Tecniche edilizie romane

I materiali usati erano quelli disponibili localmente: pietra squadrata per gli edifici monumentali, legno per le strutture e le armature dei tetti, terracotta per le tegole e i rivestimenti.

La tecnica più diffusa era quella dell’OPUS CAEMENTICIUM che utilizzava un materiale composto da elementi lapidei di piccole dimensioni, detti appunto CAEMENTA, tenuti insieme da un legante simile alla malta.

Si tratta di quello che oggi è noto come POZZOLANA, un deposito vulcanic che possiede qualità preziose per l’edilizia: resistenza alla trazione, solidità, capacità di solidificarsi anche se immersa nell’acqua.
Queste caratteristiche hanno consentito un uso estensivo dell’opus caementicium realizzato colando il cemento in forme costruite con centine di legno che erano rimosse a impasto asciutto: il conglomerato funzionava da struttura portante, mentre le pietre squadrate, di formato ridotto, erano impiegate solo come rivestimento esterno dei muri.

Il più antico rivestimento è l’OPUS INCERTUM, fatto di pietrisco irregolare; più tardi diventa comune anche l’uso di mattoni, impiegati da soli (OPUS LATERICIUM) o abbinati a pietre (OPUS MIXTUM). Altro importante paramento murario è l’OPUS SPICATUM, composto da pietre o mattoni disposti a lisca di pesce, applicato soprattutto su pavimenti e carreggiate.

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