A vederla da lontano l’antica “Ausculum”(ossia fonte), centro di origine preromana abitato dai Dauni, sembra un piccolo agglomerato di case arroccate sulle distese verdi del Tavoliere, tutte vicine e fitte quasi a volersi proteggere l’un l’altra. Ma è il cuore del paese a custodire un vero e proprio tesoro, solo di recente valorizzato in Italia ed oggetto di travagliate vicende degne di un giallo. All’interno del polo museale sono infatti custoditi i marmi policromi di Ascoli Satriano, reperti unici e di inestimabile valore.
La straordinaria scultura è alta 95 cm e lunga 148 cm ed è costituita da una coppia di grifi, animali fantastici dal corpo di leone e la testa di drago, rappresentati con fine realismo mentre azzannano un cerbiatto ormai disteso al suolo. Si tratta di un sostegno per mensa ed è parte integrante di un corredo funerario di una tomba macedone. Del tutto peculiare è lo stato di conservazione della policromia del gruppo scultoreo che documenta l’uso di diverse tipologie di pigmenti per tratteggiare i particolari. Si passa infatti dal rosa usato per definire le linee incise dell’attacco del piumaggio al corpo e l’interno delle narici al giallo, nella variante giallo/beige che definisce i corpi dei grifoni, a quello più intenso utilizzato per il corpo del cerbiatto, al rosso utilizzato per le teste dei grifi e per il sangue della preda che cola dalle loro fauci, all’azzurro delle ali, al bianco usato per sottolineare la scanalatura profonda delle piume, al verde impiegato per definire la base rocciosa. Completa il complesso di marmi policromi anche un bacino rituale, detto podanipter, al cui interno è raffigurata la scena del trasporto delle armi che Efesto forgiò per Achille su richiesta della madre Teti. Anche in questo caso colpisce la vivace decorazione policroma così come l’alta qualità del marmo utilizzato, quello cristallino e trasparente scavato in galleria nell’isola di Paro che i greci riservavano ai capolavori della scultura.
La bellezza dei Grifoni è tanta e tale da meritare l’esposizione presso l’Expo tenutosi a Milano nel 2015 e la fortunata avventura milanese non si è conclusa qui. I Grifoni sono infatti detentori di un record molto significativo: sono il primo reperto archeologico della provincia di Foggia ad esser finito nella straordinaria bacheca ARTS & CULTURE del Google Cultural Institute dov’è possibile ammirarli in altissima definizione fin nei più piccoli particolari. Nella collezione Art & Culture figurano due schede distinte dedicate al reperto: la prima è un’immagine che raffigura l’opera permettendo appunto l’ingrandimento di tutti i dettagli; la seconda ospita un’interessante presentazione a cura del Soprintendente dei beni archeologici della Puglia, Luigi La Rocca, che ricostruisce la storia del reperto, la stessa che rende ancora più affascinante l’opera. Parlavamo infatti di un giallo ed è giunto il momento di svelarlo.
La storia dei Grifoni comincia in una notte tra il 1976 e il 1978 quando un gruppo di tombaroli riuscì ad entrare per primi nella tombe di un’elitè principesca dauna. Davanti a loro si apre la camera funeraria della famiglia e qui vedono qualcosa di mai visto prima: al centro della camera trovano insieme al corredo funerario il grande bacino di marmo bianco decorato preziosamente con un dipinto e dietro qualcosa di ancora più straordinario, un sostegno per mensa in marmo orientale raffigurante una coppia di grifi, appunto, intenti nell’atto di azzannare un cerbiatto. Le ali dipinte di giallo ed azzurro spiegate verso l’alto ed una cresta rossa. Attorno a questo un cratere decorato con una corona d’oro a foglie d’edera ed altri pezzi minori. I reperti vennero subito smembrati. Alcuni di essi, frammentari, furono sequestrati dalla Guardia di Finanza e conservati in casse all’interno dei magazzini della Soprintendenza di Foggia, dove se ne persero le tracce in attesa del processo. Altri pezzi, i più pregiati costituiti appunto dai grifoni e dal podanipter, furono venduti dai tombaroli ad un famoso mercante d’arte, Giacomo Medici. I pezzi finirono tramite un noto trafficante internazionale, R. Symes, nella collezione di M. Tempelsmen, magnate di miniere e mercante di diamanti belga/americano. Ancora una volta tramite la mediazione di Symes i due straordinari oggetti pagati rispettivamente 5,5, e 2,2 milioni di dollari furono venduti, insieme alla statua di Apollo, anch’essa trafugata da una villa presente nel territorio di Ascoli, al J. Paul Getty Museum di Malibù in California. Nel 1985 il curatore della sezione di arte antica del Getty Museum Houghton venne a conoscenza della provenienza illegale degli oggetti acquistati da Tempelsmen dallo stesso Medici che dichiarò di aver acquistato nel 1976 o 1977 i pezzi e di averli rivenduti a due trafficanti internazionali: Symes ed Hecht. Quest’ultimo confermò ad Houghton che la provenienza dei manufatti era ad Ortanova, base dei tombaroli. Intanto uno dei due tombaroli, Savino Berardi, gravemente ammalato, poco prima di morire nel 2002, indicò ai marescialli dei Carabinieri Salvatore Morando e Roberto Lai il sito di provenienza nel territorio di Ascoli Satriano e , chiedendo ai militari di riportare i Grifoni in Italia, rivelò che gli fu sequestrato anche altro materiale. I carabinieri avviarono allora una complessa indagine negli archivi dell’ex procura di Ortanova, le cui competenze erano state trasferite nel frattempo nel comune di Cerignola. Tra faldoni ormai destinati al macero trovarono i documenti risalenti al 1978 e mediante uno scavo nei magazzini della soprintendenza di Foggia riscoprirono la cassa a nome Berardi con 19 pezzi di marmo sequestrati. È il 5 Maggio 2006. A questo punto le due vicende tornano ad intrecciarsi nell’ambito di un processo per commercio illegale di reperti archeologici contro il trafficante Hecht e l’archeologa Marion True che nel 1986 aveva sostituito Houghton come curatrice della sezione di arte antica del Getty. Angelo Bottini, all’epoca soprintendente archeologo di Roma, riconosce l’alta qualità dei reperti recuperati dai carabinieri e stabilisce un collegamento con gli oggetti acquistati dal Getty. Dopo lunghe trattative condotte dal Ministero per i Beni e per le attività culturali, a 22 anni dall’acquisto effettuato nel 1985, i reperti sono stati restituiti all’Italia il 1 Agosto del 2007. Nel 2010 il Ministero ha disposto il “ritorno a casa” ad Ascoli di questi straordinari manufatti.

I grifoni sono visitabili presso il Polo Museale di Ascoli Satriano dal Martedì alla Domenica dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle ore 16:00 alle ore 19:00.

SITOGRAFIA:

La magia dei Grifoni che incanta Ascoli Satriano

http://www.comune.ascolisatriano.fg.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idservizio/20029/idtesto/103

I Grifoni di Ascoli approdano su Google Arts & Culture