LO STILE DEDALICO (680-610 a.C. circa)

Lo stile dedalico nasce nel VII secolo a.C. dal mitico architetto e scultore greco Dedalo a cui sono attribuite la creazione delle prime immagini vitali dell’uomo, la prima statuaria monumentale, con accenni di movimento che spezzano la rigidità della scultura antica finora conosciuta.

Le teste della piccola statuaria bronzea sono sempre triangolari ma iniziano ad essere con il cranio più schiacciato, la fronte bassa e occhi affioranti, volto appiattito e capelli a spioventi con acconciatura simile a quella egizia, con onde modellate in solchi paralleli orizzontali come una rigida parrucca. Inoltre generalmente la statuaria bronzea si caratterizza per la presenza di elmi, copricapi sacri e auriga, che mancano nella produzione marmorea.

La vera rivoluzione si presenta, nella statuaria in marmo che inizia ad assumere dimensioni sempre più elevate con figure, sempre più colossali, con l’intento di articolare la statua nello spazio, si cerca di rendere la tridimensionalità, una forma ideale messa a nudo letteralmente.

L’arte greca si distingue dalle precedenti forme artistiche perché pone al centro l’uomo, la sua figura, concepita come misura di tutte le cose, immagine concreta dell’ordine universale. In questo innalzamento dell’uomo alla sfera ideale  e divina i confini fra aspetto umano e divino si fanno sempre meno evidenti. Appaiono così figure maschili nude (kouros) e femminili vestite (kòre). Essi possono rappresentare o la divinità stessa oppure immagini ideali dell’umanità in una fiorente, intatta giovinezza fuori dal tempo. Da una rigidità iniziale, con braccia rigide lungo i fianchi e pugno chiuso, si assiste poi con il tempo al piegamento del braccio e gesta offerenti.

Sin dalle prime manifestazioni statuarie si notano una robustezza e un vigore accentuato nella produzione cretese e del Peloponneso e nel continente greco, tanto da far parlare di uno STILE DORICO con cui la figura è costruita a grossi blocchi con particolari grafici e incisioni, come la kòre di Nikandre.

Nella zona microasiatica e insulare invece si afferma un cosiddetto STILE IONICO con figure più eleganti, gli elementi sono raccordati con una visione più dolce, minor graficismo e c’è maggior senso di levigatezza, come la Hera di Samo di Cheramyes.

Verso il 610-530 a .C nelle statue e nei rilievi di stile dedalico si va verso lo STILE ARCAICO  iniziano a comparire particolari nuovi, le labbra si ingrossano e si sgranano gli occhi affioranti sotto la fronte piatta. Ma è sulla bocca dove si concentra il cambiamento in quanto lo scultore tende a voler dare una nuova curvatura, realizzando quello che viene definito dagli studiosi “sorriso arcaico” che  in un primo momento aveva fatto pensare ad un sorriso benevolo degli dei, ma si è poi capito che si tratta di un tentativo da parte dell’artista di creare un’organicità di struttura e la creazione di una terza dimensione e dello scorcio.

LO STILE ATTICO della statuaria arcaica sul finire del VII secolo a .C. si caratterizza soprattutto per i koùroi monumentali che raggiungono i tre metri di altezza nei koùroi del Sunio

) che esprimono un vigore poderoso anche nell’incisione dei muscoli addominali, pettorali  e nelle ginocchia, volte a voler rendere meglio il plasticismo scultoreo enfatizzato anche dai cirri dei capelli raccolti in un nodo posteriore, con una netta suddivisione in ciocche.

Emblematiche dello stile attico sono le statue dei mitici gemelli Kleobis e Biton

che si sacrificarono per la dea Era e la loro madre, sacerdotessa del santuario di Delfi scolpite dallo scultore Polymedes di Argo all’inizio del VI secolo a Delfi e ivi ritrovate, alte più di due metri, con chiome spioventi di gusto arcaico, volto appiattito e dettagli anatomici incisi sull’arcata epigrafica. La loro robustezza rientra nelle caratteristiche dello stile dorico differenziandosi ad esempio dal kouros di Melos che rientra nei canoni ionici di maggio eleganza, con una figura anatomica più slanciata e sottile

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