xilografia

La Xilografia è il più antico procedimento di stampa: esso utilizza come matrice una tavoletta di legno duro, di solito pero ciliegio e bosso, intagliata a rilievo. L’uso di matrici in legno per stampare figurazioni ha avuto nel corso dei secoli diverse applicazioni: la più antica risale agli egizi che usavano decorare i loro sarcofagi con ornamenti stampigliati anche se l’utilizzo più comune riguardava la decorazione delle stoffe in particolar modo in Cina, India, Giappone ed America del Sud.
La xilografia vera e propria si diffonde in Europa a partire dalla fine del XIV secolo quando si incomincia a produrre anche in Occidente la morbida carta “bambagina” ideale per ricevere le immagini dalla matrice inchiostrata. A partire dalla fine del Quattrocento le immagini xilografate iniziano ad apparire come illustrazioni dei libri di cui un esempio straordinario è l’Hypnerotomachia Poliphili stampata a Venezia da Aldo Manuzio nel 1499.
Il procedimento tecnico è relativamente semplice: su una tavoletta di legno tagliata di filo cioè per il verso delle fibre, ben stagionata e levigata, si esegue o si riporta il disegno. L’immagine viene poi attentamente intagliata lungo i contorni con un coltello corto ed affilato. Con delle sgorbie viene rimosso il legno nelle zone che si vuole lasciare bianche mentre le parti da inchiostrare devono restare in rilievo. Con un tampone o un rullo si passa poi l’inchiostro e si può procedere alla stampa. Questa operazione può avvenire sia manualmente sia con l’aiuto di una pressa meccanica sulla carta leggermente inumidita. Le xilografie possono essere colorate a mano o a partire dal XVI secolo stampate direttamente a colori mediante l’uso di più matrici realizzate separatamente.
La figura che incarna al più alto livello gli aspetti congiunti dell’abilità imprenditoriale , della maturità culturale e della competenza tecnica nella prima fulgida stagione della stampa è certamente ALDO MANUZIO (1449 – 1515) che rappresenta non solo in Italia la punta di diamante della produzione libraria tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Egli opera a Venezia, città che in quegli anni era uno dei centri commerciali più ricchi d’Europa, porta di comunicazione con l’Oriente e luogo in cui trovano terreno fertile tutte le attività che necessitano di notevoli capitali per prendere avvio e lanciarsi sul mercato. Ciò che contraddistingue Manuzio è lo straordinario fiuto commerciale, elemento fondamentale a far si che siano scelti i libri più adatti ad essere stampati evitando che restino invenduti. Pubblicando in vent’anni un centinaio di titoli Manuzio è l’editore principe della sua età ce accompagna con grande acutezza e abilità nel passaggio dall’incunabolo alla cinquecentina, alla produzione su larga scala, all’interno di un mutamento economico e culturale che coinvolge a tutti i livelli il mondo libraio. Ciò che colpisce è la quantità di innovazioni che si devono alla sua iniziativa: l’adozione della minuscola umanistica a stampa, l’edizione di testi scritti in greco, la definizione di una marca tipografica e i primi esempi di legature editoriali.