A Trecento inoltrato anche a Padova sorse una Signoria, quella dei Da Carrara a partire dal 1338.

Com’era di uso i Da Carrara edificarono una regia, oggi quasi completamente scomparsa, ne rimane solo una loggia di due piani decorata da affreschi dai temi profani tratti dal repertorio classico o mitologico, segno che in corte si era completamente consci della nuova cultura che poi si sarebbe rivelata quella rinascimentale. Tali decorazioni ancora presenti appartengono alla mano dell’artista locale Guariento oggi ben rappresentato dai suoi angeli su tavola conservati presso il Museo degli Eremitani di Padova e provenienti dalla cappella privata dei Signori, che seppur ancora oscillante tra il gusto ornamentale medievale e bizantino della vicina Venezia, è ben conscio della naturalezza portata da Giotto qualche decennio prima nella Cappella degli Scrovegni. Giunta la sua morte furono chiamati a corte nuovi pittori quali Giusto de Menabuoi da Milano e Altichiero da Verona.

Quest’ultimo viene considerato il più geniale maestro del secondo Trecento in Italia settentrionale. Formatosi grazie agli sviluppi artistici portati da Giotto a Milano, Altichiero fu portatore di una severità monumentale utilizzata per descrivere le infinite varietà di atteggiamento dell’uomo. Egli concentrò la sua arte non solo su alcuni aspetti del soggetto e/o del secondo piano, come fece Giotto, ma portò, su tutto ciò che rappresentava, la su innovazione, con una meticolosità che si sarebbe ritrovata solamente nel Rinascimento. Due sono sono le opere più importanti: gli affreschi della Cappella di San Giacomo nella Basilica di Sant’Antonio a Padova e la decorazione dell’Oratorio di San Giorgio sempre a Padova. 

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