Articolo curato dalla referente per la regione Lazio VANESSA VITI

A circa 10 km dal centro storico di Veroli, nella zona di Casamari, sorge l’Abbazia Cistercense, lì dove un tempo vi era il municipio romano Cereatae così chiamato in onore della dea Cerere. Il nome Casamari ha origini latine e significa “Casa di Mario”, infatti qui nacque il console romano Caio Mario.
La “Cronaca del Cartario” che rappresenta il punto di riferimento fondamentale per ricostruire storicamente la fondazione del monastero, afferma che nel 1005 iniziarono i lavori di costruzione dell’Abbazia. Secondo i documenti alcuni ecclesiastici di Veroli scelsero Casamari come luogo dove riunirsi in un cenobio, utilizzando i materiali prelevati dai ruderi di un antico tempio dedicato a Marte, iniziarono a innalzare una chiesa in onore dei Santi Giovanni e Paolo. Alcuni storici contestarono la data riportata dal Cartario e stabilirono come data esatta il 1036. I primi ecclesiastici che presero i voti come monaci benedettini e si insediarono nel monastero furono: Benedetto, Giovanni, Orso e Azo. Tra il 1140 e il 1152 ai benedettini si sostituirono i cistercensi. Attualmente l’Abbazia di Casamari è la casa madre di una Congregazione Cistercense che conta 18 monasteri.
Dal punto di vista architettonico, l’Abbazia si presenta semplice e funzionale. La chiesa si innalza su un alto podio accessibile da una lunga scalinata, presenta un nartece (un atrio) con tre archi di entrata, quello centrale a tutto sesto e i due laterali a sesto acuto. L’ingresso principale è costituito da un grande portale rivestito da formelle in bronzo, sormontato da sette archi a tutto sesto, strombati e sorretti da colonnine, la lunetta superiore è decorata con motivi floreali con la tecnica del bassorilievo. La facciata a capanna presenta un rosone nella parte centrale e due monofore a sesto acuto ai lati di esso. La pianta della chiesa è a croce latina, con abside rettangolare, ha tre navate divise in sette campate con volte a crociera sorrette da robusti pilastri e semicolonne. Il chiostro dell’Abbazia è a pianta quadrata, su ogni lato vi sono quattro bifore con archi a tutto sesto sorretti da colonne di varie forme. Nel lato sud, in uno dei capitelli, sono raffigurati: Federico II di Svevia che visitò l’Abbazia nel 1221, il cancelliere Pier
delle Vigne e, probabilmente, il volto dell’abate di quel tempo. Intorno al chiostro sorgono i locali destinati alla vita monastica. Sul lato nord del chiostro si trova il refettorio: un grande salone diviso in due navate da una serie di colonne sormontate da capitelli ottagonali che sorreggono archi gotici. Il lato superiore della zona orientale ospita il dormitorio dei monaci, vi si accede sia dal transetto che dal chiostro. Dal braccio sud del chiostro è possibile arrivare ai giardini e ai locali adibiti a museo. La raccolta del museo è formata prevalentemente da reperti di epoca romana dell’antica Cereatae, ci sono inoltre resti paleontologici, manufatti di epoca preistorica e preromana. Nell’ala più occidentale del monastero trova spazio la Biblioteca, all’interno di essa vi è un patrimonio librario di circa 50.000 volumi, tra i quali manoscritti che risalgono al XIV e XV secolo.

Bibliografia:
Storia dell’arte italiana-Bertelli,Briganti,Giuliano-Electa Bruno Mondadori Veroli un percorso di storia e di arte
Sitografia:
www.casamari.it

<h3><strong>GALLERIA FOTOGRAFICA</strong></h3>

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