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Paul Delvaux: surrealista o pittore autonomo?

La pittura di Delvaux è evocata dai seguenti versi di Paul Eluard:

“Grandi donne nude che annullano il deserto / questo mondo è sotto il dominio della carne gloriosa. / Tutto in un istante è ridotto all’abbandono / del riflesso di una gonna in uno specchio vuoto. / Per conoscere la forma e il peso dei suoi seni / la più bella al mattino si rinserra tra le sue braccia.”

La sua pittura ha configurato un universo fascinoso fatto di olimpica freddezza e di un sentimento coinvolgente di voluttà. La sensualità magica di una materia vigorosa e fredda  costituisce il prodigio pittorico di questo artista che pur avendo tanti antecedenti non ha uguali.
Delvaux esaspera l’inquietudine metafisica di Limburg, Bosch e Bruegel e continua il discorso “surreale” di Rops, Ensor, Antoine Wiertz, Magritte. 

Paul Delvaux (Antheit, 23 Settembre 1897 – Furnes, 20 Luglio 1994) nasce in una famiglia agiata, il padre avvocato e la madre soprano,  e trascorre un’infanzia serena caratterizzata da studi musicali e classici.  Proprio mentre è a scuola vede per la prima volta degli esemplari di scheletri animali e di anatomia umana rimanendone colpito ed affascinato. Tra le sue letture preferite figurano i romanzi di Jules Verne di cui riprenderà alcuni personaggi nei suoi dipinti. Le prime esperienze artistiche risalgono all’età di 12 anni quando inizia a realizzare acquerelli i cui soggetti sono copiati sia da opere classiche (per lo più soggetti mitologici) sia da maquettes di tram e treni. Notando la predisposizione verso le materie artistiche i genitori, che lo volevano avvocato, lo incoraggiano comunque ad iscriversi alla facoltà di Architettura dell’Accademie royale des Beaux-Artes des Bruxelles. Tuttavia Delvaux lascia il corso dopo un anno a causa dei problemi con la matematica.  L’anno si rivela comunque proficuo a livello artistico: si moltiplicano infatti il numero di disegni ed acquerelli. Alcuni di questi nel 1919 arrivano all’attenzione di Franz Courtens, figura di primo piano dell’impressionismo belga. Costui, ammaliato dal suo talento, convince i genitori di Paul ad incentivare la sua carriera artistica.  In questi anni approfondisce il lavoro sul tema del paesaggio scegliendo come soggetti località cui è affezionato. Oltre ai paesaggi inizia a dipingere le sue prime stazioni ferroviarie, in particolare la Gare du Luxembourg Bruxelles dove la figura umana è ridotta a semplice aneddoto e le tonalità scelte sono scure secondo la tradizione realista dei maestri allora in voga.

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Momento focale nella sua attività pittorica è il 1924 anno dell’uscita del primo Manifesto del Surrealismo. Tra il 1925 e il 1926 Delvaux modifica stile e soggetti e si dedica a paesaggi che inglobano neonaturalismo primitivista ed influenze postimpressioniste, elabora composizioni in cui include figure monumentali e personaggi misteriosi optando per una gamma di colori caldi e vivi. Nel 1929 conosce Anne Marie de Martelaere, chiamata affettuosamente “Tam”. La loro relazione, osteggiata dai genitori dell’artista, avrà vita breve. Durante un viaggio a Parigi nel 1927 conosce le opere di Giorgio De Chirico di cui subirà la forte influenza. Oltre a De Chirico Delvaux si sente coinvolto dal movimento espressionista dei cui esponenti visita le mostre a Bruxelles e da cui trarrà spunto sino al 1934. Le tele di questi anni sono di grande formato con figure dai visi strutturati e geometrici che già si rivolgono all’osservatore. Nonostante le due grandi sfere di influenza che lo circondano egli si mantiene comunque un artista autonomo frequentando comunque personaggi di spicco dell’ambiente Surrealista. Grazie alla mediazione di Claude Spaak viene introdotto alle opere di René Magritte. All’iniziale approccio critico e dubbioso segue un coinvolgimento che riguarda il mistero che ne pervade le opere, tuttavia è ancora lontano dall’abbracciarne la poetica. All’inizio degli anni Trenta la visita al Musee Spitzner, all’interno del quale sono esposti curiosità mediche, scheletri e modelli di corpi ed organi deformi, costituirà un punto di svolta nella sua ricerca. Compaiono infatti associazioni impreviste e temi macabri ed inconsueti. In questi anni il suo lavoro risente della separazione da Tam e le tele idealizzano un tipo di donna che tornerà costantemente sia con riferimento alla stessa Tam sia come figura capace con la sua nudità di attrarre quanto di respingere. I suoi soggetti sono caratterizzati da occhi splancati rivolti all’ignoto dove il tempo è sospeso e i sentimenti congelati. Con la mostra “Minotaure” del 1934, all’interno della quale ha modo di vedere esposti insieme De Chirico, Dalì, Magritte, Mirò ed Ernst, lo stile cambia nuovamente: si fa spazio l’idea della libertà di trasgredire la logica razionalista per creare nuove relazioni mentali tra gli oggetti e i personaggi. I paesaggi dipinti in questo periodo sono desolati e misteriosi, vi compaiono scheletri ed ombre, architetture classiche, donne nude e figure in posa in dimensioni spazio-temporali indefinite. Tuttavia nonostante l’influenza surrealista Delvaux mantiene la propria autonomia nella scelta dei temi. Nel 1938 Andrè Breton lo coopta per le due Esposizioni Internazionali Surrealiste. Alla fine degli anni Trenta viene raggiunta la maturità nello stile che manterrà negli anni seguendo variando soltanto di poco i temi. Le sue opere più significative uniscono la ricerca spazio-temporale metafisica di De Chirico con l’ermetismo enigmatico di Magritte. La scelta cade su nudi femminili inseriti in atmosfere oniriche, velatamente erotiche, in contrapposizione agli scheletri umani inseriti in cupi e vaghi scenari. Durante il secondo conflitto bellico Delvaux non partecipa alla vita politica, ma realizza una cinquantina di tele influenzate dal clima di grave instabilità; crocifissioni e deposizioni, scene notturne con giovani, ragazze, scheletri, stazioni ferroviarie, e ambientazioni classiche  che evocano inquietudine e sconcerto.

Nel 1947 dopo diciotto anni ritrova e riprende a frequentare Tam, il vecchio amore, che sposerà nel 1952. Paul e Tam vanno a vivere a Boitsfort. Da questo momento sono i treni, le stazioni, le periferie e le foreste i temi prediletti. Il viaggio in Grecia del 1956 darà nuovo slancio al suo lavoro soprattutto per quanto riguarda gli elementi architettonici che vengono resi con una forte ricerca del dettaglio ed inseriti in architetture complesse.

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La carriera di Delvaux è ormai avviata, viene invitato ad insegnare All’Accademia e Parigi gli dedica nel 1969 una retrospettiva. L’artista si spegnerà nel 1994 e verrà sepolto accanto all’adorata Tam.

Come abbiamo visto Delvaux non può propriamente dirsi un Surrealista. Della loro poetica  amava la rappresentazione distaccata di oggetti ordinari presentati in accostamenti inattesi. Uno dei temi soprendenti, suo proprio caratteristico, è quello delle stazioni ferroviarie e delle costruzioni classiche dipinte in modo molto realistico ma immerse in una penombra misteriosa ed inquietante. Dobbiamo ricordare che fu proprio questo il tema di partenza della sua carriera pittorica. Il modello di riferimento è sicuramente la tradizione realista alla quale lo studio di De Chirico offre la soluzione linguistica per poter portare sulla tela la propria immaginazione. Emergono allo stesso tempo i temi dell’adolescenza che concorrono a formare un mondo immaginario omogeneo. Alcuni  ritornano con una puntualità quasi ossessiva.  Lo scenario è caratterizato dalla visione quasi onnipresente di donne con il seno scoperto o completamente nude in atteggiamenti statici o rituali. Ad esse si aggiunge per un lungo periodo la presenza di un ragazzo adolescente, nudo, che probabilmente rappresenta lui stesso. Tra gli altri personaggi compaiono a più riprese due signori sul modello dell’accoppiata Philias Fog ed aiutante o il geologo Lindenbrock e l’astronomo Rosette di “Viaggio al centro della terra” di Verne, autore prediletto delle letture giovanili. Per quanto riguarda il rapporto con il classico esso emerge continuamente nei titoli e nelle ambientazioni che sono generalmente tre: o vecchie case borghesi con la carta da parati e le decorazioni al soffitto, o all’aperto o in mezzo ad edifici classici, ruderi essenziali e stilizzati, giardini e le immancabili stazioni ferroviarie.

 

 

Leonid Afremov: un impressionista dell’età contemporanea

Monet, Manet, Degas, Renoir, Morisot. Tutti conoscono questi importanti artisti che durante l’800 diedero vita ad una delle correnti più famose del panorama artistico mondiale: l’Impressionismo. Inizialmente malgiudicati e snobbati dalla critica troppo classicista per opere che venivano definite “incompiute”, divennero presto promotori e innovatori, stravolgendo l’idea d’arte del popolo e del mondo.
Oggi, neanche a dirlo, l’Impressionismo è amato ed elogiato come uno degli stili più importanti della storia, basti pensare ai diversi musei parigini che ne accolgono le opere (Louvre, Marmottan, Musèe d’Orsay, Orangerie). Ma quello che in pochi sanno è che in quest’epoca, tra artisti che dipingono virtualmente e opere astratte piuttosto bizzarre, c’è chi continua a preferire questo stile al progresso che indubbiamente li porterebbe a dipingere su una tavoletta grafica piuttosto che con tempere e colori ad olio. E il bielorusso Leonid Afremov è uno di questi nostalgici, ma con un tocco decisamente particolare.

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La vita di Leonid Afremov ricalca quella dei pittori di più di due secoli fa. Nato a Vitebsk ( città natale di Marc Chagall ),al confine con Russia e Lettonia,da genitori ebrei nel 1955; ebbe continui problemi di inserimento nella società, a causa delle sue origini, lui che era uno degli artisti più promettenti usciti dalla scuola d’arte di Vitebsk, fondata da Chagall nel 1918.
Tra peregrinazioni da Vitebsk ad Israele agli Stati Uniti e lavori di poco conto, il suo nome cominciò a farsi largo nel mondo artistico con l’iniziazione ad eBay dove Afremov postò le sue opere realizzate nel corso della sua vita.
Fu un successo di visualizzazioni,apprezzamenti e vendite.

Usufruendo di spatole, o coltelli, al posto dei pennelli per plasmare colori ad olio Leonid Afremov riesce a creare paesaggi serali sotto la fiamma dei lampioni, o vie deserte e bagnate di pioggia, riflessi sull’acqua, coppie che si incamminano lungo la strada sotto l’ombrello; con quei colori vivaci, dal rosso al giallo al blu che spargono sulla tela un arcobaleno di sfumature, di luci che irrompono nel buio.
L’effetto è quello di un incantesimo, di una poesia, bellezza, ” joie de vivre “, quel gusto tipicamente francese unite al lirismo chagalliano, sospeso tra il sognante e il realistico.

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Leonid Afremov nasce nel 1955. Il padre, Arkadiy Afremov, calzolaio e designer di scarpe, e la madre Bella Afremova, operaia in una fabbrica di metallo, nonostante le difficoltà causate dalla politica antisemita del governo, allevano il figlio secondo la tradizione ebraica. Leonid, appassionato d’arte fin da piccolo e incoraggiato dai genitori che ne riconoscono il talento, studia arte e grafica presso la scuola d’Arte di Vitebsk dove consegue ottimi risultati. In questi primi anni di formazione, scopre le opere di pittori quali Picasso, Dalì, Chagall (nato anch’egli a Vitebsk) e Modigliani che influenzano le sue prime opere e approccia quella che è una delle correnti pittoriche più famose nel panorama artistico mondiale: l’Impressionismo.

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Nel 1975 Leonid Afremov conosce Inessa Kagan, che sposa l’anno successivo e dalla quale ha due figli, Dmitry e Boris. All’inizio della sua carriera, dopo la laurea, lavora in diversi campi come designer di loghi e come scenografo in un teatro locale. Nel 1980 opera come free lance per aziende comunali e scuole, realizza pareti a tema per eventi e anche manifesti di propaganda ma le sue radici ebraiche non gli consentono di far parte delle associazioni artistiche locali. I suoi lavori, infatti, non riscuotono grande successo e le sue opere vengono vendute in gran parte privatamente grazie a parenti e amici.

Nel 1986 il disastro ambientale di Chernobyl (a poche centinaia di chilometri da Vitebsk) e le continue discriminazioni razziali subite spingono Leonid Afremov a trasferirsi con la famiglia in Israele approfittando del fatto che, in seguito alle leggi di Gorbachev, i cittadini sovietici ebrei hanno la possibilità di emigrare verso questo Stato. La sua condizione di immigrato e le offerte estremamente misere delle gallerie israeliane per l’acquisto delle sue opere spingono il pittore, disprezzato e ghettizzato, a cercare compratori nelle fiere di strada e nei club sociali locali. In questi anni Leonid Afremov lavora per lo più con acquerelli e acrilico, non utilizzando quasi la spatola.
La precaria situazione economica della famiglia costringe anche Dmitry, il figlio di 16 anni, a vendere i quadri del padre porta a porta. Questa mossa si rivela inaspettatamente fruttuosa tanto che nel 1995 Leonid Afremov ha fondi sufficienti per aprire una sua galleria d’Arte (che viene danneggiata più volte) e un negozio ad Ashdod. È in questo periodo che inizia ad usare la spatola per dipingere, sviluppando così il suo stile personale. Nel 1999 Afremov conosce il pianista e compositore Leonid Ptashka. La loro amicizia non solo è di ispirazione per una serie di quadri che raffigurano musicisti jazz popolari, ma permette al pittore di allestire una mostra presso il Festival Internazionale del Jazz di Ashdod. Sembra essere un momento d’oro per l’artista, fino a quando un ulteriore atto di vandalismo all’interno della sua galleria, la distruzione di alcune tele e la sottrazione degli attrezzi di lavoro, spingono Leonid Afremov ad abbandonare Israele e a trasferirsi negli Stati Uniti (2002). A New York le gallerie d’Arte mostrano maggior interesse per i dipinti a tema ebraico e per i ritratti dei grandi musicisti, limitando così la vena creativa di Leonid che si trova, costretto da esigenze materiali, a limitare la sua produzione in base alla richiesta e alle aspettative del pubblico americano. Quando si trasferisce a Fort Lauderdale (Florida) la situazione non è diversa, le gallerie sono interessate solo ai lavori che hanno un riscontro sul mercato e che possono essere venduti senza problemi.

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La svolta per Leonid Afremov si presenta nel 2004. Il figlio Boris pensa di promuovere le opere del padre su internet, tramite il sito di compravendita eBay. Il successo finalmente sorride a questo artista, le vendite e gli apprezzamenti per il suo lavoro crescono esponenzialmente e Leonid può permettersi di dipingere ciò che desidera. Le sue opere, definite in vari talk show rilassanti, vengono usate in psicoterapia per la riduzione dello stress. Nel 2007 Leonid Afremov promuove il suo sito personale, gestito dai figli. I suoi quadri, dai colori caldi e accesi, catturano l’attenzione dello spettatore trasmettendo sensazioni ed emozioni,  lasciando alla sensibilità di ognuno l’opportunità di immaginare la storia che si racconta in silenzio nel quadro. Vari i soggetti dipinti: animali, ballerini, musicisti, fiori e oggetti comuni, città e tantissimi paesaggi ove diverse figure, più o meno solitarie, passeggiano sotto una calda pioggia di colore che non comunica tristezza o solitudine, ma che lascia pensare e sperare che per tutti esiste una via illuminata da mille splendenti luci.