Articolo curato dalla referente per la regione Puglia SELENIA DE MICHELE

 

Su un vasto altopiano, a circa 8 km da monte Sant’Angelo, si distinguono i ruderi di Santa Maria di Pulsano, edificata nel 591 sui resti di un antico tempio pagano, dedicato a Calcante, dai monaci dell’Ordine di Sant’Equizio.
Poco note sono le vicende storiche dell’Abbazia, sino al XII secolo, quando l’intervento di San Giovanni da Matera e della sua Congregazione Pulsanense la fece risorgere dal grave stato di abbandono in cui versava a seguito delle incursioni saracene. Sul finire del secolo successivo toccò, tuttavia, ai Celestini continuare a prendersi cura del cenobio, sino a quando non venne affidato in commenda. Nel 1500 il Cardinale commendatario Ginnasi provvide a far restaurare tutte le fabbriche dell’Abbazia che vennero, poi, quasi totalmente distrutte, insieme con il ricco archivio, dal terremoto del 1646. In seguito furono i Celestini di Manfredonia a reggere Santa Maria di Pulsano, sino alla emanazione delle leggi napoleoniche del 1806, eversive della feudalità; quindi la Chiesa ritornò al Patrimonio Regolare. Per molti anni l’intero complesso, di proprietà privata, versò in stato di abbandono e, sebbene abbia subito numerose manomissioni che hanno gravemente deturpato la sua tipologia originaria, ancora si distinguono le robuste mura e l’elegante ingresso del Convento.
Oggi l’Abbazia di Pulsano è tornata a nuova vita. Nel 1991, grazie al movimento “Cristiani Pro Pulsano”, costituito da volontari di Manfredonia e Monte Sant’Angelo si è avviato il recupero culturale e materiale del luogo, culminato, nel 1997, con l’insediamento di una comunità monastica birituale (latina e bizantina), organicamente collegata alle diocesi di Manfredonia-Vieste e di Piana degli Albanesi.
L’abbazia nelle forme attuali fu edificata ad opera del Beato Gioele, nativo di Monte Sant’Angelo e terzo abate generale dei monaci pulsanesi. Come si è già detto a seguito dello stato di abbandono e delle spoliazioni cui è stata soggetta l’abbazia era quasi impossibile fino a pochi anni fa ricostruirne l’assetto originario. Ad oggi l’accesso all’abbazia è dato da un portale esterno decorato da una raffinata fascia ornamentale con motivi vegetali a forte intaglio su cui si sovrappone una ghiera semilunata. Passato l’arco si prosegue per un vestibolo sul cui lato destro si aprono alcuni ambienti: un antico e pregevole camino monastico, celle, ambulacri, cortili, sottopassaggi ed altri ambienti non meglio identificati per via dei rimaneggiamenti e delle stratificazioni succedutesi nei secoli. Una sequenza di arcate di altezze diverse, procedente da est verso ovest, testimonia quella che probabilmente era la primitiva struttura della prima chiesa rupestre antecedente l’arrivo di San Giovanni da Matera. Proseguendo un secondo arco segna il posto dove doveva trovarsi l’antico portale d’ingresso del monastero. Oltre ci si ritrova in un piccolo cortile dove fino al terremoto del 1646 arrivava la navata della chiesa, ora accorciata a seguito del crollo di una o due campate. La facciata originaria della chiesa è andata perduta ed è stata completamente ricostruita conservando solo alcuni degli elementi originari. Vi si può ammirare una bella cornice trasversale sotto cui si apre l’ampio portale a tutto sesto in cui è intagliato un lungo tralcio di vite inframmezzato da decorazioni naturalistiche. Sopra la cornice vi sono due finestroni rettangolari ed un rosone. All’interno la chiesa ha un’unica navata coperta da volta a botte attraversata da tre grandi archi trasversali che poggiano su semipilastri addossati alle pareti. Sono inoltre presenti diversi archi ciechi che testimoniano come in antico la chiesa doveva avere una pianta molto diversa. La navata termina innestandosi in una cavità naturale, luogo sacro fin dai tempi antichissimi, usata come presbiterio ed abside. A quest’abside naturale sono collegate piccole cappelle che in realtà sono diramazioni della grotta. La prima è alla Natività della Madre di Dio, patrona dell’abbazia, quella a sinistra è dedicata al SS. Sacramento. In fondo all’abside si trova una fastosa edicola secentesca nella cui nicchia centrale era custodita l’icona della Madonna Odigitria di Pulsano, rubata nel 1966 ed ora sostituita da una nuova icona altrettanto bella seppur non antica: l’icona originaria era infatti risalente al XII secolo. Dinnanzi all’edicola è stato collocata l’antichissima mensa quadrata dell’altare di Pulsano, consacrata a Papa Alessandro III pellegrino sul Gargano nel 1177. sotto di esso sono stati conservati per secoli i resti di San Giovanni Abate e di altri monaci pulsanesi. Davanti l’altare sono stati collocati dalla nuova comunità monastica un coro ligneo e una sobria iconostasi adorna di splendide icone: apparato necessario rispettivamente per la recita del Divino Ufficio e per la celebrazione della messa bizantina.
L’abbazia è inoltre sede di una fornitissima biblioteca di oltre 17.000 volumi. Il patrimonio librario si suddivide in due settori principali: il primo, più consistente, raccoglie volumi di cultura cristiana; il secondo dedica una particolare attenzione alla storia del Gargano e delle sue antichissime comunità.

SITOGRAFIA
http://www.turismomontesantangelo.it
http://www.abbaziadipulsano.org

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