L’ARTE CICLADICA, L’ARTE MINOICA E L’ARTE MICENEA, OSSIA I PRODOMI DELL’ARTE GRECA

Nell’età del bronzo (3000-1200 a.C.) fiorirono tre civiltà: quella cicladica nel mar Egeo ad est di Creta, quella Minoica a Creta e quella Micenea principalmente con le città di Tirinto, Pilo e Micene.

L’arte CICLADICA (3300 – 1100 a. C.) si sviluppò presso le isole Cicladi (un gruppo di isole greche nel Mar Egeo così chiamate per la loro disposizione a cerchio intorno a Delo, situate a sud dell’Attica e dell’Eubea). L’arcipelago anticamente secondo lo storico Strabone era composto originariamente solo da dodici isole: Ceo, Citno, Serfanto, Milo, Sifno, Cimolo, Paro, Nasso, Siro, Micono, Tino e Andro.

L’arte Cicladica era caratterizzata inizialmente dalla realizzazione di opere con strumenti in ossidiana, commercializzata ampiamente con la città di Milo. Gli artisti realizzavano taglienti utensili in questo materiale sostituito poi dal bronzo e rame. Altri importanti materiali per la realizzazione e la creazione di opere d’arte e manufatti erano il marmo bianco e l’argilla. Quest’ultima era usata per realizzare vasi globosi o cilindrici, con piedi troncoconici, anse semilunate e pissidi circolari. La decorazione tipica sul vasellame cicladico è la spirale continua, incisa con cura. Spesso essa è accompagnata da una figura di nave schematica che ne richiama l’attività primaria della civiltà.

Il marmo, abbondante anch’esso, era funzionale alla scultura di idoli da porre come corredo funebre, come dee nude dalle braccia conserte e suonatori di arpa e doppio flauto.

Questi idoli mantengono la forma astratta a violino, piatta, con incisioni per il sesso o le dita e accenni ai seni.

I volti sono piatti semiellittici, con veduta frontale, con la sola sporgenza plastica del naso. Raramente si arriva alla figura a tuttotondo, come nel caso della statuetta rappresentante il suonatore di lira seduto, probabilmente grazie
alle influenze dell’arte cretese.

L’arte MINOICA o cretese (2000- 1450 a.C. sviluppatasi nell’isola di Creta a sud del Peloponneso). La civiltà Minoica deve il nome al mitico re Minosse che l’aveva portata allo splendore. Sir Arthur Evans, scopritore della civiltà all’inizio nel ‘900, classificò la produzione artistica dei minoici in tre periodi: minoico antico, minoico medio e minoico tardo, ciascuno suddiviso in tre fasi.

Fase del MINOICO ANTICO è caratterizzata dalla ceramica grigia a stralucido detta di Pyrgos, con vasellame a calice su alto piede troncoconico, e con decorazioni semplici ad incisioni sottili, di gusto ancora neolitico.

Quasi coeva, quella di Haghios Onouphrios, ha un nuovo gusto decorativo, con pittura rossa e bruna su fondo bianco,con fascie rosse sottili. Ancora più vivace è l’arte detta di Vasilikì, con la chiazzatura a fiamme della superficie dei bicchieri, delle teiere, dei boccali a lunghissimo becco.

La decorazione del vasellame è ricca di motivi geometrici, vegetali e animali, specialmente curvilinei e spiraliformi. I ceramisti erano molto ispirati dalla natura, spesso ad esempio, le prese dei sigilli, divengono molto plastici e assumono forme animali come scimmiette, uccelli, cani e leoni, ciò denota un’attenta osservazione della natura.

Le case minoiche erano molto semplici, come quelle cicladiche, ma ad essere protagoniste erano soprattutto le tombe, che assumono forme grandiose (specialmente nella Creta meridionale), molto ampie per contenere i resi di molti individui, esse prendono la forma a tholos con mura in pietra circolare con una falsa cupola con lastre sovrapposte aggettanti.

La Fase del MINOICO MEDIO (1850-1580 a.C.) sviluppò le forme e le tematiche della fase precedente, portando soprattutto l’architettura ad alti livelli. È infatti questo il momento in cui sorsero i palazzi dei principi, attorno ai quali ruotava la vita sociale ed economica della comunità. Fra questi i più importanti furono sicuramente quelli di Cnossos, Festos, Kato ZaKro, Mallia, Mari, Arkanes, Haghia Triada,Gurnià. Essi erano sistemati su un pianoro con varie terrazze degradanti, avevano un cortile centrale ampio rettangolare, porticato attorno cui si aprivano i vari vani, un altro cortile esterno era posto ad ovest per le cerimonie pubbliche e adibito a vani magazzino per la conservazione dei generi alimentari.

La ceramica in questo periodo è molto abbondante, la tecnica dell’ornato chiaro sul fondo scuro prende il sopravvento. Ai colori classici si aggiungono i gialli, gli arancioni, i rossi vivaci, tipici dello stile detto di Kamares.

La tecnica produttiva si raffina, nelle forme e nello spessore sottilissimo, il decorativismo esplode in una sovrabbondanza di forme geometriche, floreali, animali spesso fusi fra loro. Compaiono le figure umane ridotte a schema lineare fusi con figure di pesci. Anche in questo caso è la natura che ispira il ceramista, a Cnosso in particolare, trionfa la stile naturalistico con la decorazione tipica del bianco su fondo bruno con linee sottili a rappresentare fili d’erba e fiori come margherite e grochi, attestati anche sulle pareti degli edifici.

Nel minoico medio prolificò anche la piccola plastica in terracotta, con statuette e teste di figure maschili e femminili, con vitini di vespa e torso triangolare, le braccia sono atteggiate in modo vivace, come per un rituale di danza.

La raffinatezza dell’arte minoica raggiunse l’apice nell’oreficeria con un moltiplicarsi di dettagliati pendagli, diademi, spilli, con motivi floreali ed animali.

Un’ulteriore spinta artistica si raggiunse nella fase del MINOICO TARDO ( 1580 – 1450 a.C.) persiste la ceramica con vernice bruna su sfondo chiaro, ma scompare quella colorata di Kamares, compaiono nuove forme con vasi sferici detti rhytà, vasi piriformi, conici e la brocca a falso collo. La decorazione in un primo momento si mantenne sul genere naturalistico e astratto,

poi apparsero i motivi marini, con guizzanti polpi con i particolari delle ventose e tentacoli sinuosi che sembrano attorcigliarsi e occupano tutta la superficie del vaso.

Altrettanto presenti sono figure di pesci, stelle marine, conchiglie, coralli, alghe, contorni rocciosi e gli argonauti. Le stesse decorazioni, con enfatizzazioni di fiori e foglie sono presenti nelle pitture parietali degli edifici.

 

Si fanno sempre più presenti le figure umane, rappresentate in scene di vita quotidiana, con scene di caccia, danza, riti, lotta, cerimonie e giochi. Fra queste emblematica è la tauromachia, ossia la lotta dell’uomo con un toro, con balzi e salti fino ad afferrare l’animale per le corna.

Infine sono attestate anche decorazioni miniaturistiche, si arriva a rappresentare folle di persone che assistono a cerimonie vivacemente gesticolanti. Ne sono esempi calzanti le pitture su rhyton priforme con animata folla di uomini armati di tridente, preceduti da suonatori e guerrieri, interpretate come celebrazione del ritorno dei guerrieri o dei mietitori.

Altrettanto vividi sono i vasi a forma di protome taurina o leonina.

Le stesse scene rituali rappresentate sulla ceramica trovano infine posto, in modo ancor più miniaturistico, sui gioielli in oro e gemme.

In quest’ultima fase dell’arte minoica spicca per raffinatezza e varietà la produzione di Cnossos la cui produzione verte attorno al palazzo, tanto da essere denominata dagli studiosi proprio “arte di Palazzo” che riunisce tutte le forme e i motivi decorativi finora descritti ma li compone in una sintassi più spaziata, simmetrica, rigida, con un effetto di fredda eleganza. Lo stesso può dirsi della pittura parietale, che predilige le figure in processione ossia in composizione paratattica (gli uni accanto agli altri senza sovrapposizioni), ne sono un esempio gli affreschi del corridoio delle processioni del palazzo di Cnossos con le figure del portatore di rhyton, o quelle con scene di conversazione, al piano superiore o ancora i grifi araldici della sala del trono.

Questa particolarità dell’arte di palazzo con le sue pitture, la ceramica e le armi dei corredi funebri, insieme alla scrittura definita lineare B attestata nelle tavolette di argilla, prova che vi erano evidenti rapporti con il continente greco. Lo scopritore del palazzo di Cnossos, sir Evans, riteneva che Creta avesse avuto un’influenza sull’arte greca del continente, molti studiosi invece affermano proprio il contrario, tuttavia resta indubbia la ricca corrispondenza e i rapporti sociali, commerciali ed economici fra l’isola di Creta e il Peloponneso.

L’arte MICENEA ed elladica traggono origine da quella minoica a partire dal XVI secolo a.C. ed era inizialmente molto semplice, modesta, con vasellame a decorazioni lineari rosso brune, con forme coniche o cilindriche. L’intensificarsi degli scambi commerciali e culturali fra Micene e Creta presto divenne motivo di influenze e sviluppo dell’arte micenea, e della civiltà stessa, la cui grandezza è attestata soprattutto dai resti di imponenti tombe e i relativi corredi.

Gli scavi archeologici dell’antica Micene a circa 120 km sudovest di Atene, sorgeva su un’acropoli di forma triangolare, furono avviati da Kyriakos Pittakis nel 1841 che scoprì e restaurò la porta dei leoni. Nel 1874 e nel 1876 Heinrich Schliemann, riprese gli scavi e furono scoperte le tombe di alcuni re di Micene, insieme ai corredi funebri come la maschera di Agamennone.

La necropoli si presenta con due recinti funerari circolari di tombe a fossa, uno poi ricompreso nelle mura cittadine intorno al XVI secolo a. C.

Si tratta di tombe regali di una prima dinastia micenea, la cui profusione di oggetti d’oro attesta una nuova grande potenza. La tholos micenea è una delle espressioni più significativa dell’architettura di questa civiltà.

La camera funeraria circolare è scavata nel pendio di una collina ed è rivestita con blocchi squadrati ad anelli restringenti a formare una cupola ogivale a falsa volta. Per gravitazione dei blocchi la porta con l’architrave e gli stipiti monolitici, assume anche il ruolo di un triangolo di scarico dei pesi. Il lungo dromos (un corridoio a cielo aperto di varia lunghezza, scavato nel terreno o ricavato nella roccia, che conduce all’ingresso di una sepoltura, le cui pareti tendono generalmente ad aumentare d’altezza man mano che si procede verso la tomba) si riveste progressivamente di blocchi, fino a raggiungere lo sviluppo tecnico massimo nei circoli di tombe di Micene.

Fra il primo e il secondo recinto di tombe, si assiste progressivamente a una maggiore ricchezza dei corredi. La ceramica mostra le influenze cretesi con motivi a uccelli, floreali e spirali, i vasi d’oro e d’argento hanno forme più cretesi che elladiche con eccezioni notevoli come la famosa coppa di  Nestore con le colombe sulle anse.

Precipue della cultura artistica micenea sono le maschere funerarie in oro che non sono mai presenti nella cultura minoica, così come particolare vasellame in oro. Armi e sigilli, da corredo funebre in bronzo con inserti in metalli preziosi, decorati con stile miniaturistico che mescola contemporaneamente figure umane, animali e floreali, riempiendone tutto lo spazio con briosa vena narrativa.

Contemporaneamente all’architettura funebre si sviluppò quella difensiva, con la creazione di potenti cinte murarie, raggiungendo grandiosa monumentalità nella cosiddetta Porta dei leoni a Micene, bastioni e nelle gallerie di Tirinto, con una tecnica definita ciclopica.

All’interno delle mura sorgeva il palazzo con una razionalizzazione degli spazi raccolti intorno ad una corte centrale, molto più piccola rispetto ai palazzi minoici. La sala di rappresentanza, il megaron, ha un portico a due colonne e i pavimenti sono dipinti a scacchiera, con motivi astratti e marini, polpi e delfini. Non mancano anche i temi della caccia, della guerra e quella processionale. Essi prendono vivacità miniaturistica e le figure si scaglionano a vari livelli su un unico piano dipinto su fondi gialli, azzurri, rossi, bruni.

Per quanto riguarda la produzione di vasi dipinti, dopo il perdurare delle prime fasi dei motivi marini, floreali e animali con una crescente schematizzazione e semplificazione, si inizia a produrre vasellame di grandi dimensioni, crateri decorati con carri da guerra e da caccia, con tori, uccelli cervi e pesci, traducendo in ceramica il decorativismo parietale.

Tuttavia la decorazione divenne sempre più schematica e serrata, spesso con linee ondulate.

Le possenti cittadelle micenee subirono le distruzioni causate da violenti terremoti fino alla loro completa sparizione intorno al 1200 a C, gli eventi sismici posero fine ad un periodo di decadenza e crisi della civiltà già presenti nei secoli precedenti. Ma da questa cultura ne nascerà un’altra, quella cosiddetta classica, che portava in sé il germe di quelle precedentemente affacciate sul mare greco, e che vide il suo fulcro in Atene.

 

 

 

 

 

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