A circa 18 chilometri a nord di Trento, nella famosa pianura Rotaliana si trova la borgata di Mezzocorona. Nella parete del monte che sovrasta l’abitato è situato quasi in posizione inaccessibile, il diroccato complesso del Castel San Gottardo. Situato a nord ovest del paese, annidato in una singolare fenditura della parete rocciosa che si innalza sopra Castel Firmian, è uno dei più suggestivi esempi di costruzione medievale all’interno di una caverna o sotto roccia.

I suoi ruderi sono organizzati in una grande caverna, o “corona”, nome dato in Trentino ad un particolare tipo di costruzione all’interno di grotte o caverne situate su rocce strapiombanti, spalancata a quasi 200 metri al di sopra della piana alluvionale del fiume Noce. La corona diede il nome, oltre al castello (Corona de Mezo), alla borgata di Mezzocorona (villa Metzi de Corona).

In posizione predominante rispetto ai vicini castelli, dall’alto della parete rocciosa poteva controllare i traffici nella sottostante piana, lungo l’antica strada romana che correva ai piedi della falesia sotto Castel Firmian, e il guado sul fiume Noce tra Mezzocorona e Mezzolombardo. Nel Medioevo era quindi un punto strategico per il controllo della viabilità e inoltre la sua posizione quasi inaccessibile lo rendeva luogo di sicuro rifugio per le popolazioni del fondovalle in caso di pericolo e di calamità.

Il castello è costituito da un muro di cinta, alto fin oltre i 5 metri che corre sul bordo del dirupo chiudendo interamente la caverna e proteggendo i vari corpi di fabbrica di residenza e di servizio: a est il cosiddetto Palazzo Inferiore, al centro, presso la fonte e i ruderi della chiesetta castellana di San Gottardo, il Palazzo Superiore o Casa dell’Eremita, a ovest gli avanzi della Torricella, della Rimessa, dell’Armeria e del Corpo di Guardia principale. L’accesso al castello è tra la continuazione ovest del Palazzo Inferiore e la cortina muraria segnalato da una porta ad arco a tutto sesto e da un grande dipinto ad affresco quadrangolare raffigurante il doppio stemma della famiglia nobiliare dei da Metz.

Il castello apparteneva al feudo dei conti di Appiano, ma un documento del 1183 segna il passaggio ai signori di Livo, della valle di Non, che acquisirono la denominazione da Mezo, diventati in seguito vassalli del conte Tirolo, e successivamente il castello passò ai Wolkenstein e poi ai nobili Firmian. Solo verso la fine del XV secolo, in un clima politico e militare ormai mutato il complesso, a quell’epoca già dei Firmian venne abbandonato a favore di una più consona residenza nel fondovalle, mentre la cappella si trasformò in un santuario di grande devozione dedicata a San Gottardo, vescovo di Hildesheim nel 1022, che veniva invocato contro i fulmini, la grandine e diverse malattie.

La caverna diventò quindi una cavità mistica dove i fedeli si radunavano in preghiera per chiedere intercessioni al santo. Un eremita custodiva la cappella ed accoglieva i pellegrini che salivano, in processione, il 5 di maggio di ogni anno, nella festa di San Gottardo. I graffiti, anche moderni, che decorano la roccia e i muri, soprattutto della cappella, sono una testimonianza del fascino che il luogo santo nella “Corona” fortificata e la “corona” stessa hanno esercitato e continuano ad esercitare.

Quando la statua di San Gottardo che decorava la cappella del castello venne trasferita nella chiesetta del palazzo fortificato sottostante, residenza dei Firmian, il via vai dei fedeli s’interruppe per sempre e i poteri intercessori del santo caddero nell’oblio. La soppressione dell’eremo-santuario fu decretata da Giuseppe II nel 1782. A memoria del santuario fu nel 1988 eretto presso l’inizio del sentiero che sale al castello, un’edicola decorata dal pittore Mariano Fracalossi di Trento dedicata a San Gottardo.

Nella piana Rotaliana, in Trentino il castello di San Gottardo è anche conosciuto per la suggestiva leggenda del basilisco di Mezzocorona, il malefico drago attorno al quale la fantasia popolare ha creato fin dall’antichità strane credenze e superstizioni. Il basilisco di Mezzocorona, un mostro mezzo serpente e mezzo uccello, nato dall’uovo deposto nella caverna del castello da un gallo di sette anni, terrorizzava la popolazione della Rotaliana.

I suoi occhi erano di bragia, dalla bocca mandava lingue di fuoco che incenerivano ogni cosa, dalla coda usciva fumo. Finalmente giunse in paese un giovane cavaliere dei Firmian (un’altra versione della leggenda dice trattarsi dello stesso San Gottardo), che, uditi i malanni del basilisco, si vestì di ferro e salì alla grotta. Depose accanto allo specchio un bacile di latte e attese. Il mostro si precipitò sul latte e, vistosi nello specchio, credette di aver trovato un compagno. Il cavaliere allora uscì e con l’asta lo uccise. Poi portò la carogna, confitta sull’asta, per le vie del paese, tra il tripudio della gente.

Ma una goccia del perfido sangue del basilisco penetrò tra le giunture della corazza fino a toccare la pelle: il giovane incenerì subitamente. Fu sepolto con grande onore e gli fu dedicata una bellissima pietra sepolcrale col suo ritratto, detto ancora l’om de fer (l’uomo di ferro) oggi murata sul muro esterno della chiesa parrocchiale di Mezzocorona.

Per concludere l’affascinate storia del castello di San Gottardo a Mezzocorona è bene anche segnalare le ricerche condotte negli ultimi anni in merito a delle orme fossili di dinosauro rinvenute nel soffitto della “corona”. Orme risalenti a 220 milioni di anni fa, estremamente importanti a livello globale dal momento che i dinosauri si affacciarono sulla scena del nostro pianeta “solo” 220 milioni di anni fa, alla fine del Triassico, e si diffusero in tutti i continenti solo nel Giurassico che iniziò circa 200 milioni di anni fa. Le orme fossilizzate a San Gottardo sono quindi tra le più antiche conosciute a livello globale.

Bibliografia di riferimento

  • Avanzini Marco, Bernardi Massimo, Melchiori Leone, Petti Fabio Massimo, Le orme dei dinosauri del Castello di San Gottardo a Mezzocorona con cenni alla storia del castello, Comune di Mezzocorona, 2010
  • Degasperi Fiorenzo, Castelli del Trentino Alto Adige, Trento, Printer, 2011, pp. 113-120
  • Faganello Flavio, Festi Roberta, Castelli del Trentino, Ivrea (TO), Priuli & Verlucca, 1993, tav. 35
  • Fiamozzi Mario, Corona di Mezzo: il castello di San Gottardo, in Civis, 3, 1979, 8, p. 192-196
  • Gorfer Aldo, I Castelli del Trentino, vol. 3: Trento e Valle dell’Adige, Piano Rotaliano, Trento, Saturnia, 1990, pp. 492-530
  • Melchiori Leone, Il castello e l’eremitaggio di S. Gottardo a Mezzocorona, Mezzocorona, Rotaltype, 1989

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