Smalto champlevè

Lo smalto è ottenuto dalla fusione di materiali vetrosi, sabbia, silice e feldspati con l’aggiunta di fondenti come ossido di piombo, potassio o sodio.

La cosiddetta “fritta” ossia il prodotto della fusione di questi materiali viene colorata con ossidi metallici ed opacizzata con dosi variabili di calcina di piombo e stagno o calcina d’ossa. Il risultato della miscela è un vetro colorato più o meno opaco che viene colato in piastrine, bollato con il marchio della vetreria e venduto alle botteghe orafe.

Quando l’artigiano desidera decorare a smalto una lastra metallica deve spezzare il “pane di smalto”, tritarlo in un mortaio, lavare la polvere con acqua e dopo aver prelevato la quantità necessaria di pigmento, disporla umida sul supporto metallico e sottoporla a cottura.

Uno dei sistemi più antichi per sfruttare appieno la ricca policromia delle paste vetrose è la tecnica detta dello CHAMPLEVE’.

In questo tipo di lavorazione le cavità destinate ad ospitare gli smalti sono ricavate nello spessore della lastra metallica, incidendo e scavando quest’ultima con bulini, ceselli e scalpelli. A causa del grande spreco di materiale dovuto all’intaglio della lastra di fondo nello champlevé è caratteristico l’uso di metalli poco preziosi come il rame, il più delle volte dorato.

In questo tipo di lavoro si preferisce usare pigmenti ottenuti da paste vetrose opache atti a celare le irregolarità e le abrasioni del fondo metallico provocate dall’azione degli strumenti usati per intagliarlo. La cottura avviene in un piccolo forno detto “muffola” che permette lo scioglimento della polvere vetrosa ed il conseguente fissaggio nella lastra metallica.

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