Per il progetto Discovering Italia oggi vi porto con me nei sotterranei della mia città.

La fondazione di Rieti risale all’età del ferro (IX-VIII a.C). Così come la fondazione affonda le proprie radici nella leggenda, anche i primi contatti con l’Urbe sono legati ad eventi mitici: nell’VIII a.C. i Sabini vennero attratti con l’inganno a partecipare a dei giochi gladiatorii da Romolo, re e mitico fondatore della città di Roma. Una volta giunti lì, i Sabini, vennero derubati del loro “bene” più prezioso: le donne; poiché esse, data la loro rinomata bellezza e fertilità, dovevano ripopolare l’Urbe.

Ovviamente Tito Tazio, re dei Sabini, dichiarò guerra a Roma. Tuttavia il conflitto fu evitato grazie al coraggio delle donne: elle decisero di immolarsi e sposarsi con i loro aguzzini affinché non si giungesse ad uno scontro armato.

Proprio grazie a loro, non solo si evitò il conflitto, ma i Sabini e i Romani iniziarono una vera e propria collaborazione (talmente forte che poterono espletare ben due re fra i mitici sette re di Roma: Numa Pompilio e Anco Marcio).

Tuttavia, la città di Rieti venne assoggettata nel 290 a.C. e ridotta allo status di civitas sine suffragio.

A quest’epoca risale la bonifica del Lacus Velinus operata dal console Manio Curio Dentato. Egli trasformò il lago in fiume (esistente tutt’ora) bonificando la zona sottostante. Creò un ponte e lo collegò ad un viadotto rialzato e scavato da fornici: la via Salaria. Tale viadotto doveva raggiungere la città che allora si espletava nel Foro (oggi a posto del Foro romano vi è la piazza principale dei Rieti, Piazza Vittorio Emanuele II).

Proprio sopra quel viadotto – antica Via Salaria – oggi vi è l’arteria centrale della città, via Roma. Sopra ai fornici della via salaria, in epoca medioevale, sorsero i palazzi delle famiglie più abbienti.

Ancora oggi l’ingresso per i sotterranei si effettua passando attraverso uno di questi edifici, palazzo Napoleoni, costruito proprio sopra un arco del viadotto (poi tamponato durante il XIV secolo).

L’ambiente è freddo e umido poiché la prima parte da esplorare è composta da pietra sponga, la quale assorbe, filtra e rigetta l’acqua che arriva dalle strade sovrastanti.

I sotterranei bisogna immaginarli non come sono oggi, ovverosia scuri e isolati, bensì bisogna come attivi e ricchi di vita. Proprio lì sotto, durante il medioevo, si impiantarono taverne, botteghe di fabbri, scalpellini, artigiani ecc. Ma se di giorno fungevano da “gallerie commerciali” ante litteram, di notte erano estremamente pericolosi. Gli Statuti comunali del XIV secolo imposero alla famiglia Napoleoni, che aveva la propria dimora nel I e II piano sopra i sotterranei, di chiudere i viadotti poiché erano troppo pericolosi.

Quei luoghi misteriosi, dunque, vennero sottratti alla vita cittadina e furono utilizzati dalle famiglie patrizie soprastanti come delle taverne personali.

Questi luoghi rimasero al buio e in silenzio per secoli, finché durante il secondo conflitto mondiale vennero riutilizzati dalla popolazione come rifugio per evitare i bombardamenti (che rasero al suolo, nel 1943, la zona antistante detta Borgo).

Da questo moneto in poi – ci troviamo proprio sotto l’attuale via Roma- si passa da un palazzo ad un altro: esploriamo ora i sotterranei di palazzo Vecchiarelli.

Qui sotto lavorò l’architetto che successivamente realizzò l’edificio di Mariano Vecchiarelli, uno dei nomi più importanti del Cinquecento: Carlo Maderno. Egli divise in ambiente i sotterranei del Vecchiarelli per dare sostegno statico al palazzo che abreve avrebbe cominciato in superficie. Con sé egli portò suo nipote, Borromini, il quale realizzò la bellissima scala elicoidale,in travertino e marmo di Carrara, che dal sotterraneo porta al palazzo antistante.

L’ultimo ambiente da visitare prima di riemergere in superficie è quello parallelo (ma sotterraneo) al cosiddetto “teatro di pietra” del Vecchiarelli.

Qui il Maderno si trovò dinanzi ad una bellissima cisterna di epoca romana (il cocciopesto della base recuperato dagli archeologi a circa 20 metri di profondità è di I d.C.) utilizzata ed innalzata durante il medioevo; e di fronte ad un bellissimo resto di colonna romana relativo ad un tempio di I d.C. Il resto della colonna venne enucleato all’interno di una sorta di pozzo; si capisce: per il Vecchiarelli era un pregio avere resti di antichi fastigi all’interno della propria abitazione.

Una volta usciti dai sotterranei ci troveremo all’interno del cortile del palazzo, detto teatro di pietra per l’ottima acustica. Fu infatti utilizzato dalla famiglia come tetro personale per allietare i loro amici e ospiti.