Articolo curato dalla referente per la regione Puglia SELENIA DE MICHELE

 

Candidato ai Luoghi del cuore del Fai nel 2018 il piano delle fosse del grano o Piano di San Rocco è l’ultima testimonianza di una modalità di conservazione del grano tipica della Capitanata. Piani simili si trovavano sparsi in tutto il territorio da Manfredonia a Lucera, da San Severo a Trinitapoli, ed anche nello stesso capoluogo dauno. Quello di Cerignola è il più esteso e meglio conservato: circa 600 fosse estese su una superficie di 26.000 metri quadrati. Nel 1991 il piano fu oggetto di una mostra che si proponeva di illustrare agli alunni delle scuole, all’interno della quale fu ospitata, l’importanza di un bene architettonico unico nell’area mediterraneo che necessitava e necessita tutt’ora di attenzioni continue e di interventi per la sua salvaguardia e valorizzazione.
Il primo documento che parla dell’esistenza delle fosse risale al 1225 (codice diplomatico barese volume X) ma solo nel 1581 si fa esplicito riferimento al piano antistante la chiesa di San Domenico. Tuttavia il sistema di conservazione del grano all’interno di fosse risale già al 6000 a.C. come testimoniato dalla loro presenza all’interno del villaggio neolitico di Passo di Corvo. Per la sua importanza il piano delle fosse fu sottoposto a vincolo tutelativo nel 1982 con decreto ministeriale.
Le fosse (dal latino fovea) sono depositi scavati in un terreno di consistenza tufacea, ne quali per secoli si sono conservati grano, orzo, avena, granturco, mandorle, fave ed altri cereali. La capacità media di conservazione si aggira intorno ai 500 quintali anche se alcune potevano arrivare addirittura a 1100. Le pareti interne erano tinteggiate a latte di calce, cui oggi è stato preferito il cemento, al fine di evitare il contatto diretto del prodotto con il terreno. Internamente erano poi rivestite in pietra o mattoni come il pavimento; l’imbocco sfiora la superficie ed è delimitato all’esterno da quattro elementi in pietra. Le fosse sono inoltre contrassegnate da un cippo lapideo sopra il quale è riportata la sigla dell’originario proprietario accompagnata da un numero progressivo e, spesso sul retro, l’acronimo “MG”: nel 1939 infatti la Magmeri – magazzini generali meridionali – acquistò 302 fosse da privati e dalla famiglia Pavoncelli. Le dimensioni delle fosse erano standard: di solito avevano una profondità di 5 metri ed un dimetro di 4,5 mentre l’imboccatura misurava circa 1,25. la fossa era infine chiusa da delle assi di legno a loro volta ricoperte da un cumulo di terra che serviva a far defluire l’acqua piovana. Le operazioni di infossamento e sfossamento del grano erano di competenza della Carovana sfossatori: tre compagnie articolate ognuna in cinque squadre da dodici operai per un totale di 180 persone. L’infossamento avveniva svuotando i sacchi di grano, trasportati dalle campagne su carretti, nelle fosse. Lo sfossamento prevedeva invece che un operaio scendendo nella fossa riempisse di grano i cesti che gli altri quattro operai della squadra calavano e tiravano poi su riuscendo a movimentare 120 quintali di prodotto all’ora.
Ad oggi le fosse ancora attive sono circa 200 ed è possibile visitare l’intero complesso.

SITOGRAFIA:

http://www.comune.cerignola.fg.it/cerignola/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/20065

http://www.ilmercadante.it/?p=1053

https://www.fondoambiente.it/luoghi/piano-delle-fosse