Abitato dalle monache clarisse fino al 2011, è un luogo denso di suggestioni spirituali ma anche storiche ed artistiche. A cominciare dalla imponente struttura dalla storia molto antica e ristrutturata a metà del Cinquecento. All’interno, in questa giornata di apertura straordinaria dovuta ai volontari del FAI, si sono potuti visitare tutti gli ambienti della clausura.

Meraviglioso il refettorio delle monache che conserva gli arredi cinquecenteschi. Interessante il laboratorio dove le monache eseguivano preziosi lavori a ricamo: piviali, pianete, arricchite con ricami pazientemente eseguiti dalle monache. Ma anche tovagliati e biancheria commissionata per corredi di matrimonio di giovani spose.

Lavori che contrastano con l’estrema semplicità degli arredi ancora intatti nelle cellette: un lettino, un como’ per la biancheria, un semplice lavandino senza specchio, una immagine sacra. Essenzialità. E povertà. Pavimenti in cotto. Percorrendo il corridoio delle cellette risalente alla risistemazione settecentesca, si scende all’ infermiera dove venivano accudite le suore più bisognose di cure.

In questa stanza un mazzolino di fiori freschi segnala ancora il punto dove morì, nel 1926, suor Maria Giuseppina Benvenuti. Chiamata affettuosamente Moretta dai compaesani. Di origine sudanese, riscattata dalla schiavitù dai padri comboniani, prese i voti nell’ordine delle clarisse e divenne abbadessa del convento di Serra.

La storia della sua vita, i ricordi che ha lasciato tra la gente e gli aneddoti riguardanti la sua vita sono raccolti nella sua biografia. Una lettura saporosa per una vita esemplare!!

Scendendo ancora si passa nel coro delle monache dove si trova l ‘organo ottocentesco tutt’ora funzionante. Il coro si affaccia sulla bellissima chiesetta barocca dedicata a Santa Maria Maddalena restaurata nei primi anni del 2000. Vi si conservano pregevoli pale d’altare ornate dalle loro maestose cornici lignee dorate.

Uscendo e proseguendo sulla via poco lontano dal monastero si trova il Museo delle Arti Monastiche dal nome suggestivo: “Le stanze del tempo sospeso”.

Qui sono raccolti ricami confezionati dalle mani operose delle monache, utensili da cucina, contenitori in vetro per le spezie coltivate nell’orto del convento, e tanti altri oggetti della vita quotidiana utilizzati dalle clarisse che parlano della storia plurisecolare di questa comunità monastica.

GALLERIA FOTOGRAFICA

[nggallery id=18]