Il Ponte degli Alpini, generalmente noto come “Ponte Vecchio”, a Bassano del Grappa, è considerato come uno tra i più belli e caratteristici ponti d’Italia. Costruito interamente in legno, le sue vicende non sono delle più felici, in quanto il ponte dovette subire numerosissimi interventi e ricostruzioni a seguito di continui cedimenti e crolli.

Le prime testimonianze giunteci sul ponte risalgono al 1124 e al 1209, intervallo di tempo in cui si rese necessario costruire un ponte che collegasse le due sponde del Brenta per motivi di carattere economico, sociale e militare. Nell’agosto del 1402 una piena farà crollare una prima volta il ponte che, subito ricostruito, verrà incendiato nel 1511 dalle truppe francesi con il fine di sfuggire all’esercito imperiale durante la guerra della Lega di Cambrai.

In seguito alla piena del 1567 fu interpellato il celebre architetto Andrea Palladio il quale progettò dapprima un ponte in pietra completamente diverso dal precedente, a tre arcate sul modello degli antichi ponti romani, bocciato tuttavia dal Consiglio in quanto troppo lontano dalla struttura tradizionale.

Un secondo progetto definitivo sarà quindi presentato dall’architetto nel 1569 consistente in un ponte di legno rievocante la struttura precedente, sebbene radicalmente rinnovata quanto a soluzioni tecniche e strutturali. Unico rimando al linguaggio specificatamente architettonico è l’uso di colonne tuscaniche come sostegni dell’architrave che regge la copertura a due falde formata da serie di capriate in legno.

L’efficacia e la maestria palladiana faranno sì che il ponte resista per circa duecento anni, fino al 1748, quando verrà travolto da un’altra inevitabile piena del Brenta. A seguito dei tre crolli successivi tuttavia, il ponte sarà sempre ristrutturato cercando di mantenere le efficienti forme palladiane. Particolarmente nota e ricordata è la traversata del ponte da parte delle truppe italiane del generale Luigi Cadorna, durante il corso della prima guerra mondiale, per affrontare la difesa dei territori dell’altopiano dei Sette Comuni.

La tutela e la salvaguardia del Ponte Vecchio continuano tuttavia a mantenere vivo l’interesse anche ai giorni nostri: a causa infatti delle precarie condizioni di stabilità sono stati ufficialmente avviati il 2 maggio di quest’anno i lavori di restauro che hanno visto l’affido del cantiere alla Inco srl di Pergine Valsugana, ditta trentina che, in circa due anni e mezzo, avrà dunque il compito di rimettere a nuovo il manufatto simbolo della città.

Iniziative dunque che fanno ben sperare per le sorti del nostro ponte se non fosse per la recente sospensione dei lavori da parte del Consiglio di Stato, che congela l’attività fino al prossimo 6 luglio. Il dissenso generale si è subito fatto sentire ma le condizioni del monumento palladiano, di giorno in giorno, si fanno sempre più precarie soprattutto in vista di possibili “brentane”.

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