Il Parco Archeologico di Sibari si trova a Cassano allo Ionio, frazione di Sibari, in provincia di Cosenza. La Sibaritide fu centro della civiltà degli Enotri, che ebbe la sua massima fioritura nell’ Età del Ferro, prima di essere spazzati via dai coloni greci dell’Acaia nel 730-720. Qui nei pressi dell’omonimo fiume, oggi Coscile, fu fondata Sybari ( Σύβαρις ). Con i suoi 100.000 abitanti distribuiti su 500 ettari, fu fra le città più grandi della Magna Grecia, protetta secondo antiche fonti, da un circuito murario di circa 10 km. Raggiunto il massimo splendore nel 530 a C., quando vantava un vasto dominio anche all’interno e sul Tirreno, vent’anni dopo fu distrutta dai Crotoniati, che ne impedirono più volte la rifondazione.  I sopravvissuti di Sibari partirono per la madrepatria, dove ottennero l’aiuto di Atene per tornare in Calabria e rifondare la città. Risorta nel 444 a C., grazie all’intervento di Pericle con l’appellativo di Thuri o Turi dal nome di una vicina fonte, ebbe un impianto  urbanistico composto da una griglia ortogonale, secondo modelli già sperimentati nella madrepatria. Più tardi, in seguito ad una difficile e continua situazione di conflitto con i Lucani e Brettii, chiese aiuto ai Romani, che nel 194 a C. ne fecero la colonia latina di Copia Copiae, poi divenuta nuovamente Thuri o Turi. Nell’ 84 a C. fu trasformata in municipio e in periodo imperiale, nel I-III secolo, si sviluppò nuovamente. Nel corso del V-VI secolo d. C. iniziò a decadere a causa dell’impaludamento della zona. Un secolo dopo l’area era completamente abbandonata.  I resti vennero individuati e scavati a partire dal 1932 e con particolare intensità dal 1969. Le campagne archeologiche nella prima metà del novecento si erano limitate ad alcuni sopralluoghi da parte di Umberto Zanotti Bianco e, in seguito, anche di Paola  Zancani Montuoro , che aveva consentito di mettere in luce resti di strutture antiche.  Relativamente agli scavi, in località “Parco dei Tori”, nei pressi  S.S. 106, sono venuti alla luce resti di edifici, pozzi e fornaci, presumibilmente appartenenti ad un quartiere di artigiani  datati al VII-VI a C. Poco distanti, nel luogo “Parco del Cavallo”, sono invece visibili assi stradali incrociati, alcuni provvisti di canalizzazioni laterali, nei pressi dei quali si presentano sagome di un edificio con abside, un altro termale, alcune abitazioni private pavimentate a mosaico e un teatro romano. Verso il mare, la zona archeologica detta “ Casa Bianca” comprende resti di un complesso interpretato come “scalo di alaggio”, successivamente trasformato in necropoli.  Il 18 gennaio 2013 una forte alluvione ha provocato un allagamento all’area archeologica di Sibari, a causa anche dell’incuria dell’uomo. Venti mila metri cubi d’acqua hanno coperto interamente il parco archeologico. Dopo quattro anni dall’alluvione il parco archeologico è tornato fruibile grazie agli interventi di riqualifica e valorizzazione dell’intera area.

Bibliografia

Atti del Convegno “Paolo Orsi e l’archeologia del ‘900”, Rovereto, 12-13 maggio 1990, Supplemento agli Annali del Museo Civico di Rovereto, vol.6,1990.

De Juliis E., Magna Grecia. L’Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana, Bari 1996, 80 ss.. 155 ss.. 177 ss.. 231 ss..

Guzzo P. G., Le scoperte archeologiche nell’attuale provincia di Cosenza, con una guida all’area archeologica di Sibari, Trebisacce 1980.

Gli scavi del 1932 al Parco del Cavallo sono editi in Atti e Mem. Soc. Magna Grecia, N.S., III, 1960, p. iss., tavv. I-V (U. Zanotti Bianco) e IV, 1961, p. iss., tavv. I-XX (P. Zancani Montuoro).

Pugliese Carratelli, Le vicende di Sibari e Thurii, pp. 17-33.

Zancani Montuoro P., in Rend. Acc. Naz. Lincei, S. VIII, XVII,1962, p.i ss.; tav.I

<h3><strong>GALLERIA FOTOGRAFICA</strong></h3>

[nggallery id=96]