Sull’altura posta alla confluenza tra il Biscubio e il Candigliano che lambiscono l’abitato di Piobbico sorsero, a susseguirsi nel tempo, vari presidi militari finché all’inizio del XIV secolo la famiglia Brancaleoni decise di stabilirvi la propria dimora nobiliare. Fu il conte Antonio I (1437-1484), Capitano di Federico da Montefeltro da Urbino che, sotto lo stimolo della cultura urbinate, ad avviare i lavori. La facciata si innesta su un preesistente voltone ad arco acuto ultima testimonianza della torre di guardia del XIII secolo. A fine ‘500 sopra il voltone venne innalzata la torre dell’orologio, che presenta due facce, una leggibile dal cortile interno e dal palazzo, l’altra visibile dal paese. Per far funzionare questo duplice meccanismo, si ricorse ad un unico perno interno che muove le rispettive lancette ma in senso orario quelle esterne e insenso antiorario dal lato antistante il palazzo; si racconta che i nobili signori per guardare l’ora si avvalessero di uno specchio. Questa particolarità è rarissima. Ancora, la facciata del palazzo è resa meno severa dalla presenza di una loggetta dotata di balaustra marmorea. Varcando la cancellata si entra nel cortile di san Carlo Borromeo che prende il nome dall’Oratorio costruito nel 1587 da Antonio Brancaleoni per ricordare la visita ivi compiuta dal cardinale nel 1579. Alla destra della chiesa che presenta ancora elementi della sua decorazione barocca, si trova addossato il portale d’ingresso. Caratterizzato dalla decorazione a pietre bugnate, reca in alto il leone rampante sovrastato dalla croce seduta, stemma adottato dalla nobile famiglia dei Brancaleoni. Ai lati, il motto di famiglia 《Mite》 e 《Fiero》 in caratteri greci e la data Antonio Brancaleoni, 1587. Oltrepassando le due feritoie laterali si percorre il corridoio di accesso al portale del palazzo. Sopra di esso, una elegante loggetta attribuita a Bartolomeo Genga mentre per altri sarebbe di Lattanzio Ventura da Urbino. Entrati nel cortile d’onore si accede, tramite uno scalone al piano nobile. Antonio II, morto nel 1598, costruì l’appartamento nobile servendosi dei più celebri artisti di Urbino e ceramisti durantini: Federico Brandani, Giorgio Picchi, Giustino Salvolini. La Sala del Leon d’oro, così chiamata perchrperché al centro della volta campeggia, sorretto da quattro putti, l’arme dei Brancaleoni di Piobbico, il leone rampante e la croce seduta. L’appartamento nobile è decorato con stucchi dorati ad opera di Federico Brandani il quale non terminò l’opera per la sopraggiunta morte. Le pareti di questa prima sala erano ricoperte di cuoio bulinato, l’ornato per il sudfetto motivo si presenta incompleto. La successiva Camera Romana presenta una ricchezza di scene rappresentanti episodi eroici di vita romana in stucco e dipinte in un tripudio di colori. Questi affreschi sono attribuiti a Felice Damiani da Gubbio e gli stucchi sono del Brandani. Questa stanza era la camera della contessa Laura moglie di Antonio. Nei riquadri dipinti un duplice ritratto della famiglia di Antonio Brancaleoni con i figli e i servi, in posa e intenta alla caccia. Nella stanza sono esposti abiti che costituivano l’abbigliamento quotidiano dei conti, ritrovati nelle rispettive sepolture. Il camerino attiguo era la stanza da preghiera della contessa, nella nicchia la Deposizione di Cristo  nel sepolcro e sul lato opposto un finestrotto incorniciato da grottesche. Sul soffitto, episodi dell’Antico Testamento. In direzione opposta della stanza centrale del Leon d’oro, si trova la stanza alla greca che fu camera fel conte Antonio. Questa è  affrescata con episodi tratti dalla mitologia greca e romana attribuiti a Giorgio Picchi (1550-1599) pittore e ceramista durantino. Sotto una personificazione della poesia la firma del plasticatore Brandani. A destra rispetto all’entrata entro una nicchia un Presepio che ricorda quello dell’Oratorio di San Giuseppe ad Urbino, molto danneggiato. Il soffitto fecorato con stucchi dorati alternati a episodi di vita della Madonna tra listelli ornamentali.  Un’affascinante residenza rinascimentale ancora pressoché intatta. 

 

<h3><strong>GALLERIA FOTOGRAFICA</strong></h3>

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