Legatura libraria

E’ assai probabile che la legatura sia nata nello stesso momento in cui il libro cessa di avere la forma di rotolo per assumere l’aspetto odierno.

Le testimonianze più antiche di arte della legatura sono relative al II secolo, durante i primi secoli del Cristianesimo: in Egitto, nei monasteri copti, i codici di fogli di papiro venivano custoditi tra due tavolette ottenute incollando fra loro vari strati di papiro e poi ricoperte di pelle e munite di cinghiette in modo da formare una specie di pacchetto.

La copertura in pelle era in genere decorata da disegni incisi o impressi. La tecnica viene ereditata dalla tradizione islamica che continua a concepire le legature come “contenitori” di manoscritti, spesso decorate con grande delicatezza, all’esterno ma soprattutto all’interno dei piatti di legatura; gli ornamenti erano generalmente impressi a secco e colorati in modo vivace.

La tradizione europea conosce invece un’evoluzione differente. I codici pergamenacei prodotti dagli scriptoria dei monasteri erano spesso di grandi dimensioni e richiedevano legature più robuste e cuciture adatte a proteggere dalle deformazioni e dall’umidità le preziose pagine miniate. Per questo sui quaderni solidamente cuciti erano impiegati piatti di legno incernierati con del cuoi sulla costola e legati tramite cinghiette. Le legature destinate ai libri più preziosi venivano poi ricoperte da decorazioni sontuose: avorio intagliato, tessuti ricamati, placche in metallo smaltato o niellato, filigrane, fili di perle e antichi cammei di modo da trasformare le legature in veri e propri capolavori di oreficeria.

Nel Rinascimento i materiali preziosi lasciano il posto a coperture più leggere in velluto o più spesso in cuoio rivestito, impresso o dipinto ed impreziosito da foglia d’oro. Unico elemento da oreficeria sono le decorazioni ad angolo o a medaglione in lamina d’argento inciso, sbalzato e a volte lavorato a niello.

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