Pittura ad olio

Nella pittura ad olio la materia colorante è costituita da pigmenti e da oli siccativi come quello di noce, di lino o di papavero ai quali vengono uniti oli essenziali come la trementina ricavata dalla distillazione delle resine di conifere, ma anche olio di lavanda, spigo o rosmarino.
La pittura ad olio è menzionata già dal 1100 nel trattato di Teofilo, poi da Cennino Cennini. In quest’ultimo l’autore specifica che questa tecnica era usata dai “tedeschi”, ossia dagli artisti d’Oltralpe, oltre a fornire indicazioni per utilizzare la pittura ad olio nella pittura murale.
I primi grandi esecutori di pitture ad olio furono i fiamminghi che si distinsero per l’applicazione sistematica degli impasti colorati aventi come base olio e resine aggiunte a caldo. In Italia l’uso dell’olio come unico legante si afferma intorno alla metà del XV secolo in contemporanea alla diffusione di un nuovo tipo di supporto: la TELA. La tela non è una completa novità in pittura: infatti era usata per realizzare gonfaloni e stendardi. Nella seconda metà del Quattrocento tuttavia conosce, soprattutto in area veneta, un uso straordinario tanto da affermarsi come base per la realizzazione di dipinti e a porsi come supporto sostitutivo delle tavole in legno. Sulla tela cambia la modalità di preparazione del supporto: la tela viene preparata con sottilissimi strati di gesso lasciato macerare a lungo in acqua ed addizionato alla colla animale sciolta: tale miscela viene stesa a caldo in uno strato così fine da non coprire completamente la tramatura del tessuto. Questi leggeri strati preparatori hanno la funzione di assorbire l’olio in modo da legare bene gli impasti per evitare l’ingiallimento e l’incupimento delle tinte provocate dall’ossidazione del legante oleoso.
L’uso del supporto in tela era estremamente vantaggioso per le opere di grandi dimensioni che potevano essere staccate dai telai, arrotolate e quindi più facilmente trasportabili rispetto alle tradizionali opere su tavola. Proprio per consentire alle opere di resistere meglio all’arrotolamento la preparazione in gesso e colla animale venne costituita da imprimiture oleose dette mestiche. Queste miscele erano composte da pigmenti bianchi o colorati ed olio siccativo. Spesso per ridurre le proprietà assorbenti del tessuto veniva steso un impasto di farina, olio e biacca.
La pittura ad olio permette un’infinita varietà di esiti sia per quanto riguarda la scelta dei colori sia per lo spessore della materia pittorica; persino la velocità di essiccazione dei colori può essere stabilita dall’artista stesso. Con gli oli molto trasparenti e diluiti si può lavorare a velature e costruire l’immagine in profondità arrivando a descrivere particolari microscopici; si possono al contrario preparare impasti molto densi da lavorare poi con la spatola o con pennellate forti e piene.