Civiltà artistiche millenarie si erano sviluppate in Mesopotamia, in Egitto, a Creta, prima che l’arte greca nascesse, ma essa al suo sorgere si afferma subito in modo capillare e con forza inarrestabile. Ciò che caratterizzava l’arte precedente era il forte legame e lo scopo con cui essa nasce, ossia era legata alla religione, ai suoi riti e funzioni, non aveva un particolare fine estetico. Questo è anche il motivo per cui per lungo tempo essa resta quasi invariata e non pare subire grosse influenze da parte di altre civiltà. Pensiamo ad esempio all’arte egizia che per secoli è invariata, piuttosto scevra di influssi esterni, poiché legata alle rigide credenze religiose che dettano stile e sono funzionali soprattutto alla decorazione interna ed esterna delle monumentali tombe.

L’arte greca si presenterà come un fenomeno del tutto nuovo rispetto le arti precedenti, delle grandi civiltà passate come quelle mesopotamica, assira o egizia, ma ha senz’altro legami con le precedenti arti monoico e micenee. In particolare l’arte cretese era giunta nel continente greco nell’età del bronzo e si era diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo.

L’arte greca è diversa però perché avrà non solo una funzione legata all’ambito religioso, ma anche estetica e arricchirà i suoi temi anche con la mitologia e i racconti epici. Il fulcro di tutto sarà Atene, dove si manifesta più precocemente e in forme più elevate e significative nel linguaggio artistico nella prima fase del suo sviluppo, ossia nel periodo proto geometrico che segna l’inizio di una nuova civiltà. In questo periodo di trapasso fra la decadenza e la scomparsa della civiltà cretese e lo sviluppo dell’arte greca del continente, l’unica manifestazione d’arte è la ceramica.

IL PERIODO PROTOGEOMETRICO   Lo sviluppo e la diffusione della ceramica di stile proto geometrico inizia ad Atene sullo scorcio del XI secolo a.C. e si sviluppa per tutto il X a.C, ricollegandosi per qualche forma alla ceramica micenea ma apportando significative trasformazioni. I ceramisti si limitano a poche forme ma ben definite, organiche e funzionali. Alla fantasiosa varietà micenea si oppone una rigorosa selezione tipologica di circa 11 forme principali: l’anfora a collo distinto con anse sul collo, sulle spalle o sul ventre; la brocca a bocca triloba, la lèkythos, il cratere, lo skỳphos profondo su piede conico, la coppa su piede conico con una sola ansa, il kàntharos con due anse, il kàlathos di forme analoghe, il piatto,la pisside, il tripode. A differenza dei vasi micenei che avevano forme espanse e rigonfie con profili continui e curveggianti, la ceramica greca ha una netta articolazione delle varie parti, con una partizione netta e chiara con una forma generalmente globulare che tende al progressivo snellimento.

Anche la decorazione ricorda l’influsso miceneo, ma l’arte protogeometrica diventa più rigorosa e precisa, con cerchi perfettamente regolari e concentrici,

le linee e gli spazi sono regolari con uguale spessore e perfettamente paralleli. L’ornato rientra in schemi sintattici aderenti alla struttura del vaso, mettendo in evidenza alcune sue parti, come il labbro, il piede, le anse, che spesso vengono dipinti di nero per creare un distacco visivo dal resto, e nella superficie del vaso vi è una precisa ripartizione decorativa degli spazi, con cerchi concentrici, rombi, triangoli, reticoli e scacchiere, fino a riempire gli spazi vuoti con vernice nera nella fase di maggiore maturazione dello stile che vede via via anche la scomparsa poi dei motivi circolari e a semicerchio, nonché delle linee ondulate, si afferma poi l’ornato rettilineo e il motivo a menandro che saranno tipici dello stile geometrico vero e proprio, ma prima di giungere a questo punto fra le prime figure che compaiono fra i motivi geometrici nella ceramica attica del X secolo vi è quella del cavallino, stilizzato ma riconoscibile dagli arti filiformi.

LO STILE GEOMETRICO   1150-750 a.C circa. E’ un’evoluzione del protogeometrico e si arricchisce di forme e di motivi. La forma dei vasi diviene sempre più articolata, slanciata ed armonica e raggiunge notevoli dimensioni nei crateri e nelle anfore, fino a 1,75 mt usati come sèma sulle tombe a cremazione. La decorazione preminente e caratterizzante diventa il motivo a menandro tratteggiato. Nella fase matura di questo stile tutta la superficie del vaso finisce per diventare un’interrotta successione di fasce decorative, che scandiscono ritmicamente l’architettura della forma, riempita di catene, di rombi, menandri,zig zag, di punti e denti di lupo.

Iniziano ad apparire anche figure umane e cavalli, entrambi stilizzati, dipinte a silhouette, con vernice nera, in modo schematico, con il torso di prospetto di forma triangolare braccia piegate ad angolo e gambe di profilo filiformi, le teste hanno come unico elemento plastico accennato sporgenze accennate per il naso e il mento, come nel caso del cosiddetto pittore del Dipylon

a cui si può attribuire un vero e proprio stile, molto raffinato. Si tratta di vasi la cui decorazione presenta horror vacui con scene rituali di pròthesis, processioni con trasporto del defunto e cortei funebri, o di lotte e duelli di guerra, essendo essi usati come séma tombale o corredo funerario. Tuttavia iniziano ad apparire, nella fase più avanzata dello stile geometrico, anche scene di navigazione e naufragi con richiami epici e stile narrativo, come sull’oinochoe di Monaco,

gli spazi sono completamente occupati dalla decorazione e oltre al cavallo iniziano ad essere dipinti anche altri animali, come gli uccelli, in posa eretta e schematizzati, in file serrate, ma anche cervi, capre.

Nell’ultima fase del geometrico riappaiono nei corredi funebri statuette bronzee o in legno, di guerrieri, della dea nuda, di cavalli nonché gioielli e diademi in oro e bronzo con cesellature e rilievi con la rappresentazione di corse di carri, del leone, del centauro dei cigni, accompagnati sempre da simboli geometrici, primo fra tutti il meandro.

La corrente artistica orientalizzante LO STILE PROTOCORINZIO 750-680 a.C. circa

Gli ultimi decenni dell’ VIII secolo vedono un intensificarsi di rapporti con l’oriente sia attraverso i commerci fenici che attraverso i traffici commerciali delle città greche del continente con quelle sorte sulle coste anatoliche, nonché grazie ai rapporti con le colonie greche che hanno scambi con il Mar Nero e con la Sicilia e tutta la Magna Grecia.

La principale città artefice di questo nuovo stile è Corinto, situata nella periferia del Peloponneso centro meridionale, che s’inserisce con i suoi prodotti ceramici nella vasta rete di rotte commerciali esistente, proponendo i suoi manufatti ad altissimo livello tecnico e stilistico, imponendosi ovunque.

Fra il 725 e il 700 a.C. Corinto domina i mercati diffondendo le sue oinochòai e i tipici arỳballoi dapprima rotondi che diventeranno poi nel VII secolo ovali e piriformi. All’inizio del VII a.C lo stile corinzio introduce le figure a silhouette piena a vernice nera a cui vengono aggiunti tocchi di colore rosso e bianco con incisioni per definire dei dettagli. Successivamente si arricchisce di nuovi elementi decorativi come ornati di trecce, di fiori di loto, di palmette e di volute, intrecci di fiori, animali come cervi, capre e leoni, lepri, cinghiali. Timidamente si presentano i primi elementi narrativi con tematiche mitologiche, con un raffinato stile miniaturistico. Ne è un esempio la famosa Olpe Chigi, dell’omonimo pittore attivo fra il 650 e il 630 a.C. che all’elegante stile miniaturistico aggiunge un vivace spirito narrativo e dinamico reso anche grazie alla policromia.

Nell’ultima parte del VII secolo lo stile si definisce per la sua finezza decorativa e viene definito CORINZIO le forme ceramiche diffuse sono ormai i caratteristici alàbastra con animali,gli arỳballoi rotondi con guerrieri e leoni, le òlpai e le oinochòai trilobate con dipinti animali e rosette a macchia con petali incisi, di influenza assira, monotone e riempitive.

LO STILE PROTOATTICO è dominato dal gusto estetico monumentale, grandioso severo della pittura a vernice nera diffuso dalla produzione vascolare di Atene, opposto al gusto orientalizzante di Corinto. Le forme dei vasi si mantengono di grandi dimensioni, le anfore con corpo molto allungato tendono ad arrotondarsi in sagome ovoidali, come le hydrìai e i crateri che possono raggiungere il metro di altezza ed oltre. Accanto a questa monumentale produzione sono diffusi anche pissidi, coppe, oinochòai, che sono analogamente ai vasi di maggior dimensione, riccamente decorati. La decorazione diventa molto particolareggiata nei vasi di maggior dimensioni proprio per lo spazio a disposizione del pittore. Così nelle anfore e nelle hydrìai ritroviamo di solito un ampio fregio figurato in corrispondenza di tutta la parte più espansa del corpo del vaso, uno minore sul collo, come una metopa e un fregio secondario sulle spalle. Ne sono un esempio importante i vasi del cosiddetto Pittore di Analatos, che ai temi funerari aggiunge ornati floreali schematizzati in palmette , foglie curvilinee, viticci, cavalli, sfingi e leoni dalle criniere a ciocche semicircolari, facendo decadere lo stile lineare.

Accanto al mondo degli animali e della rappresentazione di rituali funebri e di guerra, ormai ha preso piede lo stile narrativo del mondo mitologico che articola le figure in forme corporee e monumentali, con rappresentazioni di duelli con raggruppamenti di figure a coppie affrontate da altrettante coppie con l’alternanza di colori nero e bianco.

L’abilità e la vivacità narrative raggiunte nello stile protoattico sono ben esplicate nella grandiosa anfora da Eleusi del cosiddetto pittore di Polifemo, dove l’episodio mitico dell’accecamento del gigate da parte di  Ulisse e i suoi compagni è reso con particolare drammaticità e vigore.

Nell’ultimo quarto del VII secolo a .C. la tecnica a figure nere corredata da incisioni per rendere con maggior precisione i particolari, diventa ancora più ricercata e le immagini, nonché la resa narrativa raggiungono davvero alti livelli descrittivi, fino a rappresentare un preciso linguaggio artistico protoattico che pone le basi per l’arte del secolo successivo. In questa fase le opere del pittore di Nesso ne sono un felice esempio.