Narra il mito:

“Dedalo, ospite del re di Cnosso a Creta, si innamorò di una schiava dalla quale ebbe un figlio: Icaro. A lui si attribuisce la costruzione di una mucca di legno nella quale Pasifae, figlia di Minosse, re dell’isola, si accoppiò con il toro inviato dal dio Poseidone. Da questa unione nacque il Minotauro che Minosse fece rinchiudere nel labirinto progettato dallo stesso Dedalo. Essendo a conoscenza della struttura del labirinto Minosse ordinò che Dedalo vi fosse rinchiuso al suo interno con il figlio Icaro.”

Dedalo dunque è il mitico inventore del labirinto, tema che trovò larga fortuna nel mondo antico, cambiò significato nel mondo medievale e divenne spunto di diletto in epoca rinascimentale.

Legato al mito del labirinto è quello di Teseo e il Minotauro. Ancora il mito ricorda:

“Quando Androgeo, figlio di Minosse, morì ucciso per mano degli ateniesi perchè aveva accumulato troppe vittorie ai giochi ateniesi disonorando così gli abitanti di Atene, il re per vendicarsi della città di Atene, all’epoca a lui sottomessa, decise che ogni anno 7 fanciulli e 7 fanciulle dovessero essere offerti in pasto al Minotauro. Teseo, figlio del re di Atene decise di unirsi ai tributi per sconfiggere il mostro. Arrivato a Creta, Arianna, figlia di Minosse, si innamorò di lui e gli fornì un aiuto per trovare la via di uscita dal labirinto, una volta ucciso il Minotauro: il celebre filo di Arianna. Uscito dal labirinto Teseo salpò con Arianna alla volta di Atene. Facendo scalo nell’isola di Nasso decise di abbandonarla; qui fu trovata dal corteo del dio Dioniso che la fece sua sposa.”

Tecnicamente con il termine “labirinto” si intende una struttura, di solito di vaste dimensioni, costruita in modo tale che chi vi entra difficilmente riesce a trovare l’uscita. Anticamente i labirinti erano unviari ( o unicorsali) vale a dire costituiti da un unico percorso che dall’ingresso portava al suo centro. Quattro erano nell’antichità i labirinti noti: Plinio, lo storico latino, nella sua Naturalis Historia menziona: il labirinto di Cnosso a Creta, quello di Lemno in Grecia, quello di Meride in Egitto e quello di Porsenna in Italia. Il labirinto non è tuttavia una costruzione tipicamente europea: se ne trovano infatti tracce anche presso i nativi americani dove un mito parla di un dio creatore che risiede al centro di un labirinto.

Il labirinto di San Vitale a Ravenna
Il labirinto di San Vitale a Ravenna

Abbiamo detto che il labirinto trovò soprattutto in epoca medievale il periodo di maggior fortuna. Il labirinto si è sempre prestato a molteplici interpretazioni di cui una delle più affascinanti è quella che vede il labirinto come un teatro all’interno del quale l’uomo tenta di trovare la retta via e di lasciarsi alle spalle il peccato e più in generale il male. Dall’origine pagana del labirinto il cristianesimo fa scaturire una reinterpretazione alla luce dei nuovi contenuti professati. Il labirinto diventa così l’allegoria del percorso tortuoso che porta alla salvezza dell’anima ed è comunemente denominato come “nodo di Salomone”. La sua raffigurazione prevede una serie di cerchi concentrici, interrotti in alcuni punti, in modo da formare un tragitto bizzarro ed inestricabile. Fin dall’inizio il labirinto, presente nei pavimenti di numerosissime chiese soprattutto in età gotica, fu considerato un percorso alternativo al pellegrinaggio in Terra Santa e veniva percorso in ginocchio in segno di mortificazione ed umiliazione per espiarsi dal peccato. Il pellegrinaggio all’interno della chiesa si svolgeva lungo un percorso spiraliforme e tortuoso che portava al centro con il fine di trovare la Gerusalemme Celeste, la città di Dio, il bene assoluto. La presenza dei labirinti all’interno delle chiese rimane comunque problematica soprattutto nell’aspetto riguardante la loro funzione. Con molta probabilità la chiave di lettura è duplice: da un lato una di dominio pubblico per i fedeli, dall’altro una di carattere occulto, riservata a degli iniziati. Questa duplice spiegazione rientra nel tipo di pensiero tipico del mondo medievale dove ogni cosa, soprattutto quelle presenti all’interno delle cattedrali, possedeva un duplice risvolto, uno pubblico ed uno segreto.

Labirinto della cattedrale di Chartres
Labirinto della cattedrale di Chartres

Il labirinto può essere quindi un’espressione allegorica dei poteri dell’artista in grado di padroneggiare spazio e tempo (ragione per cui gli architetti ne fecero un loro emblema), ma ne fecero un loro emblema, proprio a partire dal Medioevo anche gli alchimisti. Nonostante l’importanza che i labirinti rivestivano all’interno della scolastica medievale la maggior parte di quelli presenti è andato distrutto già negli anni finali del Medioevo. Le regioni sono molteplici: il labirinto era un percorso all’interno del quale i bambini giocavano e l’attività ludica non era vista di buon occhio; inoltre alcune vi vedevano sopravvivenze pagane; infine si riteneva che tramite i labirinti potessero tramandare i segreti dei costruttori.

I contenuti religiosi che avevano caratterizzato il labirinto negli anni del Medioevo spariscono completamente in epoca successiva soprattutto in epoca rinascimentale. L’uomo del Rinascimento, forte della propria soggettività, si emancipa dalla visione dell’uomo peccatore il cui unico scopo è redimere la propria anima. Il labirinto non è più un percorso di salvezza ma un percorso alla ricerca di se stessi. Pertanto anche gli spazi della posa si diversificano: non più chiese e monasteri ma  diventa ornamento e passatempo ludico in palazzi e giardini. Creato con siepi sempreverdi, al riparo dall’avvicendarsi delle stagioni e nell’illussione di poter sospendere il tempo, rispecchia il tentativo dell’uomo di domare il caos, il tempo e la natura.  Nel Barocco ritornano in parte i temi strettamente cristiani del Medioevo trasmutati nel rapporto tra realtà ed apparenza. Spinti dalle nuove scoperte geografiche ed astronomiche che spostano i confini del mondo e rendono l’universo illimitato porta anche l’uomo ad allargare i suoi orizzonti. Il labirinto diviene sempre più involuto e sinuoso, il percorso si fa ricco di varianti, incroci, bivi, finte e vicoli ciechi. Da unicursale il labirinto diviene multicursale. Il centro può essere raggiunto seguendo più di una strada indicando così che non esiste più nè un solo percorso giusto nè un solo comportamento valido. Nel secolo successivo il successo del labirinto inizia a declinare per poi tornare in auge solo all’inizio del Novecento, soprattutto nei giardini delle case della ricca borghesia che cerca di elevarsi nella scala sociale adottando modelli nobili.