato non tanto come colore quanto per la preparazione delle tavole al posto del gesso.

Altro fondamentale fornitore di bianco è il piombo. Il BIANCO DI PIOMBO è ottenuto artificialmente esponendo per circa un mese lamine di piombo ai vapori di aceto, contenuto in un recipiente di terracotta immerso nel letame. In questo modo l’anidride carbonica liberata dalla fermentazione si fissa sul piombo acetato, che forma una crosta bianca asportata poi meccanicamente, lavata e infine macinata.

Oltre ad essere molto tossico il bianco di piombo non è adatto alla pittura ad affresco perchè scurisce rapidamente e per secoli è stato utilizzato soprattutto nella pittura ad olio. Del bianco di piombo non si è riusciti a trovare un sostituto meno velenoso almeno fino al 1750 quando si cominciarono ad usare pigmenti a base di bario, di zinco e di stagno, poi sostituito con l’attuale innocuo bianco di titanio.

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