Pergamena

La pergamena si ottiene da un particolare trattamento del derma di alcuni animali come pecore, capretti, vitelli e più raramente maiali.

Il suo nome deriva dalla città di Pergamo dove, secondo Plinio, ha origine nel II secolo a.C. come surrogato del papiro. Viene usata come materiale scrittorio soprattutto a partire dal VII secolo e in misura ancora maggiore dal secolo XI in coincidenza con la rinascita carolingia. Nel Medioevo la fabbricazione della pergamena avviene per lo più nei conventi a opera del pergamenarius, uno specialista che aveva il compito di fabbricarla per scrivani e miniatori. Il metodo di fabbricazione non prevede un processo chimico di concia come per il cuoio ma uno speciale trattamento di calcinatura e l’essiccamento.

La prima operazione è un accurato lavaggio delle pelli in acqua corrente fredda; successivamente le pelli vengono immerse per un periodo che va dai tre ai dieci giorni circa in un bagno di acqua contenente un 30% circa di calce e girato di tanto in tanto con delle pale di legno: ciò permette lo sgrassamento e facilita l’eliminazione dei peli. Durante la calcinazione si alternano bagni di “calce vecchia” dall’azione più blanda ed uniforme, a bagni di calce fresca più rapida e radicale.

La pelle così trattata viene poi lavata, raschiata e depilata con un coltello smussato e tesa in un telaio per l’asciugatura. L’operazione è molto delicata in quanto l’essiccazione deve avvenire in modo lento e controllato per far si che il prodotto finale risulti elastico e quasi traslucido. La pelle asciutta viene sciacquata e riessiccata più volte subendo continue ed accurate raschiature per diventare il più possibile liscia e sottile.

Da ultimo viene sottoposta a trattamenti con materiali come pomice, polvere di ossa e calce, per essere sbiancata ed ulteriormente sgrassata e levigata. Il trattamento con la polvere di pomice solleva inoltre sul foglio una leggera peluria la quale gli conferisce una consistenza setosa che permette all’inchiostro di scrittura di essere meglio assorbito.

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