Abiti alla moda nel Buongoverno

Gli specialisti della storia del costume europeo considerano il 1340 un punto di svolta fondamentale: è questo il momento in cui l’abbigliamento maschile si differenzia nettamente da quello femminile e alle vesti “lunghe e larghe” si sostituiscono quelle “corte e strette”. Parecchi cronisti, dal milanese Galvano Fiamma all’autore della cronaca romana con la Vita di Cola di Rienzo, testimoniano questo cambiamento con accenti di aspro moralismo. La nuova tendenza era già in atto nel 1335, data di un editto del re di Napoli, Roberto d’Angiò, in cui si deplora che gli abiti di alcuni giovani arrivino fin quasi alle natiche. Tutte queste critiche mettono in relazione la nuova moda con nefasti influssi stranieri, come ritiene ad esempio Giovanni Villani che attribuisce la “sformata mutazione d’abito” ai francesi giunti a Firenze nel 1342 con il duca di Atene Gualtieri di Brienne. 

Questa rivoluzione nel costume non appare registrata con pari attenzione dai cronisti senesi tuttavia possiamo vederla in atto proprio negli affreschi del Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti. Tra i cittadini che sfilano in direzione del bene comune, reggendo la corda che ha origine dalla Giustizia, prevale il costume lungo e largo ma uno di loro sfoggia un abito con maniche ampie che lascia scoperte le gambe, in verità senza le ostentazioni stigmatizzate dagli oppositori della nuova moda. 

E’ evidente che qui Ambrogio, per sottolineare il carattere attuale della scena, ha voluto mostrare proprio la moda del suo tempo, fino a documentare una foggia ancora poco diffusa, ma certo ormai accettata, tanto più che l’uomo con la veste al ginocchio si caratterizza anche per un’altra novità, ovvero una corta barbetta. 

Sempre a proposito degli abiti dipinti da Ambrogio, inoltre, la scarsa distinzione tra abbigliamento maschile e femminile che esisteva all’epoca è alla base dell’ipotesi secondo la quale le fanciulle danzanti negli Effetti del buongoverno in città sarebbero in realtà dei giullari. 

Mentre un’altra osservazione interessante sull’abbigliamento dei personaggi del Buongoverno  è legata ai rifacimenti subiti dagli affreschi, testimoniati da rilievi diretti e da documenti d’archivio; i più antichi, attribuiti al pittore Andrea Vanni, risalgono alla seconda metà del Trecento ed interessano in particolare la zona destra della parete nord con l’Allegoria del buongoverno e la sinistra della parete est con gli Effetti del buongoverno in città. Probabilmente gli affreschi erano stati danneggiati in occasione di sommosse popolari tanto che fu necessario rifarli completamente fin dallo strato preparatorio dell’arriccio. Si ritiene che la composizione originaria sia stata sostanzialmente rispettata ma gli “abiti corti e stretti” dei personaggi del corteo nuziale contrastano con quelli degli uomini dipinti da Ambrogio nelle parti originali, mentre le donne, comprese le Virtù a destra del Bene Comune, hanno vestiti più aderenti e scollati di quelle della stesura originaria.