L’XI secolo è per Bari un’epoca particolarmente florida, tanto sotto il profilo economico quanto sul piano delle relazioni esterne legate alla sua vocazione di centro costiero.

Residenza del Catapano bizantino a partire dal 968, fu una delle città marinare più vivaci: i commerci con l’Egitto e la Siria, erano frequenti, il che permetteva ai mercanti della città di commerciare la grande produzione di olio, vino e cereali dell’entroterra, e di importare stoffe pregiate e altri manufatti, rendendola così una città moderna e cosmopolita.

Sullo sfondo non mancavano le tensioni provocate dalla frammentazione etnica e da quella religiosa: per quanto riguarda la prima, Bari era caratterizzata da una vasta presenza di minoranze etniche quali Ebrei, Slavi, Greci e Armeni.

Presenti anche le minoranze italiche di Veneziani, Amalfitani e Ravellesi.

Dal punto di vista religioso, le tensioni nascevano dal fatto di essere capitale bizantina pur avendo una popolazione a maggioranza latino-longobarda, quindi occidentale: l’autorità religiosa avrebbe dovuto essere il patriarca di Costantinopoli, ma a Bari c’era anche il clero latino con usanze ben diverse. Usanze e religiosità differenti e diffuse grazie anche alla presenza del monastero di San Benedetto, fondato nel 978.

Questa dimensione multiculturale conferì ai baresi una mentalità aperta senza dar loro però un’unità di fondo; era molto difficile trovare qualcuno che raccogliesse la fiducia di tutti nelle proprie mani.

Arriviamo fino agli anni Venti e alla restaurazione voluta dai Bizantini, che stava dando i suoi frutti: la cattedrale veniva ricostruita secondo le esigenze del ruolo di Bari, che si avviava a rimpiazzare anche giuridicamente il primato dell’antica sede arcivescovile di Canosa.

Ma nel 1071 l’entrata in città di Roberto il Guiscardo mise fine a questa dominazione orientale, sia a Bari sia in quasi tutta la Puglia; con essa venne meno buona parte

dei commerci che avevano garantito la ricchezza della città, che così perse l’egemonia politica e quella economica.

Ma Bari seppe comunque reagire.

A restituirle unità contribuì, appena qualche anno più tardi, un evento religioso destinato a segnarne profondamente la storia: una spedizione di quaranta marinai si impadronì delle sacre reliquie di San Nicola, allora conservate in una chiesa presso Myra, in Turchia.

photo by Mariantonietta Luongo

Con l’arrivo a Bari, in una calda domenica di Maggio, delle tre navi, la città si apre:

…(a San Giorgio) fecero scendere dalla nave una scialuppa e mandarono alcuni di loro come nunzi al clero e al popolo della città, affinché annunziassero la gioia e la gloria di un evento mirabile così nuovo e insperato.


Uomini e donne, gente di ogni età gioiva alla notizia come se questa grande cosa fosse un fatto personale, e si sentivano elevare lodi da voci sconosciute, altri versavano lacrime di gioia…Tanta era la devozione che San Nicola suscitava nelle popolazioni.

In quel momento si crea un legame indissolubile, il più forte, per tutta la cittadinanza Barese, che si tramanda a tutt’oggi.

Nicola è di Bari e Bari appartiene a Nicola”. Ed è la Basilica l’immagine di questo legame.

Fu l’abate Elia, abate del monastero benedettino presente in città, che godeva della piena fiducia dei cittadini, a prendere le reliquie in consegna e a conservarle nello stesso monastero fino a quando non sarebbe stata costruita una nuova chiesa che le potesse contenere e, nella quale, tutti potessero rendere omaggio al Santo.

E quando già si pregustava l’accoglienza del corpo del Santo, i marinai inviarono una delegazione ai cittadini, dicendo che a Myra avevano fatto un solenne voto: se il beato Nicola, Dio permettendo, avesse loro lasciato asportare il suo corpo, avrebbero edificato un tempio..fuori della città, nel luogo dove il Catepano, aveva il suo palazzo.

In quell’epoca il culto dei santi e le loro reliquie era molto avvertito e episodi come quello di Bari erano molto frequenti: era moda del tempo quella di reperire le reliquie di santi prestigiosi e titolare loro templi che suscitassero stupore e meraviglia, veicolando orgoglio e lustro civico.

Tornando a Bari, dopo quasi due mesi e duri scontri tra i marinai e l’arcivescovo Ursone – che voleva le reliquie nella già presente Cattedrale -, si decise definitivamente che fosse al posto del Catapano il luogo per la nuova Chiesa ed Elia in brevissimo tempo ottenne concessione dal duca Ruggero Borsa, figlio di Guiscardo, con la mediazione – rassegnata – di Ursone, dell’area della Curte domnica.

A dirigere i lavori sarà lo stesso Elia, che guidò il progetto spinto dall’entusiasmo popolare. Portava con sé le conoscenze apprese nelle grandi abbazie di Francia e Normandia, con la volontà di tradurle in un edificio che riassumesse molteplici funzioni e significati: chiesa di pellegrinaggio, che avrebbe fatto di Bari una tappa obbligata per i devoti diretti ai grandi santuari della cristianità; chiesa madre delle masse popolari baresi, destinata a contrapporsi, da subito e sin da quei tempi, alla Cattedrale dedicata a San Sabino e punto di riferimento e richiamo per chi giungeva dal mare e doveva essere accolto dalla sagoma altissima e delle torri che, ancor oggi, incorniciano la potente massa della facciata absidale e del lato nord.

 

photo by Mariantonietta Luongo

 

photo by Mariantonietta Luongo

photo by Mariantonietta Luongo

Questo è il progetto nella vivace mente di Elia che, nel 1089 accoglierà papa Urbano II, arrivato a Bari in pompa magna:egli nominerà lo stessoElia arcivescovo di Bari e consacrerà l’altare della cripta, riponendo lì le reliquie.

Appena dieci anni dopo, sempre nella cripta, lo stesso Urbano radunò un grande sìnodo di centottanta vescovi provenienti dalle chiese contendenti, latina e greca: era un’urgenza per lui eliminare il dissidio tra i due culti, che poteva turbare la grande impresa delle Crociate, di cui egli era stato acceso sostenitore.

Nel 1105 Elia purtroppo muore e la costruzione continua con il suo successore Eustazio, anch’egli benedettino, già abate di Ognissanti di Cuti di Valenzano: si concentrerà maggiormente sull’arredo, interno ed esterno, come attesta l’iscrizione sui gradini dell’altare maggiore.

photo by Mariantonietta Luongo

Si suppone che all’inizio del suo mandato oltre alla cripta fossero già state completate le pareti delle facciate laterali, i colonnati e i pilastri, le arcate profonde che fungevano da supporto per i matronei e parte della facciata inferiore e il porticato: anche le torri erano state impostate sin dall’inizio al livello della cripta e del piano terreno.

Arrivato sin qui, Eustazio passò a decorare la chiesa ormai per lo più impostata:

  1. la pavimentazione a mosaico del presbiterio;
  2. gradini del presbiterio arricchiti con piastrelle decorate di ispirazione bizantina alternati a lettere;
  3. sculture dei cinque portali

Purtroppo i lavori si interruppero per parecchi anni a causa della distruzione di Bari nel 1156 da parte di Guglielmo I e la conseguente cacciata e dispersione degli abitanti per oltre dieci anni.

In questa grande sommossa popolare, la sorte peggiore la patisce la Cattedrale, che viene completamente distrutta, al contrario della Basilica che rimane perfettamente in piedi.

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