Arazzo

Il termine “arazzo” deriva dalla città di Arras in Francia che nella prima metà del XV secolo divenne il maggior centro di produzione di questo tipo di manufatti, tessuti figurati di alto pregio che, appesi alle pareti, costituivano piani decorativi continui oltre a proteggere dal freddo.
La loro peculiarità risiede nella tecnica di esecuzione affidata ad artigiani specializzati che lavoravano su telai di grandi dimensioni avvolgendo completamente, sia sul diritto che sul rovescio, una fitta serie di fili paralleli (in lino o canapa) costituenti l’ordito, tramite le passate perpendicolari della trama (composta invece da filati in lana, ma anche seta, oro ed argento). I tessitori cercavano così di riprodurre i disegni che erano forniti loro dagli artisti, spesso pittori di fama. Poichè la tecnica di realizzazione era laboriosa e complicata, oltre che costosa, le manifatture arazziere erano necessariamente sostenute dalla committenza aristocratica, se non addirittura reale. Esemplificativa è la serie di arazzi raffiguranti l’Apocalisse di San Giovanni tessuta a Parigi per Luigi d’Angiò da Nicolas Bataille su cartoni di Hannequin de Bruges tra il 1376 e il 1382.
Gli arazzi più antichi che si conoscono risalgono all’XI secolo e sono di manifattura tedesca, tuttavia fu in età gotica che quest’arte ebbe la massima diffusione soprattutto in Francia, Svizzera e Fiandre. Nonostante la massiccia produzione sono pochi gli esemplari trecenteschi giunti fino a noi mentre numerose sono le fonti che riportano le dimensioni notevoli: ad esempio queste citano l’arazzo raffigurante la Battaglia di Roosebeck commissionato da Filippo l’Ardito che misurava circa 400 metri quadrati. L’arazzo raffigurante L’offerta del cuore (XV secolo) e la famosa serie nota come La dama dell’unicorno (XVI secolo) benchè tardi sono esempi mirabili dello stile narrativo fiabesco dell’epoca tardogotica.

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